Disordini della deglutizione

I disordini della deglutizione si verificano quando è compromessa la funzionalità dell'apparato deglutitorio.
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I disturbi della deglutizione sono alterazioni della corretta funzionalità dell’apparato deglutotorio, che coinvolge bocca, esofago, stomaco e cervello.

La deglutizione è un atto fisiologico svolto da muscoli volontari e involontari. In media, un adulto sano deglutisce circa 1000 volte nell’arco delle 24 ore e la frequenza delle deglutizioni si riduce solo durante il sonno. Generalmente durante l’assunzione di cibo questo gesto è svolto in maniera meccanica; tuttavia, in alcuni casi il meccanismo della deglutizione non funziona adeguatamente. Questo espone al rischio di complicanze respiratorie, denutrizione e deterioramento della qualità di vita. Nella maggior parte dei casi, la malnutrizione causata da disfunzioni dell’apparato deglutitorio è un rilevante problema di salute pubblica che spesso passa inosservato.

La deglutizione è un meccanismo automatico piuttosto complesso, costituito da un’ordinata sequenza di eventi che assicurano il trasferimento di cibo dalla bocca all’esofago; ciò è possibile grazie all’azione combinata di 22 muscoli coordinati da nervi cranici e spinali e modulati dal centro della deglutizione situato nel tronco cerebrale.

Sono tre le fasi della deglutizione:

  1. Orale
  2. Faringea
  3. Esofagea

Nella fase orale, l’unica volontaria della deglutizione, il cibo entra in bocca e viene masticato e imbibito di saliva. Questo processo porta alla formazione del bolo che deve avere dimensioni e consistenza appropriate per poter essere deglutito, infine la lingua spinge il bolo nella faringe.

Successivamente avvengono le due fasi involontarie.

Nella fase faringea, il palato molle si alza e chiude la rinofaringe per impedire il passaggio del bolo nella trachea grazie anche all’epiglottide che si abbassa. Contemporaneamente, faringe e osso ioide si portano in avanti.

Nell’ultima fase esofagea, lo sfintere superiore dell’esofago si apre, il bolo passa nell’esofago, il quale, attraverso i movimenti di peristalsi spinge il bolo verso lo stomaco. Lo sfintere inferiore si apre permettendo il passaggio del bolo all’interno dello stomaco.

I disordini della deglutizione possono comparire a causa di disordini neurologici, che alterano la coordinazione dei movimenti involontari portando alla difficoltà di esecuzione di questo meccanismo. In alternativa, si possono verificare problematiche a livello esofageo, l’organo principalmente coinvolto nella deglutizione. L’esofago è un viscere a forma di tubo, lungo circa 25 cm, rivestito da una tonaca mucosa all’interno e due strati muscolari all’esterno, che decorre nella profondità del torace in uno spazio compreso tra il cuore, i polmoni e la colonna vertebrale. È un organo in perenne stato di attività; anche lontano dai pasti e durante il periodo notturno l’esofago lavora trasportando allo stomaco la saliva che viene prodotta continuamente in bocca dalle ghiandole salivari. È in grado di attuare contrazioni peristaltiche e alle sue estremità è dotato di “valvole” (sfintere esofageo superiore e inferiore), coordinate con gli atti deglutitori, che si rilasciano consentendo il transito della saliva e del cibo per poi richiudersi e impedire così il ritorno del bolo alimentare e il reflusso gastroesofageo di succhi gastrici.

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