Happy hour o aperitivo: aspetti nutrizionali

L’happy hour o aperitivo è un’abitudine diffusa in cui viene consumata una bevanda, alcolica o analcolica, spesso accompagnata da stuzzichini. Nonostante l’occasione di convivialità, è utile fare scelte consapevoli così da limitare gli effetti dannosi dell’alcol e favorire uno stile di vita sano.
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Oggi, in Italia, happy hour e aperitivo vengono spesso usati in modo interscambiabile per indicare un momento conviviale del tardo pomeriggio, durante il quale viene consumata una bevanda, alcolica o analcolica, frequentemente accompagnata da stuzzichini come patatine, olive e arachidi. In realtà, si tratta di due espressioni con origini e significati diversi, che nel tempo sono finite per sovrapporsi nell’uso comune.

L’happy hour, letteralmente tradotto con “ora felice”, nasce nei Paesi anglosassoni e definisce la fascia oraria promozionale, solitamente nel tardo pomeriggio (dalle 18:00 alle 20:00), in cui alcuni bar e locali propongono drink alcolici ad un prezzo ridotto.

Invece, la parola aperitivo deriva dall’aggettivo latino aperitivus (dal verbo aperire, ossia “aprire”) e fa riferimento all’azione di preparare il corpo a ricevere il cibo. Per estensione, l’aperitivo indica una bevanda alcolica in grado di stimolare l’appetito.

Più recente è il termine apericena, un neologismo nato dalla fusione delle parole aperitivo e cena. A differenza dell’aperitivo, l’apericena è caratterizzata da un’offerta di cibi più sostanziosa, tale da poter sostituire la cena.

Happy hour o aperitivo: bevande alcoliche

Tradizionalmente, l’aperitivo è a base di vini invecchiati, vermut, amari e bitter, ma oggigiorno può essere servita una grande varietà di bevande alcoliche e analcoliche, secondo il gusto personale.

Tra questi, il cocktail è, per definizione, una combinazione di due o più ingredienti, che generalmente comprendono vermut, vini da dessert, champagne o succhi di frutta, miscelati con liquori forti, dolci oppure secchi (whisky, gin, cognac, vodka, ecc.), talora con l’aggiunta di aromi o liquori amari.

L’etimologia della parola cocktail è incerta e potrebbe derivare dall’inglese cocktail, ovvero “coda di gallo”, a indicare una bevanda variopinta, ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento, che si beveva nelle campagne inglesi; oppure, potrebbe avere origine dall’angloamericano cocktailed (horse), cioè “cavallo con la coda [tagliata e che si raddrizza come quella] di gallo”, espressione originariamente usata per indicare un animale meticcio e, per estensione, una miscela di elementi.

Tra i principali cocktail da aperitivo ci sono lo Spritz, il Campari spritz, l’Hugo Spritz, il Negroni, il Negroni Sbagliato, il Bellini, il Moscow Mule, l’Americano e l’Hugo. Ciascun cocktail presenta una propria ricetta certificata e raccolta dall’International Bartender Association, organo di riferimento globale in materia.

Considerando la presenza di alcol, le bevande da aperitivo possono essere classificate in base alla gradazione alcolica, detta anche titolo alcolometrico, che è la misura del contenuto di etanolo.

La gradazione alcolica dei cocktail varia sensibilmente: si passa da quella relativamente bassa di Spritz e Bellini (circa 8-11% vol.), a quella intermedia dell’Americano (circa 12-16% vol.), fino a quella elevata del Negroni (circa 24-30% vol.). Analogamente, i vini possono essere classificati in base al contenuto alcolico: leggeri (6-12% vol.), di media struttura (12-15% vol.) e molto alcolici o liquorosi (oltre il 15% vol.).

Alcol e salute

Sebbene il consumo di bevande alcoliche sia associato a situazioni di convivialità e divertimento, è bene conoscere gli effetti dell’alcol sulla salute.

In merito all’alcol, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che “non è possibile stabilire una quantità sicura di consumo di alcol in relazione al cancro e alla salute” (The Lancet Public Health, 2023).

Di fatti, nel 1987 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’alcol come cancerogeno del Gruppo 1 (sostanza che causa il cancro), sulla base delle numerose evidenze scientifiche del suo ruolo nell’insorgenza di tumori del cavo orale, della faringe, della laringe, dell’esofago e del fegato. In aggiunta, altri studi dimostrano che tale molecola aumenta il rischio di altri tipi di cancro, come quello del seno, del colon-retto, del pancreas, della prostata, dello stomaco e il melanoma.

In generale, l’alcol è una sostanza tossica che viene metabolizzata principalmente dal fegato, il quale lo rimuove dal sangue con una velocità che, pur variando tra individui, corrisponde mediamente a circa mezzo bicchiere di riferimento della bevanda alcolica all’ora. Ad esempio, ipotizzando il consumo di un aperitivo costituito da un calice di vino (120 ml) alle ore 19:00, si può stimare che entro le ore 20:00 l’organismo abbia smaltito circa 60 ml di vino, equivalenti a circa 6 grammi di alcol.

Contestualmente al processo di metabolizzazione, l’alcol provoca effetti tossici a livello di diversi organi e tessuti che possono condurre a patologie che riguardando principalmente il fegato, l’apparato cardiovascolare e quello riproduttivo. Inoltre, esercita un’azione di depressione del sistema nervoso centrale con conseguente rilassamento e disinibizione. Il consumo cronico di alcol può comportare dipendenza fisica e psicologica.

Attualmente, un fenomeno diffuso nei giovani è il così detto “binge drinking”, cioè il bere una quantità eccessiva di bevande alcoliche (≥ 60 grammi di alcol) in una singola occasione. Tale comportamento può provocare un’intossicazione severa e possibili incidenti, atti di violenza, svenimento, coma e arresto respiratorio.

A tal proposito, evidenze suggeriscono che le bevande alcoliche aromatizzate e zuccherate – come possono essere i cocktail alcolici – inducono un’assunzione maggiore di alcol. Infatti, lo zucchero contenuto (principalmente sotto forma di glucosio) le rende più palatabili, attraversa rapidamente la barriera emato-encefalica e potenzia gli effetti neurochimici dell’alcol.

Posto che il rischio legato all’alcol esiste a qualsiasi livello di consumo e incrementa progressivamente con l’aumento della quantità assunta, può essere considerato a basso rischio un volume di alcol di massimo 20-40 grammi per l’uomo adulto e 10-20 grammi per la donna adulta, da consumare durante il pasto. Tali quantità vanno ridotte negli anziani e nei giovani, per i quali è vietata la somministrazione al di sotto dei 16 anni.

L’unità alcolica di riferimento (contente circa 12 grammi di alcol) dipende dalla bevanda alcolica:

  • Birra: 330 cc
  • Vino: 125 cc
  • Champagne/spumante: 100 cc
  • Vini liquorosi-aperitivi: 80 cc
  • Digestivi/superalcolici: 40 cc

Happy hour o aperitivo: alternative sane

Qualora gradito, il momento dell’aperitivo può essere incluso all’interno di una dieta bilanciata e di uno stile di vita sano. A tal proposito, è possibile adottare alcune strategie e scelte consapevoli.

Se non si vuole rinunciare del tutto alle bevande alcoliche, il suggerimento migliore è di limitarne il consumo a situazioni occasionali, in cui è molto importante tenere presente di non superare la quantità soglia correlata ad un basso rischio e di non bere mai a stomaco vuoto. A riguardo, numerosi studi scientifici evidenziano che la presenza di cibo nello stomaco provoca un rallentamento dello svuotamento gastrico nell’intestino tenue, dove l’alcol viene velocemente assorbito, così riducendo il picco di concentrazione alcolica nel sangue.

Tuttavia, è anche possibile optare per bevande analcoliche.

I cocktail analcolici dolci, come il Virgin Mojito e la Virgin Piña Colada, possono essere considerati delle alternative ma da consumare con moderazione per l’elevato contenuto di zucchero.

Invece, cocktail analcolici salati o senza zuccheri aggiunti quale il Virgin Mary – a base di succo di pomodoro, succo di limone, salsa Worcestershire, tabasco e un pizzico di sale e pepe – rappresentano un’opzione sana.

Infine, altre idee possono essere la spremuta o il frullato di frutta fresca, oppure il centrifugato di frutta e verdura.

Per quanto riguarda gli aspetti alimentari, è preferibile scegliere stuzzichini semplici e salutari, come pinzimoni di verdure crude, olive, bruschette con pomodori, hummus di ceci e frittatine. Al contrario, è opportuno limitare il consumo di proposte come patatine, cibi fritti, prodotti da forno (quali focacce e pizze) e salumi, poiché sono ricchi di grassi saturi e ad alta densità calorica. In generale, è consigliabile variare le scelte alimentari, in modo tale da includere sia gli alimenti salutari sia quelli più sfiziosi, ricordando che questi ultimi dovrebbero essere riservati ad un consumo occasionale.

Terapia Alimentare Dietosystem

La Terapia Alimentare Dietosystem è un software professionale per la nutrizione clinica che permette, attraverso il Food Intake, di analizzare le abitudini alimentari e di calcolare rapidamente gli apporti nutrizionali del paziente. In questo modo, è possibile conoscere se consuma aperitivi o apericena, con quale frequenza e quali bevande preferisce. È disponibile anche il computo dell’alcol.

Il software offre, inoltre, la possibilità di elaborare piani alimentari personalizzati sia per quanto riguarda il formato menu sia nei fabbisogni di nutrienti.

 

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Bibliografia:

Treccani, Happy hour

Treccani, Aperitivo

Treccani, È corretto dire “aperitivo cenato”?

Treccani, Cocktail

MySpirits, I migliori cocktail da aperitivo

Academia.tv, Cosa bevo all’aperitivo: 10 drink alcolici e non

Clickwine, I 10 Cocktail da Aperitivo più Iconici e Trendy

Iba-world

Quattrocalici, Alcolicità del vino

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ISS -Epicentro, Alcol: sai cosa bevi? Più sai, meno rischi!

 ISS -Epicentro, TABELLA PER LA STIMA DELLE QUANTITÀ DI BEVANDE ALCOLICHE CHE DETERMINANO IL SUPERAMENTO DEL TASSO ALCOLEMICO LEGALE PER LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA, PARI A 0,5 GRAMMI PER LITRO

Paton, Alex. (2005). ABC of alcohol: Alcohol in the body. BMJ (Clinical research ed.). 330. 85-7. 10.1136/bmj.330.7482.85.

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