Vegani meno infiammati?

Associazione tra dieta vegan e markers infiammatori
Fabbisogni in caso di sovrappeso e obesità nell'adulto

L’alimentazione vegetariana o vegana potrebbe influenzare i processi infiammatori, riducendo così il rischio di malattie croniche.
Prove recenti hanno suggerito che i profili dei biomarcatori infiammatori possono essere modulati da diete a base vegetale, mostrando un’attenuazione dei marker di infiammazione come ad esempio CRP o molecola di adesione intercellulare solubile 1 (sICAM-1). Allo stesso modo, le meta-analisi hanno notato che i modelli vegetariani erano associati a concentrazioni di CRP ridotte.

Lo studio

Uno studio tedesco in 36 vegani e 36 onnivori (18 uomini e 18 donne ciascuno) di età compresa tra 30 e 60 anni non ha rilevato nessuna differenza significativa in nessuno dei biomarcatori infiammatori studiati (proteina C-reattiva ad alta sensibilità -hsCRP, interleuchina-18 (IL-18), antagonista del recettore dell’interleuchina-1 (IL-1 RA), molecola di adesione intercellulare-1 (ICAM -1), adiponectina, omentina-1 e resistina). Tuttavia, la durata di una dieta vegana è stata positivamente correlata con la resistina, IL-18 e IL-1 RA. Inoltre, l’IMC e la circonferenza della vita si sono confermati come fattori importanti che influenzano lo stato infiammatorio.

I vegani “di lunga data” (> 4,8 anni) avevano maggiori probabilità di avere un livello di hsCRP più basso rispetto ai vegani che aderiscono a una dieta vegana ≤ 4,8 anni.

Alte concentrazioni di resistina e IL-18 si associano a resistenza all’insulina e promuovono i processi infiammatori, svolgendo così un ruolo centrale in varie malattie metaboliche, infiammatorie e autoimmuni. Sorprendentemente, in questo studio, concentrazioni di resistina e IL-18 aumentate erano altamente correlate con la durata di una dieta vegana e, in qualche modo, anche IL-1 RA!

Abitudini alimentari e infiammazione

Una serie di nutrienti e componenti bioattivi non nutritivi delle abitudini alimentari possono influenzare il profilo infiammatorio. In questo contesto, il tipo e la quantità di grassi nella dieta possono essere responsabili di cambiamenti nei biomarcatori infiammatori. Le popolazioni vegetariane in genere consumano una percentuale maggiore di acidi grassi insaturi rispetto ai non vegetariani: in questo studio i livelli plasmatici di acidi grassi saturi nei vegani erano in effetti più bassi rispetto agli onnivori, mentre il livello di SFA era correlato positivamente alla resistina.

Come previsto, i livelli di PUFA erano più alti nei vegani rispetto agli onnivori e le corrispondenti concentrazioni di PUFA nel plasma più elevate erano inversamente correlate alla concentrazione di hsCRP.

A livello dei composti bioattivi presenti nella frutta e nella verdura, principalmente i carotenoidi e i flavonoidi sembrano modulare i processi infiammatori e immunologici. Tuttavia, il presente studio non ha rilevato alcuna correlazione tra consumo di frutta e verdura e biomarcatori infiammatori.

L’IMC e la circonferenza della vita erano correlati a quasi tutti i biomarcatori infiammatori studiati, anche se le persone obese sono state escluse dallo studio (criteri di esclusione BMI ≥ 30 kg / m2 ).

Significato clinico

Questi risultati supportano il concetto che un IMC più elevato e un aumento della circonferenza della vita (anche di poco) sono importanti fattori che influenzano i profili infiammatori compromessi, anche in partecipanti non obesi.


mar 18 febbraio 2020
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