Vitamina D e salute intestinale

Oltre il metabolismo osseo
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Tradizionalmente nota per il suo ruolo nella salute scheletrica, la vitamina D emerge sempre più come un importante modulatore della funzione immunitaria e dell’integrità della barriera epiteliale gastrointestinale. Le due forme di vitamina D, l’ergocalciferolo (D2) e il colecalciferolo (D3), si assumono con la dieta o si sintetizzano nella pelle tramite l’esposizione ai raggi ultravioletti B.

La vitamina D viene attivata da enzimi presenti principalmente nei tessuti epatici e renali, per esercitare i suoi effetti a valle attraverso il recettore nucleare della vitamina D (VDR). Il VDR è espresso in quasi tutti i tessuti, consentendo alla vitamina D attivata di svolgere funzioni pleiotropiche, effetti che vanno oltre la regolazione del metabolismo calcio-fosforo.

Le evidenze

Le evidenze scientifiche indicano un’associazione tra carenza di vitamina D e diverse patologie gastrointestinali, tra cui esofagite eosinofila, infezione da Helicobacter pylori, neoplasie gastriche, malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), insufficienza intestinale e sindrome dell’intestino irritabile. Tuttavia, il rapporto causale tra livelli sierici di vitamina D, attivazione del VDR e andamento della malattia rimane ancora da chiarire.

Un’area di crescente interesse riguarda la variabilità individuale nella risposta alla vitamina D, influenzata da fattori genetici come i polimorfismi del VDR e dai meccanismi di attivazione locale a livello della mucosa intestinale. Questo apre la strada a strategie terapeutiche più personalizzate, basate sul profilo genetico del paziente, sul tipo di patologia e sulle modalità di somministrazione della vitamina.

L’interesse si estende inoltre all’asse intestino-polmone, dove la vitamina D potrebbe avere un ruolo nella modulazione di patologie respiratorie quali asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva e infezioni come la tubercolosi.

Significato clinico

La vitamina D non è soltanto un regolatore della salute ossea, ma un mediatore immuno-epiteliale con potenziali implicazioni nella prevenzione e nella gestione delle malattie gastrointestinali. Sono tuttavia necessari studi clinici longitudinali per definire quali pazienti possano beneficiare maggiormente di strategie di integrazione personalizzate.

Bibliografia : Samuel G Sonsalla, Jennifer Armbruster-Lee, Amali E Samarasinghe

mar 16 giugno 2026
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