Microbiota e anoressia

Il digiuno e l’asse intestino-cervello
intestino e psoas

Il microbioma intestinale è alterato in malattie infiammatorie come l’artrite, la malattia infiammatoria intestinale, l’obesità e il diabete, oltre che in malattie psichiatriche come ansia e depressione.

I meccanismi alla base dell’interazione tra il microbioma intestinale e il cervello includono l’alterato assorbimento di energia dal cibo, i cambiamenti ormonali, l’aumento della permeabilità intestinale, l’infiammazione, la risposta immunitaria e un’influenza diretta sul cervello e sul comportamento.

L’anoressia nervosa (AN) è la terza malattia più comune nell’adolescenza e pesa notevolmente su pazienti e operatori sanitari.

Diventa spesso cronica e ha la più alta mortalità di tutte le malattie psichiatriche.

Poiché l’AN è caratterizzata da restrizioni nutrizionali, perdita di peso e gravi sintomi comportamentali, tra cui fobia del peso, ansia e depressione, accompagnata da alterazioni endocrine, aumento dell’infiammazione e risposta immunitaria alterata, è fondamentale esplorare il ruolo che il microbioma intestinale riveste in questi esiti.

La revisione

Una review recentissima ci presenta una panoramica dei potenziali meccanismi di interazione tra il microbioma intestinale, l’ospite e in particolare il cervello nella AN.

L’AN è uno dei disturbi più “esemplari” per lo studio delle interazioni gut-brain perché non esiste nessun’altra malattia mentale in cui la nutrizione e i suoi cambiamenti, che sono fattori importanti che influenzano la crescita microbica nell’intestino, svolgono un ruolo così cruciale.

Sulla base della classificazione DSM-5, si distinguono due sottotipi di AN, restrittivo e binge / purging.

Mentre il sottotipo restrittivo è caratterizzato da digiuno e spesso, ma non sempre, iperattività fisica, i pazienti classificati come sottotipo abbuffata / eliminazione possono impegnarsi in binging e purging (ad es. abuso di lassativi o vomito autoindotto), solo binging (con periodi intermittenti di digiuno o esercizio eccessivo) o solo eliminazione. Questi sottotipi di disturbi alimentari hanno differenze significative nel microbioma.

In sintesi, le interazioni del microbioma intestinale con il cervello e il comportamento, nel tratto intestinale e con l’immunologia in pazienti con AN.

Cervello e comportamento: i microbi interagiscono col cervello (asse intestino-cervello), i microbi influenzano la neogenesi cellulare, l’apprendimento, l’ansietà, l’umore; la diversità microbica è ridotta in AN ed è legata alla depressione e ai disturbi alimentari.

Tratto intestinale: i microbi degradano i nutrienti e regolano la permeabilità intestinale; nella AN si ha aumento della produzione di acidi grassi a catena ramificata, nel modello animale di AN c’è aumento della permeabilità intestinale.

Immunologia: gli antigeni batterici attraversano la barriera intestinale; nella AN c’è un’infiammazione di basso grado; nella AN ci sono anticorpi contro gli ormoni della fame/sazietà.

Microbioma: riduzione della diversità microbica; alterazione delle strutture di comunità batteriche; più specie fermentanti le proteine e meno produttori di butirrato (probabilmente si nutrono di mucina aggravando la permeabilità intestinale/infiammazione).

Ogni individuo umano ha quasi 500 su circa 1.000 diverse specie microbiche intestinali, producendo una composizione altamente personale. Si ritiene che molte funzioni digestive siano state “delegate” al microbioma intestinale nel corso dell’evoluzione. In questa relazione simbiotica, alcuni microbi intestinali abbattono il cibo per fornire all’ospite vitamine essenziali, acidi grassi e altri nutrienti che l’ospite non sarebbe altrimenti in grado di assimilare. Tuttavia, il ruolo del microbioma intestinale si estende ben oltre la digestione: la comunità dei microbi è in continuo scambio con le cellule della parete intestinale e oltre, informando il nostro sistema immunitario e influenzando la permeabilità intestinale, gli ormoni e l’infiammazione.

I meccanismi coinvolti nell’asse dell’intestino-cervello che influenzano direttamente il cervello e il comportamento non sono ben compresi, ma sembrano includere segnali diretti del nervo vagale, migrazione delle cellule immunitarie al cervello, anticorpi, citochine e ormoni.

Ruoli causali delle alterazioni dei microbiomi sono stati riscontrati nel disturbo d’ansia, nella depressione e nelle reazioni allo stress, tutti sintomi importanti o comorbidità di AN.

Nei pazienti con AN, è necessario analizzare criticamente le attuali pratiche di refeeding. Poiché la nutrizione è un fattore determinante del microbioma intestinale, dobbiamo mettere in discussione la fornitura di cibo ospedaliero standard ai pazienti senza considerare le loro diete precedenti.

Il rapido passaggio dalle quantità generalmente basse di una dieta ricca di fibre e povera di grassi prima dell’ammissione a una dieta ad alto contenuto calorico, una dieta ricca di grassi e carboidrati, influenzerà la composizione del loro microbioma intestinale.

Il passaggio da una dieta non animale a una dieta animale può avere un impatto tremendo sul microbioma!

Tuttavia, i pazienti abituati a una dieta vegana o vegetariana e che richiedono integratori orali o alimentazione naso gastrica, in genere ricevono prodotti a base di latte vaccino, con conseguenze non chiare sul loro microbioma. La maggior parte dei medici, inoltre, non sa che il 25% di tutti i farmaci (non solo gli antibiotici) ha un impatto sul microbioma intestinale. Pertanto, la ricerca sulla terapia di refeeding per AN è urgentemente richiesta per prevenire il danno iatrogeno a questi pazienti.

Significato clinico

Le future integrazioni alla terapia tradizionale AN che mirano a influenzare positivamente il microbioma intestinale potrebbero includere interventi nutrizionali, integratori alimentari, probiotici e prebiotici (fibre alimentari che favoriscono la crescita di alcuni batteri). Gli obiettivi potrebbero essere di aumentare la quantità di energia raccolta dalla stessa quantità di cibo e di diminuire la permeabilità intestinale, l’infiammazione e la formazione di anticorpi, con la potenziale conseguenza di ridurre i sintomi depressivi e ansiosi.

La ricerca preclinica ha dimostrato risultati promettenti e in un recente studio i controlli sani hanno dimostrato un miglioramento dell’umore e della funzione cognitiva.

 

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