Ormoni sessuali, attori nelle dinamiche corporee e nel rischio cardiovascolare

Le concentrazioni di ormoni sessuali presentano una forte associazione con specifici parametri antropometrici le dinamiche corporee relative all’obesità centrale.

Le concentrazioni di ormoni sessuali presentano una forte associazione con specifici parametri antropometrici le dinamiche corporee relative all’obesità centrale. L’evidenza giunge da un recente studio condotto dai ricercatori americani della Johns Hopkins University School of Medicine e presentato sulla rivista International Journal of Obesity.

L’associazione più marcata tra gli ormoni e caratteristiche corporee è rivelata dal rapporto vita fianchi, un utile parametro antropometrico che può servire da indicatore del rischio metabolico. L’eccesso di grasso depositato nell’addome, la cosiddetta obesità addominale o viscerale, costituisce infatti uno dei principali fattori di rischio per numerose disfunzioni metaboliche potenzialmente implicate nello sviluppo dell’aterosclerosi.

Lo studio ha investigato, in forma longitudinale, la relazione tra i principali ormoni sessuali – estradiolo (E2), testosterone (T), globuline leganti gli ormoni sessuali (SHBG) e deidroepindosterone (DHEA) e i valori del rapporto vita-fianchi in un campione eterogeneo multietnico composto da individui di età compresa tra 45-48 anni non sottoposti a terapia ormonale. Le misurazioni venivano effettuate dopo 578 e, nuovamente, dopo 1135 giorni.

L’analisi statistica corretta per età, etnia e fattori rischio cardiovascolare, ha rivelato una forte correlazione tra i livelli dei differenti ormoni e le variazioni della situazione corporea nel tempo. I T erano negativamente associati al valore iniziale del rapporto vita-fianchi negli uomini, E2 lo era in entrambi i sessi mentre SHBG era negativamente associata con il parametro antropometrico. Nelle successive analisi, corrette per il tempo trascorso e il valore iniziale, T si dimostrava negativamente associato con il parametro negli uomini durante il follow-up, mentre in entrambi i sessi E2 era positivamente associato e SHBG correlava negativamente. Infine, l’associazione longitudinale di E2, ma non quella di T, risultava indipendente dai valori di SHBG.

A detta dei ricercatori, sarebbe estremamente interessante valutare se la manipolazione farmacologica degli ormoni sessuali sia in grado di determinare variazioni positive delle dinamiche corporee e  dunque del rischio cardio-metabolico.

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Fonti :

mer 30 gennaio 2013
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