MUFA e artrite reumatoide


Un nuovo studio trasversale suggerisce che alterazioni del metabolismo endogeno degli acidi grassi monoinsaturi (MUFA) possano essere strettamente associate all’artrite reumatoide (AR), all’adiposità e all’attività della malattia, indipendentemente dall’apporto alimentare.
L’AR è una patologia autoimmune cronica caratterizzata da infiammazione sistemica e profonde modificazioni metaboliche. Sebbene il ruolo degli acidi grassi polinsaturi sia stato ampiamente investigato, le evidenze sui MUFA e sulla loro sintesi endogena rimangono limitate.
Lo studio
Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno analizzato 52 pazienti con AR e 30 controlli sani appaiati, reclutati tra il 2017 e il 2022. Sono stati valutati attività di malattia mediante DAS28-CRP, composizione corporea, parametri metabolici e assunzione dietetica attraverso un diario alimentare di quattro giorni. Il profilo degli acidi grassi plasmatici è stato determinato mediante gascromatografia, mentre l’attività della stearoil-CoA desaturasi-1 (SCD-1), enzima chiave nella sintesi dei MUFA, è stata stimata tramite un indice specifico.
Rispetto ai controlli, i soggetti con AR presentavano una ridotta sensibilità insulinica, livelli più elevati di trigliceridi e una minore attività fisica. Sul piano lipidico, sono emersi livelli significativamente più elevati di acido oleico, acido palmitoleico e indice SCD-1, mentre risultavano ridotti gli acidi grassi polinsaturi omega-6 linoleico e arachidonico. Non sono state invece osservate differenze significative nei livelli di acidi grassi saturi o omega-3.
Dopo aggiustamento per età, sesso e fattori dietetici, l’acido oleico è risultato significativamente associato sia alla presenza di AR sia al rapporto vita-fianchi, indicatore di adiposità centrale.
All’interno della coorte di pazienti con AR, concentrazioni più elevate di acido oleico e acido gondoico sono risultate associate a valori più alti di DAS28-CRP, suggerendo una relazione tra metabolismo dei MUFA e attività infiammatoria. L’acido palmitoleico, pur essendo più elevato nelle donne rispetto agli uomini, non ha mostrato un’associazione significativa con l’attività di malattia.
Significato clinico
I risultati rafforzano l’ipotesi che il metabolismo lipidico endogeno, e in particolare la sintesi dei MUFA mediata da SCD-1, possa contribuire ai processi infiammatori e alle alterazioni metaboliche osservate nell’AR. Per medici e nutrizionisti, questi dati evidenziano l’importanza di considerare non solo l’apporto alimentare di grassi, ma anche i meccanismi metabolici che regolano la produzione endogena degli acidi grassi.
Ulteriori studi prospettici saranno necessari per chiarire se i MUFA plasmatici possano rappresentare biomarcatori di attività di malattia o potenziali target terapeutici nelle strategie di gestione integrata dell’artrite reumatoide.

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