Lotta ai carboidrati e uso dei dolcificanti

“Lotta ai carboidrati”
Negli ultimi anni i carboidrati sono diventati uno dei principali bersagli delle strategie per perdere peso e migliorare la salute. Pane, pasta, riso e patate vengono spesso considerati alimenti da limitare, se non da eliminare, mentre gli zuccheri sono indicati come una delle cause principali dell’aumento di peso e delle alterazioni metaboliche. Parallelamente, si è osservato un incremento nell’utilizzo di prodotti commerciali pubblicizzati come “senza zuccheri aggiunti”, “zero” e dolcificanti artificiali a basso contenuto calorico, presentati nel complesso come alternative più salutari.
La lotta indiscriminata ai carboidrati trasforma la dieta in una costante restrizione, limitando le scelte alimentari. Allo stesso modo, il consumo quotidiano di prodotti alternativi o l’utilizzo dei dolcificanti potrebbe trasmettere al paziente l’errata concezione che sia sufficiente cambiare una singola abitudine per avere benefici sul lungo termine o abusarne in quanto ritenuto privo di calorie.
Le diete a basso contenuto di carboidrati
Negli ultimi anni, le diete a basso contenuto di carboidrati (low-carb) hanno effettivamente acquisito crescente interesse nell’ambito della nutrizione e della prevenzione di alcune patologie.
In origine, le diete ipoglucidiche venivano impiegate soprattutto come approccio terapeutico per il trattamento dell’epilessia, in particolare nelle forme resistenti ai farmaci. Oggi sono oggetto di numerosi studi per il loro possibile utilizzo nella gestione di altre condizioni cliniche, tra cui diabete, obesità, alcune patologie cardiovascolari e gastrointestinali e determinate forme tumorali.
Tuttavia, è fondamentale educare il paziente a comprendere il ruolo energetico e funzionale dei carboidrati, promuovendo scelte alimentari consapevoli e contrastando la percezione dei carboidrati come componenti da eliminare indiscriminatamente dalla dieta.
Di fatti, diversi tessuti utilizzano il glucosio come fonte energetica preferenziale, tra cui il cervello e il muscolo scheletrico, mentre alcune cellule, come gli eritrociti, dipendono interamente dalla glicolisi per la produzione di ATP. La disponibilità di glucosio è quindi essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo.
Per valutare gli effetti dell’apporto di carboidrati sulla salute a lungo termine, è quindi importante considerare anche le evidenze epidemiologiche. Uno studio prospettico di coorte, seguito da una metanalisi, condotto da Seidelmann SB e colleghi ha evidenziato un’associazione a U tra la percentuale di energia derivante dai carboidrati e la mortalità per tutte le cause. In particolare, nella coorte analizzata, il rischio osservato più basso corrispondeva a un apporto pari a circa il 50–55% dell’energia totale giornaliera. Nella metanalisi, apporti inferiori al 40% e superiori al 70% erano associati a una maggiore mortalità rispetto a un apporto moderato, con incrementi stimati rispettivamente del 20% e del 23%.
Queste osservazioni sono coerenti con le indicazioni dei LARN della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), che raccomandano un apporto di carboidrati totali pari al 45–60% dell’energia giornaliera e indicano che l’assunzione di zuccheri semplici dovrebbe rimanere al di sotto del 15% dell’energia totale. Di fatti, un apporto totale di zuccheri semplici > 25% è da considerarsi potenzialmente legato a eventi avversi sulla salute.
I dolcificanti
Alla luce di queste considerazioni, emerge l’importanza di valutare non soltanto la quantità complessiva di carboidrati assunti, ma anche la qualità delle fonti alimentari e il contributo degli zuccheri all’apporto energetico giornaliero. In questo contesto, l’impiego dei dolcificanti rappresenta una delle strategie utilizzate per ridurre il consumo di zuccheri senza rinunciare al gusto dolce.
Il ricorso ai dolcificanti è frequente nei soggetti che cercano di controllare il peso corporeo o la glicemia. È importante distinguere le diverse categorie di dolcificanti, poiché queste sostanze presentano caratteristiche differenti in termini di potere dolcificante ed effetti metabolici.
Il potere dolcificante, ovvero la capacità di una sostanza di conferire un sapore dolce rispetto al saccarosio, varia considerevolmente tra i diversi composti. Alcuni dolcificanti ad alta intensità, come sucralosio, saccarina e stevia, possiedono un potere dolcificante molto superiore a quello dello zucchero e possono quindi essere impiegati in quantità ridotte. Al contrario, i polioli hanno generalmente un potere dolcificante più simile a quello del saccarosio.
I dolcificanti possono differire per gli effetti metabolici, in particolare per quanto riguarda la risposta glicemica e insulinica. Gli zuccheri determinano un aumento della glicemia, mentre i dolcificanti hanno in genere effetti diretti limitati sulla glicemia. I polioli, invece, presentano risposte variabili in funzione della sostanza e della quantità assunta.
Per concludere, tali composti possono contribuire a ridurre l’apporto di zuccheri, ma non rappresentano una soluzione ai problemi legati all’alimentazione. A tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle linee guida del 2023, ha sconsigliato di utilizzare i dolcificanti come strategia principale per il controllo del peso a lungo termine o la prevenzione delle malattie non trasmissibili nella popolazione generale.
Il loro utilizzo, infatti, può contribuire a mantenere l’abitudine a ricercare sapori dolci. Inoltre, alcuni dolcificanti, come i polioli, se consumati in quantità elevate, possono provocare gonfiore e disturbi gastrointestinali. È quindi importante considerarli non come sostituti indispensabili dello zucchero, ma come strumenti di supporto nel contesto di una dieta sana e bilanciata.
L’elaborazione di una dieta e l’eventuale utilizzo di dolcificanti sono aspetti da valutare con un professionista, soprattutto in presenza di patologie o terapie farmacologiche.
Terapia Alimentare Dietosystem
In questo contesto, il software di Terapia Alimentare Dietosystem rappresenta uno strumento utile per la pianificazione di piani alimentari personalizzati. Una sezione dedicata consente di analizzare l’apporto di macro e micronutrienti, valutare la percentuale di energia totale derivante dagli zuccheri semplici e individuare eventuali squilibri nutrizionali. Il software permette inoltre di impostare razioni di scambio, favorendo la sostituzione degli alimenti in base alle preferenze individuali e permettendo di far comprendere al paziente l’importanza di una dieta varia. L’obiettivo è promuovere un’alimentazione personalizzata, equilibrata e sostenibile.
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Bibliografia:
Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. V Revisione. Milano: Biomedia; 2024.
Papadopoulou SK, Nikolaidis PT. Low-Carbohydrate Diet and Human Health. Nutrients. 2023;15(8):2004. https://doi.org/10.3390/nu15082004
Seidelmann SB, Claggett B, Cheng S, Henglin M, Shah A, Steffen LM, Folsom AR, Rimm EB, Willett WC, Solomon SD. Dietary carbohydrate intake and mortality: a prospective cohort study and meta-analysis. Lancet Public Health. 2018 Sep;3(9):e419-e428. doi: 10.1016/S2468-2667(18)30135-X. Epub 2018 Aug 17. PMID: 30122560; PMCID: PMC6339822. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30122560/
Kossiva L, Kakleas K, Christodouli F, Soldatou A, Karanasios S, Karavanaki K. Chronic Use of Artificial Sweeteners: Pros and Cons. Nutrients. 2024;16(18):3162. https://doi.org/10.3390/nu16183162
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