Dimagrire non basta

Dieta low-carb e metabolismo epatico
low-carb

In persone con obesità metabolicamente non sana, una perdita di peso moderata di circa il 10% migliora la sensibilità insulinica indipendentemente dal modello alimentare, ma la composizione della dieta può influenzare in modo rilevante la risposta cardiometabolica. È il dato centrale di uno studio clinico randomizzato che ha confrontato tre approcci: dieta chetogenica a bassissimo contenuto di carboidrati, dieta mediterranea e dieta a bassissimo contenuto di grassi ad alta componente vegetale.

Lo studio

La perdita di peso ha determinato un aumento di circa il 50% della sensibilità all’insulina muscolare in tutti i gruppi. A livello epatico, tuttavia, la risposta è stata nettamente diversa: il miglioramento della sensibilità insulinica è risultato 2-3 volte maggiore con la dieta a bassissimo contenuto di carboidrati rispetto agli altri due modelli (p < 0,001).

Il fegato è il principale punto di differenza

Nel gruppo low-carb sono state osservate riduzioni più marcate di trigliceridi intraepatici, lipogenesi de novo epatica, emoglobina glicata e livelli di glucosio e insulina nelle 24 ore.

Il risultato suggerisce quindi che, a parità di perdita di peso, la qualità e la distribuzione dei macronutrienti possono modulare gli effetti metabolici, soprattutto a livello epatico. Il dato è particolarmente rilevante nei pazienti con obesità associata a prediabete e steatosi epatica, nei quali il miglioramento della funzione metabolica del fegato rappresenta un obiettivo terapeutico centrale.

Significato clinico

Per medici e nutrizionisti, il messaggio è quindi duplice: la perdita di peso resta un potente intervento metabolico, ma il modello dietetico può influenzare quali benefici emergono maggiormente. In particolare, nei soggetti con obesità metabolicamente non sana, una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati potrebbe offrire un vantaggio specifico sul metabolismo epatico e sul controllo glicemico, oltre all’effetto legato alla riduzione del peso corporeo.

 

Bibliografia : Max C Petersen, Gordon I Smith, Sarah S Farabi et al

mar 1 settembre 2026
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