Dolcificanti: cosa accade al tessuto adiposo?

Nuove evidenze sugli effetti metabolici
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I dolcificanti e gli esaltatori di dolcezza (Sweeteners & Sweetness Enhancers, S&SE) continuano a essere al centro del dibattito scientifico sul controllo del peso e sulla salute metabolica. Se da un lato rappresentano uno strumento utile per ridurre l’apporto di zuccheri aggiunti, dall’altro restano aperti interrogativi sui loro effetti biologici a lungo termine, in particolare a livello del tessuto adiposo.

Nuovi dati provenienti dal sottostudio del progetto europeo SWEET contribuiscono a chiarire questo aspetto, mostrando che l’impiego di dolcificanti durante la fase di mantenimento del peso successiva a un dimagrimento modifica alcuni marcatori molecolari del tessuto adiposo, senza tuttavia determinare alterazioni clinicamente rilevanti della sensibilità insulinica o della morfologia degli adipociti.

Lo studio

L’analisi ha coinvolto 83 adulti con sovrappeso o obesità inseriti in un trial randomizzato controllato. Il protocollo prevedeva una fase iniziale di perdita di peso della durata di due mesi, seguita da dieci mesi di mantenimento ponderale attraverso una dieta salutare contenente meno del 10% delle calorie da zuccheri aggiunti.

Durante la fase di mantenimento, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi:

  • dieta con utilizzo di dolcificanti ed esaltatori di dolcezza;
  • dieta senza dolcificanti, con consumo controllato di zucchero.

I ricercatori hanno valutato composizione corporea, sensibilità insulinica, dimensioni degli adipociti sottocutanei addominali ed espressione genica del tessuto adiposo in diversi momenti dello studio.

Come atteso, il dimagrimento ha prodotto importanti miglioramenti metabolici.

La perdita di peso è stata associata a:

  • riduzione delle dimensioni degli adipociti;
  • miglioramento della sensibilità insulinica;
  • riduzione dell’espressione di geni coinvolti nell’adipogenesi;
  • diminuzione dei marcatori della sintesi e dell’accumulo di grasso;
  • riduzione dell’espressione della leptina.

Nel complesso, il tessuto adiposo ha mostrato una profonda rimodulazione metabolica compatibile con uno stato di maggiore efficienza e minore accumulo energetico.

L’effetto dei dolcificanti durante il mantenimento

La fase più interessante dello studio riguarda il periodo successivo al dimagrimento.

I soggetti che hanno utilizzato dolcificanti hanno mostrato una tendenza a recuperare meno peso rispetto al gruppo che consumava zucchero (3,0 kg contro 5,9 kg), un risultato che ha sfiorato la significatività statistica.

Dal punto di vista molecolare, nel gruppo S&SE sono state osservate modificazioni di alcuni geni coinvolti nel metabolismo lipidico del tessuto adiposo.

In particolare:

  • minore incremento dell’espressione della lipoproteina lipasi (LPL), enzima chiave nell’assorbimento degli acidi grassi;
  • riduzione dell’espressione di ABHD5, regolatore della mobilizzazione dei lipidi intracellulari.

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che i dolcificanti possano influenzare alcuni meccanismi di gestione del grasso a livello adipocitario durante il mantenimento del peso.

L’aspetto probabilmente più rilevante per la pratica clinica riguarda ciò che non è stato osservato.

Nonostante le modificazioni dell’espressione genica, i ricercatori non hanno rilevato differenze significative tra i gruppi relativamente a:

  • dimensioni degli adipociti;
  • sensibilità insulinica sistemica;
  • marcatori di infiammazione del tessuto adiposo;
  • geni coinvolti nell’adipogenesi;
  • metabolismo ossidativo;
  • espressione del recettore del gusto dolce TAS1R3.

In altre parole, le modificazioni molecolari osservate non si sono tradotte in cambiamenti misurabili della funzione metabolica o della struttura del tessuto adiposo.

Significato clinico

Per medici e nutrizionisti, i risultati dello studio SWEET offrono indicazioni rassicuranti.

L’utilizzo di dolcificanti all’interno di un modello alimentare equilibrato e controllato dal punto di vista degli zuccheri aggiunti non sembra compromettere la sensibilità insulinica né favorire alterazioni avverse del tessuto adiposo nel lungo periodo.

I dati suggeriscono inoltre che i dolcificanti possano rappresentare un supporto utile nella delicata fase di mantenimento del peso, tradizionalmente caratterizzata da elevati tassi di recupero ponderale.

Lo studio conferma che il tessuto adiposo è un organo metabolicamente attivo e altamente sensibile ai cambiamenti alimentari. Tuttavia, le modificazioni dell’espressione genica osservate con l’impiego dei dolcificanti non sembrano tradursi in effetti metabolici sfavorevoli.

In attesa di ulteriori studi di lungo periodo, queste evidenze rafforzano l’idea che i dolcificanti possano essere considerati uno strumento nutrizionale utile per ridurre il consumo di zuccheri e supportare il mantenimento del peso, senza effetti negativi documentati sulla salute metabolica del tessuto adiposo.

 

Bibliografia : Michelle D Pang, Jacco J A J Bastings, Johan W E Jocken et al

mar 9 giugno 2026
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