Dieta: il dimagrimento parla al cervello?

Confronto tra interventi dietetici
dieta-cervello

Il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF) è una proteina chiave per la sopravvivenza neuronale, la plasticità sinaptica e la regolazione dell’omeostasi energetica e dell’appetito. Livelli circolanti ridotti di BDNF sono stati associati a obesità, rischio cardiometabolico, peggiori performance cognitive e disturbi dell’umore, mentre concentrazioni più elevate correlano con profili metabolici e neurologici più favorevoli.

Una nuova revisione sistematica, condotta secondo le linee guida PRISMA 2020, ha analizzato l’effetto degli interventi dietetici per la perdita di peso sui livelli circolanti di BDNF in adulti con sovrappeso o obesità.

La revisione

Sono stati inclusi 15 studi clinici (11 randomizzati e 4 a braccio singolo), per un totale di 862 partecipanti, con interventi dietetici della durata compresa tra 6 e 26 settimane. Le strategie nutrizionali valutate comprendevano:

  • restrizione calorica continua (deficit del 20–30%),
  • digiuno intermittente (digiuno a giorni alterni, time-restricted eating),
  • dieta chetogenica (KD),
  • dieta mediterranea e modelli affini (DASH, MIND),
  • altri protocolli ipocalorici.

L’effetto della perdita di peso sul BDNF circolante è risultato eterogeneo:

  • circa la metà degli studi non ha mostrato variazioni significative del BDNF;
  • alcuni interventi hanno paradossalmente evidenziato riduzioni dei livelli di BDNF, in particolare in caso di perdita di peso rapida;
  • digiuno intermittente, dieta MIND/DASH e dieta chetogenica sono stati più frequentemente associati a incrementi del BDNF;
  • la restrizione calorica continua ha prodotto risultati contrastanti, spesso senza benefici sul BDNF.

Significato clinico

Questi dati suggeriscono che non tutte le strategie di dimagrimento hanno lo stesso impatto sullo stato neurotrofico. Approcci nutrizionali che modulano i tempi di assunzione del cibo o il metabolismo energetico (come digiuno intermittente e KD) sembrano più favorevoli per il BDNF rispetto alla sola riduzione calorica cronica.

Per medici e nutrizionisti, la scelta del protocollo dietetico nei pazienti con sovrappeso o obesità potrebbe avere implicazioni non solo metaboliche, ma anche neurocognitive. Tuttavia, l’eterogeneità dei risultati indica la necessità di:

  • studi clinici più ampi e standardizzati,
  • una valutazione personalizzata che consideri velocità di perdita di peso, qualità della dieta e sostenibilità a lungo termine.

In sintesi: la perdita di peso può modulare il BDNF, ma il come si dimagrisce sembra contare quanto il quanto si dimagrisce.

 

Bibliografia : Damoon Ashtary-Larky, Arvin Porkar Rezaeyeh, Leila Hajizadeh et al

mar 17 febbraio 2026
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