Responsabilità e fattori di rischio nell’obesità: uno sguardo più ampio

Tempo di rivisitare il modello energetico alla base dei disordini del peso corporeo? Quali fattori di rischio vengono sistematicamente ignorati e quali strategie permetterebbero un’efficace prevenzione?

La probabilità di sviluppare l’obesità non può derivare unicamente da uno squilibrio nell’equazione tra le calorie introdotte e quelle bruciate. Troppe evidenze, infatti, suggeriscono l’esistenza di fattori di rischio, in larga parte comportamentali, capaci di promuovere il processo di lipogenesi, cioè di accumulo di grasso corporeo.

Si tratterebbe, dunque, di abbandonare un “vetusto” modello termodinamico per spiegare l’insorgenza dei disordini corporei, per adottare una visione metabolica, comprendente, cioè tutte le cause cosiddette “ambientali” capaci di favorire l’isorgenza del disordine.

Di cosa stiamo parlando esattamente? La spiegazione giunge dai ricercatori del Childhood Nutrition Research Centre presso Institute of Child Health di Londra, i quali puntano il dito verso istituzioni sanitarie e politiche di mercato che non farebbero abbastanza per limitare, ma addirittura promuoverebbero, il crearsi di un cosiddetto “ambiente obesogenico”, vale a dire un’assenza totale di misure preventive verso i comportamenti che favoriscono l’aumento di peso e il contemporaneo dilagare di strategie commerciali che facilitano l’adozione di stili di vita scorretti. Un modo, forse, per scaricare il paziente dalla sua responsabilità nello sviluppo della malattia e mettere in luce i reali artefici della rapida diffusione dei disordini del peso corporeo tra la popolazione.

Non solo, evidenze sperimentali suggeriscono che il trattamento dell’obesità si dimostra più efficace proprio quanto viene by-passata la dimensione individuale nella responsabilità dell’insorgenza del disordine. Infatti, il team medico inglese è fermamente convinto del fatto che le campagne pubbliche di prevenzione si rivelerebbero più efficaci se il pubblico percepisse una reale protezione da parte delle istituzioni sanitarie nei confronti di questi pericoli, piuttosto di essere semplicamente istruito su come evitare l’esposizione a tali fattori di rischio.

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Fonti :

mer 15 maggio 2013
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