Quando e quanto mangiamo conta eccome!

Piccoli pasti per ridurre la pancetta
BED e obesità

Per studiare l’associazione tra l’intake dei pasti e la tempistica di assunzione con l’obesità centrale è stato condotto uno studio trasversale  su una popolazione spagnola (con abitudini alimentari simili alle italiane).

Lo scopo era quello di identificare le migliori strategie dietetiche per affrontare la crescente prevalenza di obesità.

Lo studio

Sono state misurate altezza e circonferenza della vita utilizzando procedure standardizzate ed è stato calcolato il rapporto vita/altezza (WHTR). Il campione è stato diviso in persone senza obesità centrale (WHTR <0,5) e persone con obesità centrale (WHtR≥0,5).

L’analisi fa parte dello studio ANIBES (‘Anthropometric data, macronutrients and micronutrients intake, practice of physical activity, socioeconomic data and lifestyles in Spain’) che include adulti di età compresa tra 18-64 anni (n=1655; 798 uomini e 857 donne).

I ricercatori hanno osservato che i partecipanti assumevano più di quattro pasti al giorno nel gruppo senza obesità centrale mentre quelli con obesità centrale hanno più spesso saltato la merenda di metà pomeriggio.

Colazioni contenenti > 25% dell’apporto energetico totale e pranzi contenenti > 35% dell’apporto energetico totale sono stati associati con una maggiore probabilità di obesità centrale (OR = 1,874, 95% CI 1,019, 3,448).

Pasti più piccoli, contenenti il 15% dell’energia totale sono stati associati con minore probabilità di obesità centrale (O = 0,477, 95% CI 0,313, 0,727; P <0,001 e OR = 0,650, 95% CI 0,453, 0,932; P <0 · 05, rispettivamente). La frequenza di assunzione di cereali, cereali integrali e latticini è stata maggiore nella popolazione senza obesità centrale.

Significato clinico

In pratica, la pancetta si riduce con l’aumento del numero di pasti a ridotto apporto energetico: cosa e quando si mangia costituisce ancora la base delle strategie dietetiche per ridurre l’obesità centrale.

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Bigliografia :
Fonti :

mar 18 aprile 2017
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