Falsi miti di latte e glutine

Un “falso mito” è una credenza diffusa ritenuta vera pur essendo priva di fondamento. In ambito alimentare, tali miti riguardano spesso specifici nutrienti o gruppi alimentari, come l’esclusione ingiustificata di glutine o lattosio in assenza di una patologia diagnosticata.
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Falsi miti e alimentazione

Un “falso mito” – noto anche come “leggenda metropolitana” – è una credenza ampiamente diffusa che viene ritenuta vera seppur priva di fondamento. Solitamente si diffonde con rapidità attraverso i media e il passaparola, spesso sostenuto da persone riconosciute come autorevoli e di riferimento.

L’interpretazione errata di studi scientifici, la disinformazione, la semplificazione eccessiva di concetti che richiedono delle competenze specialistiche e la proposta di soluzioni rapide per obiettivi che necessitano di tempo, sono alcuni dei fattori responsabili della diffusione di concezioni errate in ambito nutrizionale.

Alcuni falsi miti nel campo alimentare sono legati a preconcetti associati a specifici gruppi alimentari. Ciò può determinare l’esclusione ingiustificata di alimenti e nutrienti, favorendo restrizioni dietetiche, una riduzione della varietà alimentare e il rischio di carenze di macro e micronutrienti essenziali, oltre a un approccio errato alla dieta, intesa come stile di vita.

Nell’articolo focalizziamo l’attenzione sui falsi miti connessi al consumo di latte e lattosio, nonché sulle credenze diffuse nella popolazione riguardo ai presunti benefici nell’escludere il glutine dalla dieta, anche in assenza di una reale patologia diagnosticata.

Il Latte e il lattosio

Il latte è un alimento che contiene il lattosio, un disaccaride formato da glucosio e galattosio, che per essere assorbito a livello intestinale richiede l’enzima lattasi. La persistenza della lattasi oltre lo svezzamento permette la digestione corretta del lattosio anche nell’adulto.

Il ruolo del latte nella dieta è un argomento dibattuto nella comunità scientifica. L’uomo è l’unico mammifero adulto a consumare il latte dopo lo svezzamento, ma è innegabile che si tratti di un alimento completo dal punto di vista nutrizionale, grazie alla qualità dei macro- e micronutrienti essenziali che offre.

La scelta di escludere il latte dalla dieta nasce da alcune credenze non validate relative al suo consumo. Ad esempio, l’opinione che l’assunzione di latte e derivati possa provocare l’osteoporosi in quanto l’elevato apporto di proteine e di fosforo potrebbe determinare un aumento del carico acido sistemico. Condizione che, secondo questa ipotesi, determinerebbe una perdita di calcio dalle ossa con l’obiettivo di bilanciare il pH. Tuttavia, non esiste una relazione diretta tra carico acido della dieta e salute delle ossa. Il bilancio del calcio rimane stabile perché l’aumento dell’escrezione urinaria è compensato da un maggiore assorbimento intestinale. Di fatti, il latte e i suoi derivati forniscono calcio altamente biodisponibile, oltre a magnesio e fosforo, nutrienti essenziali per il metabolismo osseo.

Inoltre, temuto è anche l’apporto di grassi da latte e derivati e il possibile effetto obesogeno. Tuttavia, è da notare che il latte ha un contenuto di grassi relativamente basso (~3,6 g/100 g) e presenta lipidi con effetti benefici sull’organismo, contribuendo poco al computo del colesterolo alimentare totale. In aggiunta, nei bambini e negli adolescenti, il consumo di latte e yogurt è associato a un minore aumento di peso corporeo.

Studi scientifici riportano un effetto protettivo del consumo di latte e derivati rispetto al rischio di tumori del colon-retto. Si tratta di un’evidenza che si contrappone al falso mito che il latte possa essere considerato un fattore di rischio per i tumori.

Dunque, la letteratura scientifica evidenzia che un consumo corretto di latte e derivati abbia effetti positivi in tutte le fasce di età, con l’eccezione di alcune specifiche condizioni patologiche, quali l’intolleranza accertata al lattosio e l’allergia alle proteine del latte.

Il glutine

Il glutine è un complesso proteico che si forma durante l’impasto di acqua e farina di alcuni cereali, assumendo una struttura reticolare. È costituito da due classi di proteine: le glutenine e le gliadine. La sua formazione rende possibile il processo di panificazione.

I principali cereali contenenti glutine sono il frumento, il farro, il kamut, la segale, l’orzo e l’avena. Invece, i cereali naturalmente privi di glutine sono il riso, il mais, il miglio e il teff, mentre tra i “non cereali” senza glutine troviamo il grano saraceno, la quinoa e l’amaranto.

Il glutine è pericoloso per i soggetti con celiachia, allergia al grano o sensibilità al glutine non celiaca, poiché può provocare danni intestinali, reazioni allergiche o sintomi gastrointestinali ed extraintestinali anche gravi.

La dieta senza glutine (Gluten Free Diet, GFD) è l’unica terapia efficace per queste condizioni. Negli ultimi anni la GFD è diventata sempre più popolare e ritenuta, anche dai soggetti sani, più “salutare” e in grado di controllare il peso corporeo.

Tuttavia, uno studio del 2019 che analizza l’uso della GFD in persone senza celiachia evidenzia che le prove a favore di benefici su sintomi intestinali, prestazioni atletiche o condizioni come autismo, artrite reumatoide e disturbi psichiatrici siano scarse. Molti pazienti con apparente sensibilità al glutine non celiaca ricevono, dopo un’attenta valutazione, diagnosi alternative come intolleranza al lattosio e al fruttosio, o sovracrescita batterica dell’intestino tenue. Considerando inoltre i possibili effetti negativi fisici e psicologici derivanti dall’eliminazione del glutine, non è consigliabile iniziare una dieta senza glutine per chi non presenta una reale necessità.

“Mangiare senza glutine fa bene!” è il claim solitamente utilizzato a sostegno di una dieta gluten-free. Tuttavia, se da un lato il glutine può essere escluso dalla dieta senza alterare l’equilibrio nutrizionale, essendo costituito da aminoacidi non essenziali, dall’altro lato eliminare senza motivo clinico i cereali contenenti glutine comporta la perdita di fibre, vitamine del gruppo B, minerali (ferro, magnesio e zinco) e composti bioattivi importanti per il benessere generale.

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L’educazione alimentare riveste un ruolo fondamentale nel prevenire i rischi associati alle false credenze in ambito nutrizionale. Fornire informazioni corrette e basate su evidenze scientifiche consente di sviluppare senso critico, evitare esclusioni alimentari immotivate e promuovere scelte consapevoli.

Il software di Terapia Alimentare Dietosystem supporta il professionista nell’analisi del diario alimentare del paziente attraverso la funzione Food Intake, che permette di registrare gli alimenti consumati e le relative porzioni. Il colloquio con il paziente diventa così un primo valido strumento educativo, utile per confrontarsi sulle abitudini e sulle eventuali convinzioni errate.

Laddove, invece, sia presente una patologia diagnosticata, come l’intolleranza al lattosio, la celiachia o un’intolleranza al glutine transitoria, il software di Terapia Alimentare mette a disposizione codici patologie specifici che consentono l’esclusione mirata di ingredienti e ricette potenzialmente dannosi per il paziente.

 

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Bibliografia

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https://www.crea.gov.it/

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