Lo stile italiano


Lo spreco alimentare domestico, le abitudini alimentari e i livelli di attività fisica sono indicatori chiave della sostenibilità dei comportamenti quotidiani.
Lo studio
Uno studio condotto su un campione rappresentativo di 2.087 cittadini italiani ha esaminato l’entità e la tipologia degli alimenti sprecati, insieme alle abitudini alimentari e ai livelli di attività fisica.
I dati evidenziano una moderata diminuzione dello spreco alimentare, passato dai 502 g rilevati nel 2021 ai 421 g del 2023. Nonostante questo miglioramento, permangono elementi critici: ortaggi, frutta e pane continuano a essere tra i prodotti maggiormente scartati, in particolare dalle fasce più giovani della popolazione e dai nuclei familiari più numerosi. Le principali determinanti dello spreco includono una pianificazione inadeguata degli acquisti, modalità di conservazione non ottimali e porzioni eccessive.
Parallelamente, si osserva una riduzione del livello di consapevolezza riguardo alle conseguenze economiche e ambientali dello spreco alimentare. La spesa media settimanale per l’alimentazione è aumentata fino a 127,23 euro, accompagnata da una contrazione nell’acquisto di alimenti freschi e da crescenti difficoltà nell’accesso a prodotti di qualità.
I consumi alimentari
Un’analisi dei consumi alimentari evidenzia pattern coerenti con un modello alimentare di tipo mediterraneo, seppur con alcune criticità. Tra le bevande, il caffè risulta largamente consumato (90% del campione), con una frequenza media di 2,5 volte/die. Le bevande alcoliche sono assunte dal 69% dei rispondenti, con un consumo medio di tre volte a settimana; il vino è consumato dal 62% del campione, in quantità moderate (183 mL/settimana).
Per quanto riguarda latte e derivati, i formaggi rappresentano la categoria più consumata (86%), con una netta preferenza per quelli stagionati. Il consumo di latte interessa solo due terzi del campione, prevalentemente nella versione parzialmente scremata, mentre lo yogurt è consumato dal 71%, soprattutto intero. Latte e yogurt risultano i lattiero-caseari a maggiore frequenza settimanale.
Nel gruppo carne, pesce e uova, queste ultime risultano l’alimento più diffuso (90%), seguite da pollo, pesce e carne rossa. Il pesce presenta il più elevato apporto settimanale (243 g), mentre le carni processate mostrano una frequenza non trascurabile (1,9 volte/settimana).
I cereali sono ampiamente consumati, con pasta e riso in testa, mentre pane e pizza mantengono alte frequenze. Elevato anche il consumo di vegetali e frutta, sebbene i legumi risultino meno presenti, soprattutto quelli freschi. L’olio di oliva domina tra i grassi da condimento, confermando la centralità del modello mediterraneo. I dolci risultano diffusi, mentre il consumo di fast food e prodotti ultraprocessati rimane contenuto.
L’attività fisica
L’analisi dei dati relativi all’attività fisica e all’indice di massa corporea (BMI) evidenzia una distribuzione eterogenea dello stato ponderale nel campione studiato. La maggioranza dei partecipanti risulta normopeso (57%), seguita da sovrappeso (26%) e obesità (12% complessiva), con differenze di genere: il sovrappeso e l’obesità sono più frequenti negli uomini, mentre il sottopeso è maggiormente rappresentato nelle donne. Dal punto di vista anagrafico, sottopeso e obesità grave mostrano una maggiore prevalenza nella fascia 18–34 anni, mentre il sovrappeso aumenta progressivamente con l’età fino ai 65 anni.
Il 68% del campione utilizza un contapassi, con una media giornaliera di 6.559 passi; gli uomini risultano più attivi rispetto alle donne. I soggetti con BMI < 25 mostrano un numero medio di passi superiore rispetto a quelli in sovrappeso o obesi, e il livello di attività tende a ridursi con l’avanzare dell’età.
Durante l’orario lavorativo, il 45% dei rispondenti riferisce di camminare regolarmente, mentre il 40% e il 35% svolgono rispettivamente attività fisica moderata e vigorosa. Anche in questo contesto, i soggetti sottopeso e normopeso presentano frequenze e durate maggiori. Complessivamente, circa il 90% del campione dichiara livelli di attività fisica moderati o elevati, prevalentemente associati a BMI nella norma. Tuttavia, una quota significativa di individui con BMI elevato riferisce comunque livelli di attività fisica elevati, suggerendo una relazione non univoca tra attività fisica auto-riferita e stato ponderale.
Significato clinico
I dati analizzati sottolineano la necessità di interventi mirati per ridurre lo spreco alimentare domestico e promuovere modelli di consumo più sostenibili e salutari. Sebbene si osservi una riduzione dello spreco rispetto agli anni precedenti, in linea con gli obiettivi globali di sostenibilità, permangono livelli elevati di spreco per i prodotti freschi e si rileva un calo della consapevolezza riguardo alle implicazioni economiche e ambientali, indicando l’urgenza di rafforzare le strategie di educazione alimentare e sensibilizzazione.
Parallelamente, l’aumento della spesa alimentare settimanale si colloca in un contesto di inflazione e pressione economica sulle famiglie, con un impatto diretto sulle scelte di acquisto. La riduzione del consumo di alimenti freschi può riflettere una maggiore attenzione alla pianificazione degli acquisti e alla riduzione degli sprechi, ma anche difficoltà di accesso a prodotti di qualità, favorendo il ricorso a cibi confezionati e ultra-processati, potenzialmente meno salutari.
Sul versante dell’attività fisica, la maggioranza del campione riferisce livelli di movimento prevalentemente moderati, con una netta prevalenza di attività leggere rispetto a quelle più intense. Questo quadro risulta non pienamente aderente alle raccomandazioni per la prevenzione delle patologie croniche, evidenziando la necessità di politiche di promozione dell’esercizio fisico, in particolare nelle fasce più sedentarie e con BMI elevato.
Complessivamente, emerge l’importanza di strategie integrate che considerino alimentazione, attività fisica e sostenibilità come pilastri interconnessi della salute pubblica.

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Il Food IntakeIl food intake è l’analisi dei consumi alimentari in termini di calorie e nutrienti, così da impostare un piano dietetico personalizzato.

