Lunga vita al microbiota


Il microbiota intestinale è oggi riconosciuto come uno dei principali mediatori tra fattori ambientali e salute dell’ospite. Attraverso la produzione di metaboliti bioattivi, la modulazione dell’immunità e l’interazione con i sistemi endocrino e nervoso, il microbiota contribuisce in modo sostanziale ai processi di invecchiamento fisiologico e patologico. La dieta rappresenta il determinante ambientale più potente della composizione e della funzione del microbiota intestinale.
Nonostante l’evidenza sul ruolo dell’asse dieta–microbiota nell’invecchiamento, le differenze biologiche legate al sesso sono ancora poco esplorate. Negli studi clinici sull’uomo, le analisi stratificate per sesso sono rare, mentre gran parte delle conoscenze sui meccanismi sesso-specifici deriva da modelli animali. Considerare il sesso come variabile biologica è tuttavia cruciale, poiché uomini e donne differiscono per assetto ormonale, risposta immunitaria, metabolismo e rischio di patologie legate all’età.
Microbiota intestinale e invecchiamento
L’invecchiamento è associato a una progressiva rimodulazione del microbiota intestinale, spesso descritta come una forma di disbiosi. Le caratteristiche principali includono:
- riduzione della diversità microbica;
- perdita di batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare butirrato;
- espansione di Proteobacteria e altri taxa potenzialmente pro-infiammatori;
- diminuzione della produzione di metaboliti chiave coinvolti nell’integrità della barriera intestinale e nella regolazione immunitaria.
Questi cambiamenti contribuiscono allo sviluppo di inflammaging, uno stato di infiammazione cronica di basso grado che rappresenta un tratto distintivo dell’invecchiamento e un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative.
Metaboliti microbici e differenze di sesso
I metaboliti derivati dal microbiota costituiscono uno dei principali meccanismi attraverso cui il microbiota influenza l’invecchiamento. Tra i più rilevanti:
- Acidi grassi a catena corta (SCFA): regolano la funzione della barriera intestinale, il metabolismo energetico e la risposta immunitaria. Con l’età, la loro produzione tende a ridursi, con un declino più marcato nelle donne dopo la menopausa.
- Indoli: derivati dal metabolismo del triptofano, svolgono un ruolo protettivo sull’epitelio intestinale e sull’infiammazione sistemica.
- Poliammine: coinvolte nella proliferazione cellulare e nell’autofagia, risultano ridotte nell’anziano.
- Trimethylamine N-oxide (TMAO): metabolita associato a rischio cardiovascolare, che tende a essere più elevato negli uomini, in relazione a differenze dietetiche, microbiche e metaboliche.
Le differenze di sesso nella produzione e nell’utilizzo di questi metaboliti persistono anche in età avanzata e contribuiscono a spiegare la diversa suscettibilità a specifiche patologie legate all’invecchiamento.
Dieta, modelli alimentari e nutrienti funzionali
Numerosi componenti dietetici sono in grado di modulare positivamente il microbiota intestinale e i suoi metaboliti, con effetti potenzialmente sesso-specifici:
- Fibre alimentari: favoriscono la crescita di batteri produttori di SCFA e riducono l’infiammazione sistemica.
- Polifenoli: interagiscono bidirezionalmente con il microbiota, promuovendo taxa benefici e generando metaboliti con attività antiossidante e anti-infiammatoria.
- Acidi grassi omega-3: modulano la composizione microbica e la risposta immunitaria, con possibili differenze di efficacia tra uomini e donne.
- Proteine di origine vegetale: associate a un profilo microbico più favorevole rispetto alle proteine animali, in particolare per quanto riguarda la riduzione dei metaboliti pro-aterogeni.
Pattern alimentari come la dieta mediterranea mostrano effetti positivi sul microbiota e sull’invecchiamento sano, ma le risposte individuali possono variare in funzione del sesso e dello stato ormonale.
Interazioni endocrine e immunometaboliche
Il microbiota intestinale interagisce strettamente con il sistema endocrino. Nelle donne, il cosiddetto estroboloma – l’insieme dei batteri coinvolti nel metabolismo degli estrogeni – subisce una riduzione di attività dopo la menopausa, con potenziali conseguenze su salute ossea, cardiovascolare e metabolica. Negli uomini, l’interazione tra microbiota, androgeni e metabolismo lipidico sembra contribuire a un profilo di rischio cardiovascolare differente.
Parallelamente, le differenze di sesso nella risposta immunitaria influenzano il modo in cui la disbiosi contribuisce all’inflammaging. Gli interventi nutrizionali e i probiotici mostrano infatti risposte divergenti tra uomini e donne, sia negli studi clinici sia nei modelli animali.
Significato clinico
Le evidenze attuali indicano che le interazioni dieta–microbiota contribuiscono a modellare l’invecchiamento attraverso percorsi metabolici, ormonali e immunologici specifici per sesso. Per medici e nutrizionisti, ciò implica la necessità di superare un approccio “neutro” rispetto al sesso nella valutazione nutrizionale dell’anziano.
Le prospettive future includono:
- integrazione sistematica del sesso come variabile biologica negli studi clinici;
- sviluppo di strategie nutrizionali e probiotiche personalizzate;
- utilizzo di metaboliti microbici come biomarcatori e potenziali target terapeutici.
Una migliore comprensione delle differenze sesso-specifiche nell’asse dieta–microbiota potrà contribuire allo sviluppo di interventi nutrizionali mirati, con l’obiettivo di promuovere una longevità sana e funzionale nella popolazione che invecchia.

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