Post partum: dal BMI alla BIA


L’allattamento al seno efficace e protratto nel tempo è il risultato di un delicato equilibrio tra fattori biologici, metabolici, psicologici e ostetrici. Nella pratica clinica post-partum, tuttavia, molti di questi elementi vengono valutati separatamente o non considerati affatto. Un recente studio propone un cambio di paradigma: integrare la valutazione della composizione corporea e dello stato di idratazione, tramite analisi di impedenza bioelettrica (BIA), per migliorare la comprensione degli esiti dell’allattamento.
Perché guardare oltre il solo BMI
Tradizionalmente, il BMI è l’indicatore più utilizzato per monitorare il recupero ponderale dopo la gravidanza. Tuttavia, il BMI non distingue tra massa grassa, massa magra e stato di idratazione, elementi particolarmente dinamici nel periodo post-partum. La BIA, metodica non invasiva e facilmente applicabile, consente invece di stimare il bilancio idrico e la composizione tissutale, offrendo una visione più funzionale dello stato metabolico materno.
Lo studio
Lo studio ha coinvolto 122 donne nel primo periodo post-partum dopo parto singolo a termine; 50 di queste hanno completato il follow-up a 7 mesi.
- Valutazioni iniziali: BIA e misurazioni antropometriche al 2° e 3° giorno post-partum
- Outcome principale: durata dell’allattamento al seno, valutata a 7 mesi (<6 mesi vs ≥6 mesi)
- Nuovi indicatori: due indici (PLBI e sPLBI) per descrivere la variazione del BMI dal periodo pre-gravidanza a 7 mesi dopo il parto
L’allattamento al seno per ≥ 6 mesi è risultato significativamente associato a:
- modalità di parto,
- stato civile,
- BMI più basso al 2° giorno post-partum,
- variazione positiva dell’indice di iperidratazione (ΔOH ≥ 0).
Le donne che hanno allattato più a lungo hanno mostrato:
- valori più bassi di PLBI e sPLBI, indicativi di un recupero ponderale più efficace,
- un ritorno più vicino al BMI pre-gravidanza,
- un profilo di idratazione più favorevole già nelle primissime fasi del post-partum.
I parametri di idratazione derivati dalla BIA si sono dimostrati in grado di distinguere precocemente tra donne con maggiore probabilità di allattamento prolungato e quelle a rischio di interruzione precoce.
Significato clinico
Questi dati suggeriscono che:
- un bilancio idrico post-partum positivo e
- un recupero metabolico efficiente
possono sostenere la durata dell’allattamento al seno.
Per medici e nutrizionisti, l’integrazione della BIA nella valutazione post-partum potrebbe:
- aiutare a identificare precocemente le donne a rischio di svezzamento anticipato,
- supportare interventi nutrizionali e di counseling più mirati,
- affiancare il BMI con indicatori più sensibili alle reali modificazioni corporee del post-gravidanza.
La composizione corporea e lo stato di idratazione, valutati precocemente con BIA, emergono come potenziali determinanti della durata dell’allattamento al seno. Sebbene siano necessari ulteriori studi longitudinali per confermare l’impatto clinico di questo approccio, i risultati aprono la strada a un’assistenza post-partum più personalizzata, integrata e orientata alla prevenzione dell’interruzione precoce dell’allattamento.

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