Le proprietà del tessuto adiposo: una possibile arma contro il sovrappeso

Da bianco a bruno
Come imbrunire l’adipocita

Nei mammiferi esitsono due forme di tessuto adiposo: il tessuto bianco, adibito all’accumulo di energia sotto forma di grassi, e il bruno, metabolicamente più attivo e responsabile della dissipazione di calore.

Recenti studi hanno dimostrato che questi due tipi di tessuto coesistono in quello che può essere chiamato un “organo adiposo”, localizzato nei depositi sottocutanei e viscerali.

L’organo adiposo

Un recente studio ha confermato la composizione mista dei depositi adiposi dell’animale, dimostrandone la capacità plastica e il ruolo svolto del sistema nervoso simpatico nel mediare la conversione cellulare.

Le analisi istologiche hanno infatti dimostrato che la maggior parte dei depositi adiposi contenevano entrambi i tipi cellulari.

 

L’esposizione prolungata dell’animale obeso a basse temperatura determinava contemporaneamente l’aumento del numero degli adipociti bruni e la riduzione in numero equivalente di quelli bianchi.

Questo cambiamento avveniva senza alcun segno di morte o divisione cellulare, indicando un evento di transdifferenziazione delle cellule bianche in brune. Inoltre, questa trasformazione era seguita dall’aumento della densità di fibre nervose parenchimali noradrenergiche.

Il confronto con l’animale resistente all’obesità, ha dimostrato che il modello obeso conteneva un numero di cellule brune decisamente inferiore. Proprio questa caratteristica sarebbe in parte  responsabile della propensione all’aumento di peso.

La presenza del tessuto adiposo bruno è stata descritta anche nell’uomo adulto, e il suo contenuto, determinato geneticamente, potrebbe in parte spiegare la suscettibilità individuale allo sviluppo del diabete e dell’obesità.

Significato clinico

Queste evidenze aprono dunque la possibilità di sviluppare interventi farmacologici capaci di stimolare i meccanismi alla base della plasticità cellulare per combattere l’obesità e il diabete di tipo 2.

Bigliografia :
Fonti :

gio 9 febbraio 2012
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