Diete sane e longevità

Quanto conta l’alimentazione rispetto ai geni?
longevita

Un ampio studio di coorte prospettico condotto su oltre 100.000 adulti della UK Biobank fornisce nuove e solide evidenze a favore dei modelli alimentari sani come determinanti chiave della longevità, indipendentemente dalla predisposizione genetica.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato 103.649 partecipanti (età media 58 anni), seguiti per una mediana di 10,6 anni, valutando l’aderenza a cinque modelli alimentari basati su evidenze scientifiche consolidate:

  • Alternative Healthy Eating Index (AHEI-2010)
  • Dieta Mediterranea Alternativa (AMED)
  • Healthy Plant-Based Diet Index (hPDI)
  • DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension)
  • Diabetes Risk Reduction Diet (DRRD)

Durante il follow-up sono stati registrati 4.314 decessi. In parallelo, è stata considerata la suscettibilità genetica alla longevità, stimata tramite un punteggio di rischio poligenico (PRS) basato su 19 varianti genetiche associate alla durata della vita.

Ecco i risultati principali:

  • Tutti e cinque i modelli alimentari sono risultati associati a una riduzione significativa della mortalità per tutte le cause (−18% / −24% confrontando il quintile più alto con il più basso).
  • L’aderenza più elevata ai modelli alimentari si è tradotta in un guadagno di aspettativa di vita a 45 anni:
    • Uomini: +1,9 fino a +3,0 anni
    • Donne: +1,5 fino a +2,3 anni
  • La DRRD ha mostrato l’associazione più forte con la riduzione della mortalità, in particolare negli uomini.
  • La predisposizione genetica alla longevità ha avuto un effetto indipendente ma non ha annullato i benefici della dieta: anche i soggetti con un profilo genetico sfavorevole hanno tratto vantaggio da un’alimentazione sana.
  • Non sono emerse interazioni significative tra geni e dieta, ad eccezione della DRRD, risultata particolarmente protettiva nei soggetti con bassa predisposizione genetica alla longevità.

Perché funzionano questi modelli?

Secondo gli autori, i benefici sono spiegabili da meccanismi convergenti:

  • elevato apporto di fibre, frutta, verdura e cereali integrali
  • riduzione di bevande zuccherate e alimenti ad alto indice glicemico
  • miglioramento della sensibilità insulinica, del profilo infiammatorio e dello stress ossidativo
  • effetti favorevoli su microbiota intestinale e salute cardiometabolica

In particolare, le fibre alimentari emergono come uno dei principali determinanti della riduzione del rischio di mortalità.

Per medici e nutrizionisti, il messaggio è chiaro:

  • La dieta conta, anche più dei geni, quando si parla di aspettativa di vita.
  • Non esiste un unico modello “obbligatorio”: diversi schemi alimentari sani, adattabili a preferenze culturali e individuali, offrono benefici comparabili.
  • Promuovere modelli alimentari di qualità rappresenta una strategia preventiva potente, sostenibile e accessibile, anche nei soggetti geneticamente più vulnerabili.

Significato clinico

Questo studio rafforza il concetto che l’aderenza a modelli alimentari sani prolunga la vita e riduce la mortalità, indipendentemente dal patrimonio genetico. In un contesto di rallentamento dei guadagni di aspettativa di vita nei Paesi occidentali, la nutrizione rimane uno degli strumenti più efficaci – e modificabili – a disposizione della medicina preventiva.

 

Bibliografia : Yanling LV, Jing Song, Ding Ding et al

mar 24 febbraio 2026
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