Ansia e disturbi alimentari: descritto meccanismo e potenziale bersaglio terapeutico

Studio descrive i possibili meccanismi alla base della sovralimentazione guidata dall’ansia, individuando un possibile bersaglio terapeutico.

Nuove evidenze sulle basi neurofisiologiche dei disturbi alimentari, in particolare sull’associazione tra sensazioni di ansia e sovralimentazione. Il binomio è ben noto agli psicologi, psichiatri e agli specialisti dei disordini del comportamento alimentare. Tuttavia, fino ad oggi si disconoscono largamente le basi fisiologiche che sottendono tale associazione.

Un prima descrizione dei meccanismi convolti giunge da un recente studio condotto presso il dipartimento di farmacologia, terapia sperimentale e psichiatria della Boston University School of Medicine, che ha visto un decisivo contributo italiano. I ricercatori Cottone e Sabino, insieme ad un team di scienziati internazionale, ha potuto caratterizzare nel modello animale uno dei meccanismi che guidano l’eccessiva assunzione di cibo in risposta allo stress psicologico.

Gli autori hanno infatti investigato il ruolo della molecola prodotta a livello cerebrale, il peptide attivante l’enzima adenilato ciclasi pituitaria (PACAP), e del suo rispettivo recettore PAC1 nel mediare le risposte anomale allo stress e i comportamenti alimentari. Un terzo elemento, il fattore di rilascio dell’ormone corticotropina (CRF), rappresenta il principale mediatore chimico dello stress nel cervello e sembra essere coinvolto negli effetti prodotti da PACAP.

Gli autori hanno proprio di mostrato che il trattamento intra-cerebro-ventricolare con quest’ultimo composto era in grado di stimolare le sensazioni di ansia negli animali valutate attraverso un apposito test comportamentale. Sorprendentemente, questi effetti venivano attenuati con la somministrazione contemporanea di una molecola in grado di bloccare il recettore di CRF e quindi la via di segnalazione da questo attivata. Inoltre, l’azione di PACAP determinava un aumento di CRF in differenti aree cerebrali dei roditori, specialmente di quelle deputate a processare le sensazioni di gratificazione (ipotalamo, amigdala), inclusa quelle associate al cibo.

Lo studio ha quindi chiarificato un meccanismo neurofisiologico ritenuto oscuro, dimostrando l’effetto anti-gratificante della molecola PACAP e il suo ruolo nel mediare le risposte comportamentali allo stress. Non solo, ha anche rivelato un possibile bersaglio terapeutico per il trattamento dei disordini alimentari compulsivi.

Bigliografia :

Fonti :

lun 17 giugno 2013
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