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Un programma di allenamento di resistenza della durata di 8 settimane, svolto tre volte alla settimana, è stato associato a significativi miglioramenti della composizione corporea e del profilo lipidico in donne adulte con obesità. I risultati suggeriscono che l’esercizio di resistenza può rappresentare un valido supporto non farmacologico nella gestione del rischio cardiometabolico.
Lo studio
Lo studio ha coinvolto 30 donne obese (età media 29 anni) che hanno seguito un protocollo supervisionato a intensità bassa-moderata, con progressiva crescita del volume di allenamento, della complessità degli esercizi e della resistenza applicata. La composizione corporea è stata valutata mediante bioimpedenziometria (BIA), mentre il profilo lipidico è stato analizzato attraverso prelievi ematici a digiuno.
Al termine delle 8 settimane, le partecipanti hanno registrato una riduzione significativa del peso corporeo, dell’indice di massa corporea (IMC) e della percentuale di massa grassa. Parallelamente, sono stati osservati miglioramenti clinicamente rilevanti dei parametri metabolici, con una diminuzione dei livelli di trigliceridi, colesterolo totale e colesterolo LDL e un aumento del colesterolo HDL.
Secondo gli autori, questi dati rafforzano il ruolo dell’allenamento di resistenza come intervento complementare nei programmi di trattamento dell’obesità, grazie ai benefici sia sulla composizione corporea sia sui principali marker del rischio cardiovascolare.
Significato clinico
Per medici e nutrizionisti, l’inserimento di un programma strutturato di esercizi di resistenza, supervisionato e progressivo, può rappresentare un’importante integrazione alle strategie nutrizionali e comportamentali rivolte alle donne con obesità, contribuendo al miglioramento del profilo.

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