Grasso epatico e salute metabolica


Una nuova evidenza clinica suggerisce che, nella gestione della steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), il fattore determinante per la riduzione del grasso epatico non è tanto il modello dietetico adottato quanto la capacità di ottenere una perdita di peso sostenibile e ridurre il consumo di alimenti ultra-processati (UPF).
È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato controllato della durata di sei mesi, condotto su pazienti con MASLD e sovrappeso/obesità, che ha confrontato gli effetti di una dieta mediterranea, di una dieta a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto proteico (LCHO) e delle raccomandazioni nutrizionali standard.
Lo studio
Lo studio ha coinvolto 173 pazienti adulti con MASLD che non avevano mai ricevuto una consulenza nutrizionale strutturata. I partecipanti sono stati randomizzati in tre gruppi:
- Dieta mediterranea (MeD)
- Dieta low-carb ad alto contenuto proteico (LCHO)
- Consigli nutrizionali standard (controllo)
L’endpoint principale era la variazione del contenuto di grasso epatico, misurato tramite parametro di attenuazione controllata (CAP). Tra gli endpoint secondari figuravano peso corporeo, parametri metabolici, composizione corporea e consumo di alimenti ultra-processati.
Dei 173 soggetti arruolati, 148 (85,5%) hanno completato il follow-up di sei mesi.
Il CAP si è ridotto in modo significativo all’interno del gruppo LCHO e del gruppo controllo, ma non sono emerse differenze statisticamente significative tra i diversi approcci dietetici.
Parallelamente, tutti i gruppi hanno mostrato:
- riduzione significativa del peso corporeo;
- diminuzione del BMI;
- miglioramento delle misure di adiposità;
- miglioramento del profilo metabolico;
- incremento della qualità complessiva della dieta;
- riduzione del consumo di alimenti ultra-processati.
Il ruolo chiave di BMI e ultra-processati
L’aspetto più rilevante emerge dall’analisi mediante modellazione a equazioni strutturali (SEM), che ha permesso di identificare i fattori realmente associati alla riduzione del grasso epatico.
Gli autori non hanno osservato alcun effetto diretto del modello alimentare scelto sui cambiamenti del CAP.
Al contrario, due variabili si sono dimostrate predittori indipendenti e significativi del miglioramento della steatosi:
- riduzione del BMI (β=14,34; IC95% 10,55-18,13);
- riduzione del consumo di alimenti ultra-processati (β=0,64; IC95% 0,25-1,03).
In altre parole, indipendentemente dal fatto che i pazienti seguissero una dieta mediterranea, low-carb o semplicemente raccomandazioni nutrizionali standard, i maggiori benefici sul fegato sono stati osservati in chi perdeva peso e riduceva maggiormente gli UPF.
Significato clinico
I risultati mettono in discussione l’idea che uno specifico modello dietetico sia necessariamente superiore agli altri nel trattamento della MASLD.
Per medici, epatologi, diabetologi e nutrizionisti, il messaggio pratico è chiaro: l’obiettivo dovrebbe essere quello di favorire strategie alimentari personalizzate che migliorino l’aderenza nel lungo periodo, concentrandosi soprattutto su:
- perdita di peso clinicamente significativa;
- riduzione degli alimenti ultra-processati;
- miglioramento complessivo della qualità della dieta.
Secondo gli autori, un approccio meno prescrittivo e più centrato sul paziente potrebbe facilitare il mantenimento dei risultati nel tempo e rappresentare una strategia facilmente applicabile nella pratica clinica quotidiana.

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EpatosteatosiL'epatosteatosi, nota anche come fegato grasso, consiste in un eccessivo accumulo di grasso sotto forma di trigliceridi nelle cellule epatiche.
