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FAME E APPETITO

Se è vero che l'animale si nutre per soddisfare lo stimolo biologico, è verosimile che ciò non accade per l'uomo. 

Nell'uomo intervengono diverse variabili che condizionano l'assunzione alimentare; in ordine:


Fame

Determina l'inizio del pasto, la dimensione e la qualità nutrizionale dello stesso (esprime la richiesta biologica dell'organismo, ovvero la necessità fisiologica di energia e macronutrienti).


Appetito

Determina l'inizio del pasto, la dimensione e la qualità nutrizionale dello stesso (l'appetito esprime il desiderio a mangiare in un determinato momento, desiderio che usualmente, ma non necessariamente, ha una correlazione positiva con la fame. Esso rifletterebbe la fame fisiologica, ma anche altre variabili, come la palatabilità e la disponibilità di un cibo o lo stato emotivo concomitante).


Saziazione

Determina la fine del pasto. (La saziazione inibisce la fame e l'appetito all'interno del pasto. Esprime quindi i processi che, durante il pasto, portano alla sazietà: distensione e svuotamento gastrici, contrazioni, peptidi gastrici e neuropeptidi, glicemia...).


Sazietà

Regola l'intervallo tra un pasto e l'altro, e la frequenza dei pasti. (La sazietà è l'espressione dei processi psico - biologici che allontanano o avvicinano un pasto all'altro. Le variabili fisiologiche, quali le sensazione gastriche, i peptidi gastrici, i neuropeptidi, gli ormoni (insulina, glucagone etc..), la disponibilità di substrati ematici (glucosio, aminoacidi, acidi grassi liberi), o altri fattori metabolici, possono interagire, o essere condizionate, dalle variabili esterne 'ambientali'. Nell'espressione umana del processo di sazietà intervengono allora altri fattori: 'edonico', cognitivo, emozionale, psicologico, culturale e sociale. Tali variabili possono, nel caso del disturbo del comportamento, aumentare la frequenza e la dimensione dei pasti giornalieri, o indurre il digiuno prolungato, sino a confluire nella vera e propria patologia comportamentale. In questa condizione la variabile fisiologica è dominata da quella psicologica).


I NEUROMEDIATORI

Serotonina

La serotonina, (o 5-idrossi-triptamina, 5-HT) ha un ruolo importante nella regolazione centrale dell'assunzione di cibo. Agisce sull'ipotalamo ventro-mediale, determinando l'inibizione del consumo di cibo, ma anche sulla corteccia piriforme sul nucleo parabrachiale laterale del tronco encefalico. Anche il sistema nervoso autonomo, in particolare a livello del tratto gastroenterico, presenta neuroni serotoninergici che potrebbero contribuire alla regolazione dell'assunzione di cibo.  Gli studi sui farmaci serotoninergici evidenziano che essi non incidono sulla frequenza dei pasti, ma riducono la velocità di assunzione del cibo e la quantità di alimenti consumata per ciascun pasto. La 5-HT sembra quindi potenziare la sazietà, piuttosto che inibire l'appetito. Anche la sensazione di sazietà post-prandiale appare influenzata dalla serotonina, che va aumentando nell'ipotalamo laterale con l'assunzione di cibo. La dieta al contrario, in quanto apportatrice di basse quantità di triptofano (naturale precursore della 5-HT), determina una inevitabile riduzione della sintesi centrale di serotonina. Anche la qualità del pasto influisce sulla produzione di serotonina: pasti ricchi di carboidrati aumentano la quantità del triptofano che passa attraverso la barriera ematoencefalica, con conseguente aumento dei livelli di serotonina. Numerosi studi confermano la relazione tra carboidrati - serotonina e l'effetto risultante di maggior sazietà: la secrezione ipotalamica della serotonina è selettivamente stimolata dai carboidrati e ciò costituirebbe un controllo feed-back del consumo di glucidi. I farmaci serotoninergici infatti riducono il consumo di carboidrati, mentre aumentano lievemente l'assunzione di proteine e non modificano il consumo di grassi.  La serotonina comunica con numerosi sottotipi di recettori cellulari. Alcuni farmaci inibitori del reuptake di serotonina, che stimolano recettori del sottotipo 5-HT1A, regolano anche il tono dell'umore: azione antidepressiva. Nell'uomo, un ruolo rilevante potrebbe essere svolto dai recettori 5-HT2A, associati significativamente alla Anoressia Nervosa. Il meccanismo dell'azione anoressizzante della serotonina è relativamente poco noto.  I sistemi serotoninergici ipotalamici interagiscono con vari altri sistemi di neuromediatori. In particolare con:

  • La colecistochinina(CCK) che sembra agire centralmente in modo sinergico con la serotonina e potrebbe potenziarne l'azione anoressizzante. 
  • La noradrenalina, inibendone la produzione. 
  • Il Neuropeptide Y (NPY) del nucleo arcuato dell'ipotalamo, inibidendone l'attività. Ciò ipotizzerebe un ruolo di oressizzante dell'NPY. 
  • Vari ormoni, quali l'insulina, il cortisolo e la leptina. 

Catecolamine

Adrenalina e noradrenalina, costituenti il sistema catecolaminergico, partecipano al controllo del peso corporeo sia centralmente che in periferia, attraverso la regolazione dell'assunzione di cibo e del dispendio energetico. La noradrenalina non sarebbe un mediatore diretto della stimolazione dell'appetito, ma piuttosto un inibitore dei sistemi di sazietà dell'ipotalamo mediale.  La stimolazione di recettori a2 adrenergici nel nucleo paraventricolare (PVN) dell'ipotalamo determina un aumento dell'assunzione di cibo, aumentando selettivamente il consumo di carboidrati. Considerando i rapporti anatomici esistenti tra terminazioni serotoninergiche e noradrenergiche del nucleo paraventricolare, si è ipotizzato che l'effetto anoressizzante della serotonina sia, almeno in parte, mediato dalla inibizione dell'attività noradrenergica. È stato osservato che l'attività noradrenergica nel PVN mostra un ritmo circadiano analogo a quello dell'assunzione di cibo. In maniera sincrona con i propri ritmi, l'attività adrenergica nel nucleo paraventricolare regola il ritmo circadiano nell'assunzione di cibo.  L'aumento della glicemia aumenta il turnover della noradrenalina e riduce la densità dei recettori a2 adrenergici del PVN, e questo potrebbe essere uno dei meccanismi con cui la glicemia modula le sensazioni di fame e di sazietà. Recenti studi evidenziano che l'aumento del peso corporeo determina un aumento della densità dei recettori a1 adrenergici ed una riduzione degli a2 nel nucleo paraventricolare, rendendo tale nucleo meno sensibile all'azione oressizzante della noradrenalina; questo potrebbe essere un meccanismo di regolazione dell'appetito in relazione al peso corporeo.  Nell'ipotalamo laterale, ed in particolare nell'area perifornicale, la noradrenalina e l'adrenalina, attraverso recettori beta adrenergici, riducono l'assunzione di cibo. La stimolazione dei recettrori b riduce il numero dei pasti, mediante l'aumento dell'intervallo tra un pasto e l'altro, della durata di ciascun pasto, e della dimensione del pasto; ne risulta una diminuzione complessiva dell'assunzione di cibo, non selettiva, che interessa tutti i macronutrienti. Quest'effetto contribuisce all'azione anoressizzante di alcuni farmaci quali le anfetamine e la sibutramina.

La sibutramina, a differenza delle anfetamine, inibisce solo il reuptake dell'adrenalina, limitando gli effetti collaterali derivati dalla secrezione non fisiologica delle catecolamine.