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ANALISI DELL'ALIMENTAZIONE

Tra le indagini per la valutazione dello stato nutrizionale del soggetto obeso, l'analisi delle abitudini alimentari è considerata il primo approccio diagnostico, a completamento della storia ponderale e delle esperienze pregresse per la gestione del peso. Essa viene associata alle analisi della composizione corporea, del metabolismo e di laboratorio. Lo studio dell'alimentazione, per la maggior parte degli operatori professionali impegnati nella cura dell'obesità, può essere delineato in due percorsi:

  • analisi delle abitudini alimentari (diario alimentare)
  • analisi del comportamento alimentare (psicometria)

L'efficacia di un programma per il calo ponderale deve essere misurata non soltanto in base all'entità dei kili persi, ma anche attraverso l'analisi dell'evoluzione dei parametri psicologici e comportamentali. Numerosi e recenti studi confermano l'aumento delle distorsioni dell'atteggiamento verso il cibo e del comportamento alimentare, indipendentemente dal reale stato di sovrappeso o normopeso. Occorre poi ricordare che uno degli scopi del trattamento dell'obesità è il miglioramento della qualità della vita, intesa come sensazione soggettiva di benessere (fisico e psicologico) dei pazienti; periodiche valutazioni della qualità della vita sono quindi utili per migliorare e rendere più efficace la terapia nel singolo.
La conoscenza del comportamento alimentare dei singoli pazienti è, quindi, una premessa indispensabile al trattamento dell'obesità. Tra gli obesi, si possono riconoscere molteplici pattern di comportamento alimentare e di atteggiamento verso il cibo. Di conseguenza, l'approccio terapeutico deve essere differenziato da un paziente all'altro, in base al singolo comportamento alimentare.
Nel 6 - 30% dei soggetti obesi, che si sottopongono a programmi per il controllo del peso corporeo, si evidenzia la necessita di specifici trattamenti psicoterapici e/o psicofarmacologici. È quindi necessario disporre di strumenti agili per lo screening e la diagnosi degli eventuali disturbi associati all'eccesso ponderale, in maniera da poter effettuare gli interventi adeguati nei pazienti affetti.
Nel DSM-IV, ad esempio, manuale per la diagnosi dei disturbi mentali della American Psychiatric Association, si definiscono i criteri diagnostici per il Binge Eating Disorder o Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Questo disturbo, caratterizzato da ricorrenti episodi di perdita di controllo sul cibo. 
Anche altre alterazioni del comportamento alimentare e dell'atteggiamento verso il cibo possono influire sull'approccio terapeutico. Nelle pazienti con bulimia nervosa, l'eccessiva restrizione alimentare - la dieta ferrea - favorisce i successivi episodi di perdita di controllo, contribuendo al mantenimento della sintomatologia. Analogamente, negli obesi che si sottopongono a una forte restrizione alimentare (diete sotto le 900 calorie), può essere utile contrastare l'atteggiamento restrittivo per limitare il rischio più elevato della perdita di controllo. In questo ambito può essere utile programmare la terapia, secondo i suggerimenti presenti nel capitolo "La Dietoterapia".
Altri parametri di potenziale utilità terapeutica sono la tendenza ad alimentarsi in risposta a stimoli emotivi (emotional eating) e la distorsione dell'immagine corporea.

DIARIO ALIMENTARE

Riguardo all'analisi delle abitudini alimentari, si possono ottenere informazioni interessanti attraverso l'automonitoraggio dell'assunzione di cibo, cioè facendo compilare un diario alimentare.
Questo strumento viene proposto come mezzo diagnostico per indagare il comportamento alimentare; ma risulta anche di grandissima utilità nella terapia dell'obesità. Anche se attualmente non conosciamo l'esatto meccanismo biologico e/o psicologico attraverso il quale la dieta porta allo sviluppo di emozioni negative, è bene tenere sempre a mente che queste possono essere la conseguenza della dieta e che molti sintomi psicologici (depressione, isolamento sociale, ansia) possono essere dovuti alla restrizione esagerata di cibo e/o alla volontà rigida di conseguire un peso irrealizzabile.
Per tali ragioni il diario alimentare diventa uno strumento non solo per lo studio del bilancio energetico nutrizionale, ma anche per fornire informazioni importanti su eventuali problemi alimentari e per aiutare l'obeso nel processo di cambiamento. Nell'auto compilazione del diario, il paziente dovrebbe imparare a trascrivere il cibo e le porzioni assunte quotidianamente e, inoltre, a descrivere gli eventi che influenzano la scelta alimentare:

  • emozioni positive o negative
  • eventi interpersonali (lavoro, partner, famiglia, figli)
  • pensieri sul peso, sul corpo e sull'immagine corporea
  • eventi sociali, culturali.

Se tenuto in modo corretto e con costanza , il diario stesso assolverà a due compiti:

  • per il medico è lo strumento essenziale, anche nella sua natura approssimativa, per la quantificazione calorica - nutrizionale della dieta abituale, essenziale per la stima della qualità (bilancio e ripartizione tra i macro e i micronutrienti),
    utile per la disamina dei fattori inibenti o favorenti l'adesione al regime dietetico, indispensabile per iniziare lo studio degli eventuali disturbi comportamentali associati (screening)
  • per il paziente è la base per la riflessione sul proprio costume alimentare, il primo step nel processo di autocontrollo, il confronto con le proprie sensazioni interne, non necessariamente regolate dal cibo, l'analisi personale delle proprie emozioni e/o compulsioni, e delle situazioni ad alto rischio, il percorso, difficile ma indispensabile, per imparare a distinguere tra fame nervosa e biologica.

L'automonitoraggio è già sufficiente a modificare il comportamento alimentare: il paziente che sta compilando un diario alimentare tende a ridurre il numero di episodi di perdita di controllo ed a regolarizzare il proprio pattern alimentare; l'esperienza clinica mostra che alcuni pazienti perdono peso quando iniziano a compilare il diario, anche in assenza di altri interventi terapeutici. L'uso del diario alimentare a scopo valutativo del comportamento alimentare tenderebbe quindi a sottostimare l'incidenza o la gravità delle alterazioni del comportamento alimentare. Associare il diario ai test psicometrici diventa quindi essenziale per il miglior inquadramento del problema nutrizionale.
In linea con quanto esposto, premendo il bottone "Stampa" si può conseguire il modulo "Diario Alimentare" per il vostro paziente. Oltre all'annotazione fedele del cibo e delle bevande assunte quotidianamente, il paziente dovrebbe descrivere il contesto interpersonale con le emozioni e i pensieri che hanno influenzato l'alimentazione.


PSICOMETRIA

I test psicometrici sono strumenti che misurano grandezze psicologiche, traducendole in numeri. Tali strumenti sono preziosi nella ricerca clinica: quando si intendono valutare le caratteristiche psicopatologiche di una popolazione, oppure correlare caratteri psicologici e parametri clinici, oppure ancora verificare gli effetti di un trattamento. I test psicometrici per lo studio del comportamento alimentare sono potenzialmente assai utili anche nella pratica clinica quotidiana. Infatti, i punteggi numerici dei test possono essere utilizzati per identificare i pazienti da sottoporre a specifici interventi terapeutici; inoltre, la ripetizione dei test nel tempo e la valutazione delle differenze nei punteggi consente di osservare in maniera semplice gli effetti della terapia nei singoli casi.



I limiti della psicometria

Gli strumenti psicometrici si distinguono in due grandi categorie: i questionari autosomministrati e le interviste strutturate. I questionari sono serie di domande (items) che possono avere risposte Si/No, risposte multiple, eccetera; il paziente compila direttamente il questionario, senza l'aiuto dell'investigatore, ed in base alle risposte vengono assegnati, secondo uno schema preordinato, dei punteggi. Nelle interviste strutturate, invece, l'investigatore pone al paziente delle domande prestabilite ed assegna alle risposte (verbali) un punteggio, seguendo uno schema di valutazione precedentemente indicato. In generale, i questionari sono strumenti più agili e semplici da somministrare, mentre le interviste sono più complesse, ma consentono di ottenere risultati più affidabili.
Qualunque sia il formato del test, esso deve possedere la capacità di misurare in maniera affidabile, ripetibile e specifica la grandezza (psicologica) che si intende valutare. La dimostrazione dell'affidabilità del test avviene mediante studi di validazione assai complessi.
La grande maggioranza dei questionari e delle interviste utilizzate nel mondo sono state validate in lingua inglese. Per moltissimi test non esistono traduzioni italiane; anche nei casi in cui una traduzione è stata effettuata, spesso non è stata eseguita una corretta procedura di validazione della versione tradotta. La scelta di test disponibili in Italia, quindi, è attualmente assai limitata. Considerando la limitazione linguistica, tratteremo soltanto i test che sono già stati validati in Italiano o che sono in fase avanzata di validazione.

  • Questionari per lo screening del disturbo da alimentazione incontrollata
    Si può utilizzare la Binge Eating Scale (BES) o, in alternativa, il Bulimic Investigation Test of Edinburgh (BITE)
    Ambedue i test sono stati concepiti per la bulimia nervosa, ma possono essere applicati allo studio dell'obesità.
    La BES è un questionario piuttosto breve (18 items) con una buona sensibilità, ma scarsa specificità, che studia i fenomeni di perdita di controllo sul cibo.
    Il BITE è un questionario più lungo, che indaga anche i comportamenti compensatori della bulimia (vomito, digiuno). 
    I punteggi si articolano in due scale: una Scala dei Sintomi ed una Scala di Gravità. 
  • Questionari per una ulteriore caratterizzazione del comportamento alimentare
    Questionari autosomministrati impiegati nei pazienti obesi per la definizione di altre caratteristiche del comportamento alimentare e dell'atteggiamento verso il cibo (la perdita di controllo ad esempio), che possono influire sulle decisioni terapeutiche. 

Eating Attitude Test (EAT): ampiamente utilizzato per lo studio dei sintomi di anoressia nervosa.
Three-Factor Eating Questionnaire (TFEQ): uno dei test più frequentemente impiegati a livello internazionale, è stato sviluppato specificamente per lo studio del comportamento alimentare nei pazienti obesi, misura, su tre diverse scale: restrizione alimentare, disinibizione e suscettibilità alla fame
Body Uneasiness Test (BUT): studio dell'immagine corporea può fornire utili indicazioni nei pazienti che si intendono inviare alla psicoterapia.

  • Le interviste strutturate
    I questionari autosomministrati, come segnalato in precedenza, consentono di individuare i casi sospetti, ma non di formulare diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata; per questo ultimo aspetto, è necessaria una intervista.

Eating Disorder Examination 12.0D (EDE): intervista strutturata per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, che consente di formulare diagnosi secondo le categorie del DSM-IV Inoltre, la EDE fornisce punteggi relativi a Restrizione, Preoccupazione per il cibo, Preoccupazione per il peso e Preoccupazione per la forma del corpo. L'applicazione dell'intervista richiede 20-30' per ciascun paziente. Essa è un prezioso strumento di approfondimento diagnostico nei pazienti che sono risultati oltre la soglia di attenzione per il disturbo da alimentazione incontrollata e non è quindi proponibile come strumento di uso generale nei pazienti obesi.

  • La misurazione della qualità della vita
    Il trattamento di una malattia cronica, quale l'obesità, è rivolto al miglioramento della durata e della qualità della vita dei pazienti. Nonostante ciò, nella pratica clinica spesso si utilizza come parametro dell'efficacia del trattamento soltanto il peso corporeo, senza includere misurazioni della qualità della vita. Al contrario, la scelta del trattamento dovrebbe essere condotta valutando gli effetti di ciascuna terapia sulla qualità della vita, controllando le variazioni di tale parametro nei singoli pazienti durante il trattamento.
    La qualità della vita, definita come la sensazione soggettiva di complessivo benessere dell'individuo, può essere misurata con questionari generici oppure con strumenti disegnati specificamente per i pazienti affetti da singole malattie. In generale, gli strumenti generici sono più affidabili, ma meno sensibili. 

Obesity-Related WELLbeing questionnaire (ORWELL 97): è consigliato il suo impiego prima dell'inizio del trattamento, e successivamente ad intervalli regolari di 3-6 mesi, per valutare gli effetti della terapia.

Una proposta di protocollo psicometrico per l'obesità
Per l'uso nella pratica clinica obesiologica si potrebbe indicare il seguente protocollo:

  • Misurazione della qualità della vita (ORWELL 97)
  • Screening del Disturbo da Alimentazione Incontrollata con BES o BITE. A completamento dello studio del comportamento alimentare dei pazienti possono eventualmente essere utilizzati anche altri test che studiano aspetti specifici diversi dalla perdita di controllo, quali EAT, TFEQ e BUT.
  • I soggetti risultati positivi alla BES (o al BITE) dovranno essere sottoposti ad una indagine di approfondimento, quale la EDE 12.0D.
  • Ad intervalli di tempo regolari (ogni 3-6 mesi) i pazienti dovranno essere sottoposti ad ulteriori controlli riguardo all'andamento della qualità della vita (ORWELL 97) e delle perdite di controllo sul cibo (BES o BITE), in modo da verificare gli effetti del trattamento.

  • I sintomi della perdita di controllo:

    >Mangiare molto più rapidamente del normale.
    >Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni.
    >Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati.
    >Mangiare da soli a causa dell'imbarazzo per quanto si sta mangiando.
    >Sentirsi disgustati verso sé stessi, depressi, o molto in colpa dopo le abbuffate.
    >È presente marcato disagio riguardo al mangiare incontrollato.
    >Il comportamento alimentare incontrollato si manifesta, mediamente, almeno per due giorni
    alla settimana in un periodo di 6 mesi.
    >L'alimentazione incontrollata non è associata con l'utilizzazione sistematica di comportamenti compensatori inappropriati (ad esempio digiuno, vomito provocato, esercizio fisico prolungato, uso di purganti).