Insufficienza respiratoria da pat.app.scheletrico

L'insufficienza respiratoria è l’incapacità del sistema respiratorio di assicurare un adeguato scambio di ossigeno e anidride carbonica a causa di una patologia che coinvolge le ossa.
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Per insufficienza respiratoria da patologia dell’apparato scheletrico s’intende l’incapacità del sistema respiratorio di assicurare un’adeguata ossigenazione del sangue e/o di assicurare un efficiente eliminazione dell’anidride carbonica (CO2) nell’ambiente esterno, a causa di una patologia che coinvolge le ossa.

Per prevenire l’insufficienza respiratoria è fondamentale il controllo dei fattori di rischio e in particolare si raccomanda di:

  • non fumare ed evitare di esporsi al fumo passivo e al fumo di tabacco ambientale (ETS);
  • adottare una dieta sana ed equilibrata;
  • svolgere attività fisica con regolarità anche attraverso esercizi di ginnastica respiratoria;
  • eseguire la vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica.

Insufficienza respiratoria ipossemica

Si parla di insufficienza respiratoria ipossiemica (tipo I, o parziale) quando la concentrazione di ossigeno nel sangue è bassa. L’Insufficienza respiratoria di tipo I è la forma più comune e si può riscontrare in tutte le condizioni patologiche che coinvolgano i polmoni.

Insufficienza respiratoria ipossiemica e ipercapnica

Quando anche i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati si parla di insufficienza respiratoria ipossiemica e ipercapnica (tipo II, o totale). In questo caso, soprattutto nelle forme gravi e in quelle a rapida insorgenza, l’eccesso di anidride carbonica presente rende acido il sangue (cioè il pH del sangue arterioso è inferiore a 7,35). In una prima fase, i reni tentano di tamponare compensare questo eccesso di acidità, mettendo in circolo dei bicarbonati. Quando anche questo meccanismo di compenso diventa insufficiente, compare l’acidosi respiratoria, condizione che rappresenta un’emergenza medica.

La forma di tipo II si può riscontrare in patologie toraco-polmonari a carattere ostruttivo (forme gravi di broncopneumopatia cronica ostruttiva e di asma, enfisema, polmoniti), o restrittivo (forme avanzate di fibrosi polmonare e patologie che causano scarsa ventilazione polmonare, come gravi deformità della gabbia toracica, malattie neuromuscolari, obesità grave, avvelenamenti/overdose di droghe o farmaci con depressione dei centri respiratori, danni cerebrali).

Forme di insufficienza respiratoria

Si distinguono due forme di insufficienza respiratoria:

  • acuta (cioè a insorgenza rapida e improvvisa),
  • cronica (cioè che si manifesta progressivamente per stabilizzarsi o evolvere nel tempo). Quest’ultima può improvvisamente riacutizzarsi per un evento intercorrente (es. un’infezione delle vie aeree).

Sintomatologia

I sintomi dell’insufficienza respiratoria variano a seconda della causa che ha provocato la malattia. Tuttavia, comuni a tutte le condizioni sono:

  • dispnea (affaticamento del respiro),
  • tachipnea (aumento del numero degli atti respiratori: >30/minuto),
  • cianosi (colorazione bluastra della cute, labbra, unghie),
  • tachicardia (accelerazione del battito cardiaco) e aritmie,
  • stato confusionale,
  • ridotto livello di risposta agli stimoli (iporeattività),
  • sonnolenza, fino alla letargia o allo stato di incoscienza.

Diagnosi

La diagnosi di insufficienza respiratoria si basa sia sulla valutazione del medico (anamnesi ed esame obiettivo) sia sull’esecuzione di esami strumentali e test di laboratorio a supporto della presunta diagnosi.

Stile di vita

L’eccesso di peso peggiora i sintomi della BPCO, poiché sostenere un peso maggiore comporta anche un maggior lavoro per il corpo e impedisce ai polmoni di dilatarsi completamente.

Le indicazioni sono di:

  • Tenere sotto controllo il peso corporeo cercando di perdere il peso in eccesso;
  • Non fumare;
  • Praticare attività fisica regolare in base alle proprie condizioni cliniche (minimo 150 minuti a settimana, ottimali 300 minuti).

Il piano alimentare e il programma di attività fisica vanno personalizzati da specialisti esperti (pneumologo, dietologo, nutrizionista, cardiologo, fisiatra), che devono costantemente confrontarsi al medico curante.

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