Nutrizione e attività fisica

Lo sportivo è in genere una persona in buono stato di salute, con particolari esigenze nutrizionali a seconda della disciplina che pratica
nutrizione e attività fisica

L’atleta e lo sportivo, indipendentemente dalla disciplina seguita, sono di norma individui giovani e in buono stato di salute. E se non proprio giovanissimi, si tratta pur sempre di persone che godono di un eccellente stato di salute.

Ebbene, come debbono essere indirizzate le loro scelte alimentari nella vita di tutti i giorni?

E quali  le basi di una corretta alimentazione?

L’educazione alimentare fin da bambini

L’attuale tendenza ad un avviamento sportivo sempre, e giustamente, più precoce consente di intervenire per tempo sulle abitudini alimentari dei giovanissimi sportivi correggendone fin dai primi anni di vita gli errori nutrizionali sia quantitativi che qualitativi.

In tal senso è fondamentale il ruolo educativo svolto dall’allenatore e dall’insegnante di educazione fisica  perché spesso  il bambino identifica in loro una figura educativa, importante e che istintivamente tende a imitare.

E’ perciò necessario che allenatori ed educatori fisici abbiano una adeguata conoscenza delle problematiche relative all’alimentazione e sappiano anche comunicare ai loro allievi, affinché acquisiscano un corretto rapporto con il cibo, contribuendo così al loro sano sviluppo e favorendone la crescita anche sportiva.

Buone abitudini alimentari significano buona salute, e solo se gode di un buono stato di salute psico-fisica lo sportivo può esprimere al meglio le proprie qualità e potenzialità atletiche ed affermarsi nelle competizioni.

Le basi della nutrizione dello sportivo agonista

Dall’insieme di queste considerazioni scaturisce la necessità che il regime nutrizionale di un atleta di elevato valore agonistico rappresenti il risultato di un articolato protocollo di valutazione che comprenda aspetti clinici, antropometrici, metabolici e nutrizionali.

Questo approccio, prevalentemente clinico, della nutrizione degli atleti di élite, deriva dal fatto che questi sono soggetti sani, che rispetto alla popolazione generale si caratterizzano per un più elevato dispendio energetico direttamente correlato allo specifico programma di allenamento.

Il regime nutrizionale di un atleta è importante, ma la qualità della prestazione sportiva dipende in grande misura dalle caratteristiche genetiche e costituzionali del soggetto, e può essere migliorata realmente solo attraverso il paziente e articolato processo di allenamento, che deve tener conto anche delle componenti psicologiche dell’atleta e quindi non può trascurare neppure il suo rapporto psicologico, sociale e culturale con il cibo.

Il nutrizionista e il medico sportivo in genere devono inserirsi in questo complesso fenomeno con onestà, buonsenso e obiettività, convinti dell’importanza del loro contributo, ma senza la pretesa di sostituirsi all’allenatore, evitando di generare successive aspettative o peggio ancora una sorta di “dipendenza” psicologica nell’atleta.

Non esistono alimenti o sostanze o formule magiche in grado di garantire il successo; tutto avviene in modo graduale e fisiologico, frutto del costante impegno di molti, ma soprattutto del lavoro e delle capacità psico-fisiche degli atleti.

Il ruolo della Scienza dell’Alimentazione

Quale deve essere allora il ruolo che la Scienza dell’Alimentazione può e deve ricoprire nell’attuale panorama multiforme nel mondo dello sport, così importante nelle moderne società del benessere da rappresentare uno dei settori economici più floridi e perciò maggiormente sottoposto a pressanti influenze commerciali e a pesanti condizionamenti pubblicitari?

Fondamentale è il ruolo di osservazione e di controllo delle abitudini alimentari spontaneamente adottate dalla popolazione sportiva.

Oltre alla verifica periodica dei reali consumi alimentari si potrebbe così osservare anche l’andamento delle principali “patologie del benessere” e indagare quanta influenza possa avere su queste l’adozione di uno stile di vita più sano (esercizio fisico, corretto regime nutrizionale, moderato consumo di alcool e astensione dal fumo).

Sarebbe inoltre possibile avviare un adeguato programma di educazione alimentare rivolto a tutti i praticanti di qualsiasi età e sesso, sfruttando proprio quella naturale tendenza degli sportivi a ricercare, talvolta in modo ossessivo la “formula magica” per migliorare le proprie prestazioni atletiche.

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