Terapia funzionale in fisiologia nella donna

Mal di testa, alterazioni del ciclo mestruale, menopausa sono i disturbi più frequenti nelle donne, per i quali una alimentazione specifica sembra essere di aiuto
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Cefalea/Emicrania

In Italia 7,2 milioni di persone soffrono di mal di testa, il 12 per cento della popolazione in generale e ben il 18 per cento di quella femminile. Questo disturbo negli adulti può assumere circa 200 forme diverse, racchiuse in due grandi categorie, cefalee primarie e cefalee secondarie. Tra le primarie la più diffusa è l’emicrania che rappresenta la terza malattia in termini di prevalenza e la sesta causa di disabilità al mondo.
Il dolore è localizzato alla testa e può essere di varia intensità, continuo o intermittente, cronico o episodico, isolato o accompagnato da altri sintomi quali ipersensibilità a luci, nausea, vomito.

Le forme di cefalee primarie più frequenti sono due:

• Cefalea muscolo-tensiva : rappresenta la forma più comune, soprattutto nel sesso femminile, e dipende principalmente dalla contrazione dei muscoli del capo e del collo associata a condizioni di tensione. Questa forma di cefalea presenta un’intensità media-lieve e si localizza principalmente nella regione occipitale (parte posteriore del cranio). La cefalea tensiva può essere correlata allo stress, alla depressione, all’ansia o alla postura scorretta.
• Emicrania: costituisce il secondo tipo più comune di cefalea primaria, colpisce prevalentemente le donne adulte, ma può presentarsi anche in età infantile. È un disturbo di natura neurovascolare. Questa forma di cefalea si caratterizza per il dolore molto intenso e pulsante e per essere localizzato principalmente nella regione frontale, sopra l’occhio e la tempia. Può essere innescato da una serie di fattori e si associa a sintomi come: nausea, vomito, fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità al suono) e/o osmofobia (sensibilità agli odori). Ne esistono due varianti: emicrania con o senza aura. L’aura consiste in una serie di sintomi transitori di tipo neurologico (disturbi visivi, sensoriali e della parola), che precedono e accompagnano particolari forme di emicrania.
Nelle varie forme è importante stabilire con appropriati percorsi diagnostici la causa del mal di testa per evitare di prendere troppi analgesici e trovare prima possibile i rimedi appropriati.

I fattori responsabili della cefalea

Molti fattori possono scatenare il mal di testa, e vista la difficoltà di diagnosi non è spesso semplice risalire alle cause in poco tempo, tra questi anche un forellino nel cuore (chiamato forame ovale pervio) sulla parete che separa l’atrio destro e sinistro, fortunatamente però, chiuso il forellino, il dolore scompare quasi sempre. Ma i fattori più comuni sono:
• Stress emozionale e fisico soprattutto legato all’ambiente lavorativo.
• Scarso riposo dell’organismo a causa di sonno insufficiente o disturbato che provoca alterazioni del ritmo sonno-veglia.
• Fluttuazioni dei livelli ormonali nella donna.
• Insufficiente apporto di nutrienti, consumo di alimenti specifici e disidratazione.
• Cambiamenti di stagione e di clima.
Gli attacchi cefalalgici sono più frequenti e gravi in autunno/inverno, e minori in estate. Alcuni studi ritengono che la vitamina D, di cui facciamo scorta d’estate grazie all’esposizione solare , possa avere un ruolo importante nel ridurre l’infiammazione associata alla cefalea, così come avviene in altri disturbi infiammatori. È quindi opportuno valutare i livelli di vitamina D, specie in autunno, e integrarli se inadeguati.
Inoltre, il mal di testa si associa spesso alla sinusite che con l’autunno e l’inverno, per via di una maggiore congestione dei seni paranasali, può scatenare emicranie. Il consiglio è proverbiale: coprirsi bene con sciarpa e cappellino quando le temperature si fanno più basse ed evitare di stare a lungo al freddo.

Il ruolo del cibo

Una delle associazioni più ricorrenti, e al tempo stesso automatiche, è quella tra la comparsa di dolore alla testa e la fine del pasto. E spesso si chiama in causa l’allergia alimentare. E’ utile ricordare che sebbene siano molti e differenti i cibi accusati di provocare cefalea o anche altri disturbi non meglio precisati (maldigestione, senso di pesantezza postprandiale, eruzioni cutanee pruriginose…) in realtà sono abbastanza rari i casi gravi (per lo meno in soggetti adulti) nei quali si deve ricorrere a rimedi urgenti. Infatti, molte delle reazioni d’ipersensibilità che si osservano nell’ambito alimentare, non sono vere e proprie allergie, tanto più se il sintomo riferito è la sola cefalea. Va premesso che sono molte le sostanze contenute negli alimenti che possono provocare effetto cefalalgico.

Mestruazioni irregolari

Si parla di alterazioni del ciclo mestruale quando le mestruazioni non si presentano ogni 28 giorni. Questa regolarità è più comune nel pieno dell’età fertile di una donna, tra i 20 e i 45 anni. Prima dei vent’anni, sono abbastanza frequenti le irregolarità perché questi sono gli anni nei quali l’utero si “mette in moto” e gli ormoni sono ancora un po’ disorganizzati. Dopo i 45 anni invece, la donna si avvicina alla fine della vita mestruale e dell’età fertile, così l’utero è alla fine della sua vitalità e l’assetto ormonale è ormai alterato.
Un ciclo si definisce normale se arriva ogni 28-30 giorni, con un range che va dai 21 ai 35 giorni e nel momento in cui raggiunge una sua regolarità, tende a conservare la stessa ritmicità in quella donna. Si può affermare quindi che ogni donna ha il proprio ritmo mestruale, con una variabilità assolutamente normale e che questo ritmo, in quella donna, tende a rimanere tale negli anni successivi.

Disfunzioni del ciclo

Le alterazioni del ciclo mestruale possono riguardare la frequenza e la durata. Vi sono donne in cui il ciclo si manifesta dopo i classici 28 giorni e donne alle quali le mestruazioni arrivano ogni tre settimane. Il primo caso, in genere, non è problematico. Se invece le mestruazioni arrivano ogni tre settimane, l’eccessiva perdita di sangue può portare con sé il rischio di anemia. L’anemia cronica si manifesta con: debolezza, capogiri, pallore, accelerazione del battito cardiaco e fiato corto anche in seguito a leggeri sforzi. La stessa condizione può colpire le donne con mestruazioni abbondanti o particolarmente lunghe (8-10 giorni), tenendo come riferimento la durata normale delle mestruazioni di 5-6 giorni.
Un ciclo mestruale corto, che dura 3-4 giorni, non porta rischi. Il periodo di maggiore regolarità del ciclo mestruale è tra i 20 e i 45 anni, che coincide con l’età fertile di una donna, mentre quello dell’adolescenza e della pre-menopausa è più irregolare.
Le disfunzioni mestruali, che si manifestano quando il ciclo è irregolare, possono essere di vario tipo:
• cicli lunghi: le mestruazioni si verificano dopo i canonici 28 giorni. Di solito non rappresentano un problema;
• cicli brevi: le mestruazioni si presentano ogni tre settimane. Questa anomalia, invece, può creare problemi, perché la donna, mestruando più di dodici volte l’anno, potrebbe avere un’eccessiva perdita di sangue con conseguente rischio di anemia
• mestruazioni abbondanti (sia come quantità sia per la durata): un ciclo che dura più di 5-6 giorni può comportare un’eccessiva perdita di sangue;
• mestruazioni scarse: non ci sono rischi di alcun genere se il flusso è leggero o se dura solo 3 o 4 giorni.

Le cause del ritardo

Una volta appurato che non si tratta di una gravidanza, ecco un elenco delle possibili cause del ciclo in ritardo:
· Disturbi alimentari – Le scelte alimentari quotidiane possono influire notevolmente sul ciclo mestruale: ad esempio, se c’è carenza di ferro può risultare scarso. E non è tutto. Una perdita di peso importante può essere causa di un ciclo in ritardo o addirittura interrotto (se le mestruazioni non compaiono per oltre 3 mesi consecutivi si parla di amenorrea). Circa il 22% del corpo femminile dovrebbe essere composto da grasso: un dimagrimento improvviso o continuato fa sì che l’organismo della donna arresti il ciclo mestruale per proteggere le riserve di proteine nel sangue. Questo è ciò che si verifica nell’anoressia nervosa.
· Problemi alla tiroide – È una ghiandola che fra le sue funzioni conta anche la regolazione del metabolismo e la sintesi dei grassi. In altre parole: i suoi ormoni influenzano notevolmente l’organismo femminile, è per questo che il loro rilascio non regolare è connesso al ciclo in ritardo. Si parla di ipotiroidismo quando la ghiandola non riesce a sintetizzare gli ormoni necessari e di ipertiroidismo quando avviene il contrario. In entrambi i casi si può verificare un ritardo delle mestruazioni: è bene rivolgersi al medico per gli accertamenti del caso specie se in famiglia, da parte materna, ci sono già disordini della tiroide.
· Sindrome dell’ovaio policistico – Conosciuta con la sigla di PCOS, è un disturbo che colpisce circa il 5-10% delle donne in età riproduttiva. Generalmente le donne colpite da questa malattia sono sovrappeso e presentano una distribuzione dei peli anomala in sedi dove normalmente dovrebbero essere assenti (irsutismo). Le cause possono essere molte (vedi apposito capitolo link ) e fra i sintomi si trova spesso il ciclo in ritardo. Anche in questo caso è bene consultare il medico e il ginecologo per evitare diagnosi affrettate e per trovare la terapia più adatta.
· Periodo di forte stress – Una quotidianità troppo frenetica e piena di ansie, o una fase di stress acuto dovuta ad esempio ad un lutto o a un amore finito, può mettere a dura prova lo spirito e il fisico di una donna. Ciclo in ritardo e stress vanno spesso a braccetto perché quest’ultimo può addirittura arrivare a inibire la produzione di gonadotropine e ritardare o impedire l’ovulazione.
· Interruzione della pillola contraccettiva – in alcuni casi dopo l’interruzione dell’assunzione di un contraccettivo ormonale, come pillola, anello vaginale, cerotto o minipillola, si può verificare un periodo di ritardo mestruale. In questo caso, è consigliabile recarsi dal ginecologo per appurare che sia un periodo di riassestamento dell’organismo e, in caso, attuare una terapia di sostegno per far ripartire la cascata ormonale da cui dipendono il funzionamento ovarico e la mestruazione.
· Arrivo della menopausa – Quando si raggiungono i 50 anni, il ritardo delle mestruazioni potrebbe, essere l’avvisaglia della menopausa. E’ bene dunque consultare il proprio medico e il ginecologo.

Cosa si deve fare

L’alimentazione e lo stile di vita di una donna possono influenzare l’efficienza dell’assetto ormonale e dell’apparato riproduttivo femminile in tutte le età della vita. In caso di ritardi e di cicli mestruali irregolari è bene adottare uno stile di vita più salutare.
E’ bene mantenere uno stile di vita regolare rispettando:
– i giusti ritmi sonno-veglia
– la cadenza dei pasti principali (colazione, pranzo e cena).

E’ necessario evitare le abitudini poco salutari che spesso sono praticate dalle adolescenti (abuso di droghe, alcol, sostanze nervine ecc).

Non vanno trascurati gli eventuali difetti dello stato nutrizionale: il ciclo può essere molto irregolare o talvolta assente in caso di sovrappeso e sottopeso:
o evitare il sottopeso (BMI <18,5), tipico di alcuni disturbi del comportamento alimentare
o mantenere una percentuale di grasso normale (non sempre la carenza di grasso rientra nel sottopeso; ne sono un esempio lampante le donne che praticano culturismo)
o prevenire la malnutrizione generalizzata
o praticare attività fisica di tipo motorio e sportivo con volume e intensità ragionevoli.

Sospendere qualunque farmaco o integratore alimentare non necessario, specie se si tratta di prodotti a base di precursori ormonali, stimolanti e altro che sono anche illeciti per la legge italiana e possono essere venduti on line senza descrizione accurata degli ingredienti contenuti.

E’ bene consultare il medico (meglio un ginecologo) che valuterà con accuratezza le indagini diagnostiche da intraprendere per ricercare eventuali:
o Anomalie dell’utero e dell’ovaio (ovaio policistico)
o Disfunzioni ormonali di ghiandole periferiche
o Anemia e alterazioni delle cellule del sangue
o Aborto spontaneo; può passare inosservato nei primissimi giorni e causare mestruazioni irregolari.
• Menopausa precoce.
• Tumore dell’endometrio o altre neoplasie.
• Complicazioni gravidiche (gravidanza extra uterina)
• Infezioni dell’utero.
• Endometriosi.

Cosa NON si deve fare

• Non consultare il ginecologo e ignorare la condizione per molto tempo o, peggio ancora, in maniera definitiva; talvolta una diagnosi precoce è fondamentale.
• Fare uso di anticoncezionali intrauterini o di “giocattoli sessuali” eccessivamente invasivi.
• Seguire uno stile di vita molto stressante senza curarsi delle ripercussioni che potrebbe avere sull’equilibrio nervoso (quindi ormonale).
o Dormire poco o non rispettare le pause dei turni lavorativi.
o Saltare i pasti o mangiare solo una volta al giorno.
o Abusare di alcol o fare uso di sostanze stupefacenti
• Non curare il proprio stato nutrizionale:
o Rimanere in sottopeso.
o Occultare l’insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare (soprattutto anoressia nervosa).
o Raggiungere o mantenere una percentuale di grasso corporeo inferiore alla norma.
o Seguire diete sbilanciate o estreme.
• Praticare attività fisica di tipo motorio-sportivo con volume e intensità oltre la soglia di ragionevolezza per lunghi periodi.
• Assumere farmaci o integratori alimentari che potrebbero incidere sul ciclo mestruale (comprese alcune pillole contraccettive).

Il ruolo del cibo

La dieta abituale ha un ruolo fondamentale solo quando il ciclo irregolare ha un’eziologia nutrizionale. In tal caso è necessario consultare un dietologo o un nutrizionista che dopo gli accertamenti del caso possono consigliare una dieta personalizzata e adeguata ai vari fabbisogni individuali.

Alimenti da evitare

E’ bene sapere che non esistono cibi che peggiorano la regolarità del ciclo. E’ logico comunque pensare che prediligendone alcuni nutrizionalmente (in termine di calorie fornite) più poveri (vitamine e sali minerali) o alterando l’equilibrio nutrizionale si possa aggravare la situazione.
Sono comunque da evitare:
– regimi alimentari vegani o vegetariani stretti senza controllo del medico e del ginecologo specie per le adolescenti e le giovani donne che intendono affrontare una gravidanza
– regimi alimentari esclusivamente costituiti da cibi di origine animale
– diete monotematiche
– diete prevalentemente basate su cibi cotti e conservati
– schemi nutrizionali improvvisati e troppo restrittivi a base di pasti sostitutivi
– abuso di bevande alcoliche.

Menopausa

Il termine “menopausa” significa letteralmente “scomparsa (pausa definitiva) delle mestruazioni”. Si tratta, di fatto, della scomparsa dei cicli mestruali, che caratterizzano l’età fertile di ogni donna ed è una condizione sostanzialmente fisiologica seppure costellata di disturbi che sono causati dall’esaurimento delle funzioni dell’ovaio. Infatti, il patrimonio di follicoli sito nell’ovaio, ossia di cellule potenzialmente riproduttive e fecondabili, è già biologicamente programmato per esaurirsi intorno ai 50 anni e si parla, in questo caso, di menopausa spontanea (naturale o fisiologica).

Al di fuori di quella spontanea, la menopausa può essere:
• chirurgica, quando per una malattia qualsiasi gli ovai vengono asportati con intervento chirurgico
• chirurgica e precoce, quando gli ovai vengono asportati per malattie varie, ma in età precoce
• precoce e spontanea, quando ancora in età fertile intervengono fattori genetici e autoimmuni che causano la distruzione dei follicoli
• iatrogena (iatròs, in greco, significa medico) quando interviene dopo trattamenti e cure mediche effettuate per la cura dei tumori per esempio chemioterapia o radioterapia.

Per capire meglio ricordiamo alcuni altri termini di cui si parla spesso in riferimento al periodo della menopausa, ma che non rientrano propriamente nella definizione di menopausa.
Il climaterio è il periodo durante il quale avviene il passaggio dal periodo fertile alla senilità. Durante questo periodo la funzionalità dell’ovaio diminuisce progressivamente fino a cessare del tutto.
All’interno del climaterio si possono individuare alcune fasi importanti:
– la premenopausa inizia intorno ai 40 anni e termina con la menopausa (cessazione definitiva delle mestruazioni)
– la postmenopausa è il periodo di vita compreso tra la menopausa e l’inizio della senilità, che comincia mediamente a 65 anni
– il periodo perimenopausale comincia con la comparsa dei sintomi climaterici e termina un anno dopo la menopausa.

I sintomi e la diagnosi

Sebbene non si tratti di una malattia, la menopausa di solito è costellata di segni e sintomi diversi che possono combinarsi in maniera varabile.

Le vampate di calore e il rossore sono i sintomi più caratteristici, più frequenti (75% circa delle donne) e i primi ad insorgere. Persistono almeno per un anno, ma si possono prolungare fino a 5 anni. Sono spesso precedute da una sensazione di calore improvviso, particolarmente al volto, al collo e nella parte superiore del torace. La dilatazione dei vasi sanguigni in queste zone provoca l’arrossamento della cute, in particolare del viso. Questi episodi vasomotori si possono anche manifestare durante il sonno come sudori notturni.
Le vampate possono essere accompagnate da vertigini, nausea e temporaneo aumento della frequenza del battito cardiaco. Durano in genere parecchi minuti con una notevole variabilità di frequenza, che va da uno o due episodi la settimana fino a una o due volte l’ora, a seconda dei soggetti. Possono essere particolarmente fastidiose durante la notte, tanto da provocare risveglio e insonnia. La gravità e l’incidenza delle vampate di calore sembrano essere correlate alla caduta della concentrazione degli estrogeni in circolo.

Sempre durante la menopausa possono verificarsi una serie di sintomi e segni psicologici ed emotivi. Molte donne avvertono una sensazione costante di affaticamento, e spesso compare irritabilità, insonnia e difficoltà nella concentrazione. Non fanno eccezione alcuni sintomi depressivi, la perdita di memoria, la cefalea, l’ansia e il nervosismo, che possono essere correlati alla caduta degli estrogeni e allo stress. Si possono verificare anche vertigini intermittenti, parestesie, palpitazioni e tachicardia. Spesso la donna lamenta anche: nausea, stipsi, diarrea, artralgie, dolori muscolari, e non manca l’aumento del peso.
La caduta degli estrogeni causa dei cambiamenti anche a livello della parte inferiore dell’apparato genitale: la mucosa vaginale e la cute vulvare diventano più sottili, la normale flora batterica si modifica e le piccole labbra, il clitoride, l’utero e gli ovai diminuiscono di dimensioni. L’infiammazione della mucosa vaginale può provocare pollachiuria (emissione frequente di piccole quantità di urina) con tenesmo urinario (penosa e frequente sensazione di urgente bisogno di urinare) secchezza vaginale e dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali). Il tono dei muscoli pelvici tende a calare sviluppando incontinenza urinaria, cistiti e vaginiti. In queste condizioni di disagio la donna avverte di conseguenza anche un calo del desiderio.

Per una diagnosi completa e corretta e al fine di tenere ben sotto controllo i sintomi, è necessario che la donna si sottoponga inizialmente ad un controllo medico generale specialistico e poi, sempre a discrezione del proprio medico curante, è bene che la donna esegua controlli periodici.

Quando l’interruzione del ciclo mestruale dura almeno da 6 mesi consecutivi e l’età o la storia clinica della donna lo richiedono è bene iniziare con:
– un esame obiettivo mirato del medico curante con attenta valutazione della tiroide (spesso questa ghiandola presenta delle disfunzioni in coincidenza con la menopausa) e la palpazione addominale
– una visita ginecologica.

Gli esami di laboratorio vanno controllati periodicamente e tra questi anche gli esami ormonali che variano a seconda della fase in cui la donna si trova. E a questo proposito, mano a mano che l’ovaio invecchia, la risposta alle gonadotropine ipofisarie (ormone follicolo-stimolante o FSH e ormone luteinizzante LH) diminuisce, causando inizialmente cicli mestruali più brevi, ovulazioni meno frequenti, ridotta produzione di progesterone e maggiore irregolarità dei cicli. Infine, il follicolo ovarico cessa di rispondere e non produce più estrogeni. I livelli circolanti di estrogeni e di progesterone si riducono notevolmente.

Per la donna che manifesta sintomi troppo precoci, dopo attenta valutazione ginecologica, possono essere utili i seguenti accertamenti:
– esame colpo-citologico (pap-test).
– esame colposcopico: permette di valutare il collo dell’utero
– esame citologico dell’endometrio
– ecografia pelvica
– mammografia (dopo i 50 anni, anche nei casi normali, almeno 1 volta ogni 2 anni, allo scopo di prevenire i tumori della mammella)
– mineralometria ossea computerizzata (MOC), per valutare la densità ossea e l’eventuale presenza di osteoporosi (dopo i 55-60 anni, anche in condizioni normali si dovrebbe eseguire 1 volta l’anno a scopo preventivo).

La cura

La terapia ormonale sostitutiva (TOS – trattamento farmacologico a base di ormoni, estrogeni da soli o associati a progestinici) può essere un valido aiuto quando i sintomi della menopausa creano disagi e possono compromettere l’attività lavorativa, le relazioni sociali e la vita di coppia. In particolare tale trattamento: riduce il numero e l’intensità delle vampate di calore, placa la sudorazione eccessiva, gli improvvisi arrossamenti del viso e gli episodi di insonnia. Può aiutare a calmare crisi di ansia e depressione e i disturbi vaginali. E per le donne che lamentano molti sintomi, vi sono anche altri farmaci che comunque vanno sempre prescritti da un medico specialista in ginecologia.

Prevenzione e stile di vita

La donna in menopausa risulta particolarmente esposta al rischio d’insorgenza di malattie cardiovascolari, all’osteoporosi e alla depressione.

In questa direzione esistono alcune semplici regole preventive per salvaguardare il cuore e le ossa:

• contenere il peso corporeo entro valori ragionevoli e secondo età, attività fisica e lavorativa
• limitare l’apporto alimentare di grassi saturi (del burro, dei salumi e insaccati, delle frattaglie), di carni grasse e di condimenti di origine animale
• abituarsi ad utilizzare i condimenti a crudo privilegiando la scelta per l’olio di oliva extravergine
• assumere almeno 250 ml di latte al giorno, meglio se parzialmente scremato
• mangiare latticini e formaggi freschi non più di due volte la settimana, evitando i formaggi fermentati e troppo stagionati
• aumentare il consumo settimanale di carni di pesce
• aumentare il consumo quotidiano di ortaggi e verdure freschi e di alimenti contenenti fibre e scorie
• limitare il consumo delle uova ad 1-2 la settimana
• contenere l’uso del sale da cucina
• evitare fritture e cotture elaborate e prolungate a temperature elevate
• praticare quotidianamente attività fisica (basta anche una sola breve passeggiata al giorno, ma tutti i giorni)
• evitare o eliminare l’abitudine al fumo (specie per quello di sigaretta)
• limitare il consumo di caffè.

Per contenere i sintomi psicologici e i disturbi depressivi:

– mantenere una vita sociale attiva evitando l’isolamento e lo stress eccessivo
– dedicare più tempo possibile ad attività ricreative e gratificanti, diminuendo, quando possibile, le ore di lavoro
– aumentare il tempo dedicato al riposo e al relax con maggiore attenzione ad eventuali segni e disturbi intercorrenti
– mantenere una vita sessuale attiva
– recuperare il proprio ruolo di donna, sia nell’ambito della coppia, sia in quello della famiglia.

Controlli periodici consigliati dopo i 50 anni

Esami del sangue – Molto spesso la mancanza di tempo ci spinge a trascurare la nostra salute e a rinunciare anche a controlli banali come gli esami del sangue. Superati i 50 anni però il metabolismo risulta più lento e questo potrebbe provocare alcuni problemi. Per questo è importante controllare alcuni parametri come glicemia, trigliceridi, colesterolo e i fattori di coagulazione del sangue.
MOC – Questo esame, denominato anche Mineralometria Ossea Computerizzata, serve per controllare la densità ossea e individuare la presenza di osteoporosi. Se l’esito è negativo va effettuato ogni cinque anni, mentre se è positivo ogni 18 mesi, per monitorare la situazione.
Visita ginecologica e pap test – Si tratta di due esami che ogni donna dovrebbe effettuare in modo periodico dopo il primo rapporto sessuale, per scongiurare la presenza di tumori e infezioni.
Ecografia transvaginale – Denominato anche TVS, questo esame consente di scoprire lo stato di salute dell’utero, delle ovaie e dell’endometrio. Va effettuato dopo i 50 anni, insieme a pap test e visita ginecologica.
Visita senologica – La prevenzione è fondamentale, soprattutto quando si parla di tumori. Per questo a partire dai 50 anni d’età è d’obbligo effettuare delle visite senologiche con frequenza maggiore, valutando anche con l’autopalpazione l’eventuale presenza nel seno di protuberanze, ispessimenti o noduli.
Mammografia – L’ecografia mammaria è un esame che viene consigliato a partire dai 30 anni. Dopo i 40 anni questo controllo va effettuato insieme alla mammografia, che andrebbe effettuata ogni 12 mesi superati i 50 anni.
Test del sangue occulto fecale – La prevenzione del tumore al colon-retto passa attraverso il test del sangue occulto nelle feci. Si tratta di un esame molto semplice da effettuare che, in caso di anomalie, dovrà essere seguito da una colonscopia.
Esame della tiroide – I problemi alla tiroide sono molto comuni fra le donne, per questo motivo è consigliabile valutare spesso la funzionalità del TSH. Si tratta di una ghiandola molto importante il cui stato di salute viene indicato tramite un semplice esame del sangue.

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