Sovrappeso patologico femminile: quale alternativa alla radiologia?

Qual’è l’approccio diagnostico alternativo alle tecniche di radiologia più adatto per lo studio della composizione corporea nel sovrappeso femminile? Un recente studio rivela una scarsa concordanza tra le diverse metodiche.

Qual’è la metodica diagnostica più affidabile alternativa alle tecniche di radiologia per lo studio della composizione corporea nel sovrappeso estremo femminile?

La risposta giunge dai ricercatori italiani dell’Unità di Epidemiologia Clinica del Parco Scientifico AREA di Trieste e dell’Università di Milano, atraverso uno studio recentemente presentato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition.

Il team medico ha infatti esaminato la concordanza tra le metodiche di pletismografia ad aria e impedenza bioelettrica con i risultati forniti dall’esame di riferimento per lo studio della percentuale di grasso corporeo assorbiometria a doppio raggio X (DXA).

Allo studio hanno partecipato un gruppo di pazienti di età compresa tra 19 e 55 anni caratterizzate da un valore dell’indice di massa corporea (BMI) compreso tra 37.3 e 55.2 kg/m2 (obesità patologica). I valori percentuali della massa grassa venivano quindi ottenuti direttamente attraverso pletismografia e DXA, mentre per l’esame bioimpedenziometrico veniva inizialmente misurato il contenuto corporeo di massa libera da grasso e successivamente veniva calcolata la percentuale di massa grassa.

Gli autori hanno quindi osservato una significativa discordanza tra i valori di massa grassa percentuale forniti dalle due metodiche in relazione ai risultati ottenuti con la metodica DXA standard, indicando l’impossibilità di ricorrere ad una delle due indistintamente per l’analisi accurata della composizione corporea.

Bigliografia :

Fonti :

gio 26 settembre 2013
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