Situazioni estreme, molti punti in comune

Condizioni opposte come l’obesità e l’anoressia condividono alcune disfunzioni neurocognitive che si manifestano nella ridotta capacità decisionale e nell’inflessibilià comportamentale.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS One, ha evidenziato una forte convergenza del profilo cognitivo di individui caratterizzati da disordini comportamentali e corporei estremi, dimostrando come alla base dello sviluppo e del mantenimento dell’obesità e dell’anoressia vi sarebbero comuni disturbi neurobiologici.

L’analisi, condotta dai ricercatori del dipartimento di psichiatria dell’University Hospital of Bellvitge-IDIBELL di Barcellona ha coinvolto una serie di donne obese ed anoressiche di età compresa tra 18 e 60 anni le quali sono state sottoposte ai seguenti test per valutare le funzioni cognitive: Wisconsin Card Sorting Test (WCST); Stroop Color and Word Test (SCWT); and Iowa Gambling Task (IGT).

Gli autori hanno potuto osservare che i punteggi dei due gruppi clinici risultati decisamente inferiori rispetto a quelli di individui sani per tutti e tre i test. Analisi a posteriori hanno permesso di dimostrare che non vi erano differenze significative tra i due gruppi, ad eccezione di una performance inferiore nella risposta inibitoria da parte dei soggetti obesi, evidenziata dal test Stroop.

Secondo gli autori le due condizioni estreme presenterebbero fattori di rischio comuni, in particolare una vulnerabilità neurocognitiva condivisa. Le analogie neurobiologiche sarebbero riconducibili a difetti all’interno dei circuiti cerebrali che controllano la gratificazione associata al consumo di cibo, i quali si manifestano con frequenza e severità variabile nei comportamenti caratterizzati da episodi di sovralimentazione o astensione dal cibo in risposta a stimoli emotivi o situazioni stressanti. Studi di neuroimaging hanno chiaramente dimostrato la presenza di difetti funzionali dei circuiti neuronali regolati da neurotrasmettitore dopamina in queste situazioni comportamentali.

Secondo gli autori la sovralimentazione sarebbe un segno del mancato equilibro funzionale tra i circuiti cerebrali che controllano la motivazione e quelli deputati ai meccanismi inibitori. L’abuso abituale di cibo da parte di soggetti vulnerabili è capace di disturbare tali circuiti, aumentando così il “valore” gratificante del cibo stesso e riducendo di conseguenza l’attività dei meccanismi responsabili dell’autocontrollo.

Il risultato di queste anomalie neurobiologiche sarebbe l’insorgenza di comportamenti alimentari compulsivi. Queste disfunzioni non sarebbero affatto esclusive dell’obesità ma sembrano costituire un tratto distintivo anche della condizione diametralmente opposta. Nel caso dell’anoressia nervosa possono essere infatti osservati comportamenti simili alle dipendenze, come l’astensione regolare dal cibo e l’ossessione per l’attività fisica. Oggigiorno si conoscono varianti genetiche in singoli geni responsabili della suscettibilità a entrambe le condizioni.

Il punto centrale della questione sembra risiedere nella compromissione delle abilità di presa delle decisioni e nella flessibilità cognitiva. Impulsività e deficit di attenzione sono i principali aspetti comportamentali disfunzionali che caratterizzano rispettivamente obesità e anoressia. Si ritiene infatti che l’impulsività comprometta la capacità di posticipare la sensazioni di gratificazione di fronte ad una domanda immediata. Nell’anoressia, invece, la capacità decisionale sarebbe ostacolata da una propensione alla rigidità, ai comportamenti ossessivi, al perfezionismo e alla resistenza al cambiamento.

Le capacità esecutive sembrano dunque essere compromesse in modo analogo indipendentemente dal tipo di disturbo. Le basi neuroanatomiche delle due condizioni comprendono distinte aree cerebrali deputate al controllo del sistema di gratificazione, decisivo ed esecutivo, tra cui il sistema meso-cortico-limbico e la corteccia prefrontale. Quest’ultima assume un ruolo fondamentale nell’integrazione dei segnali provenienti dall’area limbica e sub-corticale, regolando le sensazioni gratificanti e attivando i circuiti che connettono funzionalmente le richieste all’esecuzione delle azioni coscienti. In assenza di un corretto funzionamento della corteccia prefrontale si possono così generare comportamenti casuali impulsivi ed inappropriati.

Condizioni estreme come l’obesità e l’anoressia condividono anomalie neurocognitive simili che si manifestano nell’incapacità di prendere decisioni e nella mancanza di flessibilità cognitiva. In queste situazioni l’approccio terapeutico individualizzato basato sul modello cognitivo-comportamentale può favorire la correzione dei disordini alimentari. Secondo gli autori dello studio, requisito fondamentale dell’intervento deve essere l’attenta analisi del profilo motivazionale del paziente la valutazione cognitiva dell’impulsività e dei deficit decisionali.

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Fonti :

mer 5 settembre 2012
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