Rischio di rifrattura: quali strategie preventive?

Quali raccomandazioni terapeutiche e diagnostiche per prevenire il rischio di rifrattura nelle donne in post-menopausa? Un recente studio evidenzia la situazione nel nostro paese.

Come ridurre il rischio di rifrattura nelle donne in menopausa? Quali strategie diagnostiche e terapeutiche sono disponibili? La questione è di primaria importanza, se si pensa che una seconda frattura nelle donne che hanno già sofferto una frattura del femore o dell’anca correla con un elevato rischio di mortalità.

L’analisi retrospettiva ha esaminato i dati relativi a una coorte di 5636 pazienti di età superiore a 65 anni. Tra queste, la prescrizione di un trattamento farmacologico mirato a ridurre il rischio di rifrattura avveniva nel 16% dei casi, delle quali il 76% era destinato all’utilizzo di bisfosfonati, il 17% stronzio ranelato e solo il 5% utilizzava più di un farmaco.

Tra le pazienti non trattate farmacologicamente, il 17% faceva uso di supplementi di calcio e vitamina D, mentre il rimanente 69% non riceveva alcun tipo di trattamento.

Per quanto riguarda le strategie diagnostiche, la prescrizione di almeno un test laboratoristico di primo e secondo livello avveniva, rispettivamente, nel 53 e 43% delle pazienti, mentre la prescrizione di un test strumentale di primo o secondo livello avveniva, rispettivamente nel 5 e 1%.

Questi dati parlano chiaro di come sia possibile intervenire attivamente, sia sul versante terapeutico che su quello diagnostico, per limitare l’incidenza di nuove fratture nelle pazienti che hanno già sofferto un primo evento traumatico. Tuttavia, i dati raccolti sottolineano anche una preoccupante mancanza di applicazione di queste strategie nella pratica clinica, almeno nel nostro paese.

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Fonti :

mer 2 ottobre 2013
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