Radioterapia assicura controllo delle recidive locali e previene stasi linfatica

La rimozione chirurgica dei linfonodi ascellari e la radioterapia si dimostrano entrambi efficaci nel favorire il controllo regionale, tuttavia la seconda è associata ad un minore rischio di linfedema.

La radioterapia nel trattamento delle pazienti con biopsia positiva del linfonodo sentinella si rivela una valida alternativa all’intervento chirurgico e previene il rischio di stasi linfatica dell’arto superiore.

Questa la conclusione di un recente studio condotto dai ricercatori olandesi del Netherlands Cancer Institute-Antoni Van Leeuwenhoekziekenhuis e presentato durante il meeting ASCO 2013 (American Society of Clinical Oncology).

Lo studio internazionale dal titolo EORTC 10981-22023 AMAROS (After Mapping of the Axilla: Radiotherapy Or Surgery?) ha seguito tra il 2001 e il 2010 oltre 1400 donne diagnosticate con tumore al seno invasivo e biopsia positiva per il linfonodo sentinella le quali sono state randomizzate ad una delle due soluzioni per il trattamento ascellare.

 
Dopo un follow-up clinico medio di 6 anni, gli autori hanno riscontrato che il tasso di recidiva ascellare era di poco differente tra i due metodi: 0.54% nel caso della dissezione chirurgica e 1.03% per la radioterapia, rispettivamente. Ugualmente, nessuna differenza significativa veniva misurata tra le due strategie in relazione alla sopravvivenza generale e libera da malattia. Tuttavia, l’incidenza di linfedema, ossia di stasi linfatica associata a gonfiore dell’arto, veniva riscontrata decisamente con maggiore frequenza tra le donne sottoposte ad intervento chirurgico (40% a distanza di un anno e 28% dopo cinque) rispetto a coloro trattate con radioterapia (22% dopo un anno e 14% dopo cinque). Le donne trattate con radioterapia riportavano inoltre punteggi più elevati nella scala di qualità della vita relativa ai sintomi del braccio, principalmente in riferimento al gonfiore.

Emiel J. Rutgers, principale autore dello studio, ha commentato i risultati spiegando che così come la pratica di biopsia del linfonodo sentinella rappresenti lo standard per valutare lo status ascellare delle pazienti, la rimozione chirurgica del linfonodo costituisce il trattamento elettivo per i tumori positivi. Tuttavia, il paradigma potrebbe presto virare verso un approccio radioterapico in grado di fornire un controllo regionale equivalente assieme al beneficio di un minore rischio di effetti collaterali, primo tra tutti quello di stasi linfatica. 

Bigliografia :

Fonti :

lun 3 giugno 2013
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