Pnei e il sistema riproduttivo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), definisce gli endocrine disruptor compounds (EDC) come un gruppo eterogeneo di sostanze in grado di interagire con il sistema endocrino provocando gravi effetti avversi alla salute dell’individuo e ai suoi discendenti.

Questi prodotti appartengono alle più svariate categorie: dai pesticidi ai fungicidi, ai prodotti industriali, alle plastiche.

Il complesso sistema neuroendocrino deputato al controllo della funzione riproduttiva, può essere gravemente lesionato da queste sostanze. Tra le ripercussioni sul sistema riproduttivo maschile, possiamo citare il criptorchidismo, l’ipospadia, la riduzione della qualità dello sperma, l’incremento delle neoplasie testicolari, e la riduzione complessiva del testosterone circolante.

Attualmente si ritiene che il 20% della popolazione giovanile europea, abbia una qualità seminale insufficiente per i criteri di normalità proposti dall’OMS. Nella donna, l’esposizione volontaria al dietilstilbestrolo (DES) ad opera della classe medica, può essere considerata un esempio paradigmatico. 

La molecola scoperta nel 1937, sembrava poter prevenire gli aborti nelle giovani donne. Il farmaco è stato ampiamente prescritto fino al 1971, data nella quale è stata confermata l’associazione tra DES e adenocarcinoma vaginale in giovani donne di età compresa tra 15 e 22 anni, esposte a tale sostanza durante la gestazione.

L’effetto biologico più riconosciuto tramite il quale gli interferenti endocrini interagiscono con il nostro organismo è la capacità di legarsi ai recettori degli estrogeni e del testosterone mimandone l’effetto sia in senso inibitorio che stimolatorio.

Negli ultimi decenni, proprio a causa di questa sovraesposizione alle diossine e ai composti diossino-simili, si è potuta constatare una flessione nelle nascite dei maschietti nei paesi industrializzati, validata, anche da uno studio su Edpidemiology fatto da alcuni studiosi giapponesi.

La conclusione? I genitori che sono stati esposti alla diossina prima dei 20 anni di età, faranno meno maschi. Ma il dato più interessante è che anche le figlie, a loro volta, faranno meno maschi. Sembrerebbe infatti esserci un a trasmissione epigenetica ancora da appurare.

http://www.dsmedica.info/cont/030pro/1307/2200/

http://www.mariacorgna.it/

Bigliografia :

Fonti :

mar 17 dicembre 2013
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