Ossa a rischio nel trattamento del tumore alla prostata

Lo screening dell’osteoporosi non è abbastanza diffuso nel trattamento di deprivazione androgenica.

Un recente studio ha riscontrato un tasso estremamente basso di screening dell’osteoporosi negli uomini con tumore non metastatico alla prostata in trattamento con terapia di deprivazione androgenica.

 

Il carcinoma prostatico rappresenta la forma tumorale più frequentemente diagnosticata negli uomini e la sua incidenza sembra crescere costantemente, probabilmente in conseguenza dell’invecchiamento generale della popolazione.

La patologia viene trattata con terapia di deprivazione androgenica (ADT) mediante somministrazione di agenti farmacologici agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Questo trattamento previene l’esito metastatico della patologia, prolunga la sopravvivenza dei pazienti con tumore in stadio avanzato e trova sempre più spesso applicazione nei casi di tumore localizzato, patologia extra-capsulare di volume ridotto e nelle situazioni di recidiva biochimica del PSA.

 

Il trattamento presenta alcuni effetti collaterali deleteri secondari all’ipogonadismo indotto dal farmaco.

Tra questi, l’osteoporosi e la fragilità ossea sono causati dalla riduzione dei livelli di estrogeni e testosterone circolanti che comporta un aumento del riassorbimento osseo e impedisce la formazione di nuovo osso. Il declino osseo raggiunge un massimo durante il primo anno di trattamento e può divenire evidente dopo alcuni mesi dall’inizio della terapia.

 

I ricercatori canadesi della McMaster University Hamilton, Ontario hanno condotto un’analisi retrospettiva su pazienti con tumore prostatico non metastatico per valutare il livello di gestione e prevenzione della patologia ossea.

Complessivamente è emerso un quadro di prevenzione inadeguata. Solo il 28% dei pazienti veniva sottoposto a screening osseo o riceveva trattamenti farmacologici come calcitonina e bisfosfonati o supplementi di calcio e vitamina D. Solo i pazienti che ricevevano frequenti iniezioni di ADT erano sottoposti a controlli regolari.

Questi risultati sono preoccupanti, se si considera l’impatto dell’osteporosi e la disabilità che comportano le fratture da fragilità. Secondo gli autori, vi sarebbe una falla nell’educazione sul rischio di impoverimento osseo associato al trattamento del tumore ed un diffusione non adeguata di strumenti di screening.

Bigliografia :

Fonti :

mar 5 giugno 2012
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