“Obesità”: parola tabù nelle compagne di lotta al sovrappeso

La lotta ai disordini del peso corporeo richiede una comunicazione appropriata

Combattere il sovrappeso e l’obesità attraverso le campagne di sensibilizzazione pubblica? Possibile, ma a patto che si rispettino codici comunicativi precisi e non lesivi nei confronti dei soggetti interessati.

Questa la conclusione di un recente studio condotto dai ricercatori americani del Rudd Center for Food Policy and Obesity presso la Yale University.

Il contenuto dei messaggi deve essere attentamente curato, altrimenti queste strategie perdono la funzione di stimoli incentivanti per trasformarsi in veri e propri attacchi stigmatizzanti e controproducenti. 

L’evidenza giunge da un’analisi risalente all’estate 2011 che ha valutato la risposta di oltre 1000 soggetti ad una selezione di 10 messaggi utilizzati negli Stati Uniti nelle campagne di prevenzione e lotta dell’obesità nei principali paesi anglofoni (USA, UK e Australia). Ebbene, a detta dei partecipanti all’indagine, i messaggi più stimolanti erano quelli che contenevano riferimenti ad un maggiore consumo di frutta e verdura o a differenti aspetti comportamentali. ù

Chiaramente, i messaggi più criticati e quindi meno efficaci nel catturare l’attenzione del pubblico erano quelli che facevano direttamente riferimento al peso corporeo e, ancora peggio, menzionavano la parola obesità. Lo studio ha quindi evindenziato come l’efficacia delle strategie di prevenzione del disordine sia influenzata largamente dal tipo di messaggio convogliato.

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Fonti :

lun 24 giugno 2013
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