Inquinanti organici ambientali: un pericolo per il metabolismo

L’esposizione cronica ad alcune sostanze inquinanti organiche può favorire lo sviluppo del diabete e dei disordini del peso corporeo.

Minacce costanti per il metabolismo deriverebbero dall’ambiente e dalla contaminazione dei cibi con sostanze derivate dalle attività umane capaci di interferire in alcuni processi biologici chiave.

Stiamo parlando dei cosiddetti inquinanti organici persistenti, in inglese Persistent organic pollutants (POPs), un gruppo piuttosto vasto di composti chimici resistenti ai processi biodegradativi.

Questi composti sarebbero infatti diffusissimi nell’ambiente e quindi nei prodotti che finiscono sulle nostre tavole. Altrimenti conosciuti come disruttori endocrini, questi composti sarebbero in grado di alterare alcuni meccanismi fisiologici, e in particolare la comunicazione intercellulare svolta dagli ormoni causando cosi differenti anomalie funzionali dell’organismo.

Un recente studio belga condotto dai ricercatori dell’Università di Anversa ha potuto dimostrare che i livelli di POPs presenti nel plasma e nel tessuto adiposo correlano in forma piuttosto significativa con la tolleranza al glucosio e con il livello di rischio di sviluppare il diabete.

I risultati dello studio, presentati sulla rivista Diabetes Care, si riferiscono ad 151 soggetti obesi e 44 di peso normale analizzati per stabilire la relazione tra le concentrazioni dei composti, la performance metabolica e lo stato corporeo.

In particolare, gli autori hanno focalizzato la loro attenzione su 28 dei più diffusi tipologie di composti, tra cui i bifenili policlorinati (PCB) e l’agente pesticida diclorodifenildicloroetilene (p,p’-DDE). Come primo dato emergeva chiaramente che i soggetti obesi e sovrappeso erano caratterizzati dalla presenza di livelli di POPs nell’organismo decisamente superiori rispetto agli individui di peso normale.

Il dato più drammatico dello studio consisteva pero nell’osservazione del fatto che i livelli sia plasmatici che adiposi di queste due categorie di composti si rivelavano un affidabile indicatore della salute metabolica, e in particolare della tolleranza al glucosio determinata attraverso un test standard orale.

Le concentrazioni di entrambi i composti correlavano inoltre con i livelli plasmatici di emoglobina glicata HbA1c, un ulteriore indicatore di disfunzione metabolica. Lo studio ha dunque confermato precedenti osservazioni fornite da uno studio svedese nel quale si evidenziava per la prima volta una potenziale associazione tra l’esposizione a questi composti e il rischio di diabete.

Queste evidenze punterebbero dunque ad un ruolo sempre preponderante dell’ambiente, e della sua contaminazione da parte dell’uomo, nel contribuire alla fenomeno pandemico della diffusione delle malattie metaboliche e dell’obesità.

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Fonti :

ven 27 giugno 2014
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