Il morbo del “disease mongering”

Per capire cosa è questo nuovo morbo, bisogna partire da molto lontano.

Nel paesino di Saint-Maurice, il Dottor Parpalaid, medico condotto, decide di cedere il posto a un giovane collega, il Dr. Knock che, deluso dallo stato di buona salute degli abitanti del villaggio, si rende disponibile per consultazioni gratuite, durante le quali insinua nei suoi interlocutori l’idea di essere ammalati. Per tutti, prescrive terapie di lungo corso, alleandosi col farmacista e trasformando il municipio in una clinica. Parpalaid, venuto a sapere della situazione, cerca di recuperare il suo posto, ma l’oratoria di Knock è tale da convincerlo di essere ammalato e di doversi far curare.

È il 1923 e quello che era solo una piece teatrale immaginata da Jules Romains in “Knock, ovvero il trionfo della medicina”, era, invece, tragicamente premonitrice. Ci ha messi in guardia, più di vent’anni fa, anche Ivan Illich in “Nemesi Medica”, disegnando il rischio di trasformare, in un futuro prossimo, tutte le persone in buona salute in altrettanti – più o meno potenziali – malati.

Mentre un tempo si inventavano medicinali contro le malattie, ora si inventano, infatti, malattie per generare nuovi mercati di potenziali pazienti. Per poter mantenere inalterato il mercato degli anni passati, sostenuto da mutualismo e gratuità, l’industria della salute deve rivolgersi alle persone sane.

Questo fenomeno prende il nome di “disease mongering” ed è una pratica insidiosa, spesso invisibile, che può comportare il rischio di scelte terapeutiche inadeguate, malattie iatrogene e danni alla sostenibilità economica del sistema sanitario, sottraendo risorse utili.  Anche la vecchiaia, come già diceva Terenzio (Senectus ipsa morbus est), è diventata un morbo.

Non a caso, nel 2002, la prestigiosa rivista Bmj ha pubblicato una “Classificazione internazionale delle non-malattie”, contenente più di 200 condizioni ritenute a torto come patologiche, come per esempio la timidezza che è diventata Disturbo d’ansia sociale e noia.

Oltre a inventare nuove malattie e a medicalizzare condizioni fisiologiche, il disease mongering, focalizzando un’attenzione esclusiva su soluzioni farmacologiche o tecnologiche, esclude una comprensione ampia delle dinamiche che ruotano intorno alla salute, nel suo ventaglio di implicazioni biologiche, psicologiche e sociali, approfittando del fatto che «il desiderio di prendere medicine è forse la più grande differenza fra l’uomo e l’animale» (W. Osler).

Su questa debolezza, giocano le campagne di marketing dei nuovi prodotti, in un gioco di tacite alleanze tra settore farmaceutico, opinion leaders e mezzi di comunicazione.  In realtà, come la storia di oggi ci insegna, «una delle malattie più diffuse è la diagnosi» (K. Kraus).

http://www.dsmedica.info/cont/030pro/1307/2200/

http://www.mariacorgna.it/Index.asp

Bigliografia :

Fonti :

mar 4 febbraio 2014
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