Il MICROBIOMA CHE TIENE IN FORMA

Pubblicato ieri su Nature un articolo in cui la penuria di saprofiti intestinali è dimostrata associata a obesità

A fronte di una crisi della salute metabolica mondiale provocata dall’obesità, si moltiplicano studi scientifici e di intervento per abbattere il problema.

In questo studio, si è analizzata la composizione microbica nell’intestino umano in un campione di popolazione di 123 individui non obesi e 169 obesi danesi.

I due gruppi differiscono per il numero di geni microbici intestinali e quindi hanno specie batteriche precedentemente sconosciuti in proporzioni diverse; individui con una bassa ricchezza batterica (23% della popolazione) sono caratterizzati da più marcata adiposità generale, insulino-resistenza e dislipidemia ed un fenotipo infiammatorio più pronunciato.

Sono poche le specie batteriche sufficienti per distinguere tra individui con alta e bassa ricchezza batterica, e anche tra magri e obesi.

La classificazione basate sulla variazione del microbioma intestinale identifica sottogruppi di individui nella popolazione generale adulta bianca che possono essere a maggior rischio di progressione di adipositàco-morbidità associate.

La dieta può influenzare il microbiota aiutando il metabolismo nel suo funzionamento.

In questo studio pubblicato sempre su Nature si sono valutate le relazioni temporali tra l’assunzione di cibo, la flora intestinale e fenotipi metabolici e infiammatori indotti da un intervento dietetico in 38 obesi e 11 individui in sovrappeso.

L’intervento dietetico migliora sia l’espessione genica che il fenotipo clinico, meno efficiente invece per le variabili infiammatorie in individui con minore ricchezza di geni per il microbiota.

Bigliografia :

Fonti :

gio 29 agosto 2013
VEDI ANCHE
Parliamo di …