Fibre alimentari: come proteggono?

Quali meccanismi contribuiscono alla protezione associata al consumo di fibre alimentari? Nuove evindenze puntano alla produzione di specifici acidi grassi e al loro impatto su numerosi aspetti del metabolismo.

Il consumo di fibre alimentari contribuisce positivamente al controllo metabolico, ad esempio favorendo la sazietà, riducendo la glicemia e i livelli di trigliceridi nel sangue. Ma quali meccanismi sono responsabili per questi effetti?

Nuove evidenze sperimentali suggeriscono che l’impatto di questi alimenti sul metabolismo sarebbe riconducibile alla loro capacità di modulare la formazione di alcuni acidi grassi a corta catena (short-chain fatty acids, SCFA), in particolare acido propionico e butirrico, generati proprio a livello intestinale come risultato della degradazione delle fibre da parte delle specie microbiche presenti.

Quest’effetto permeterebbe di limitare lo stato di debole infiammazione cronica tipica del sovrappeso, contribuendo così a prevenire il rischio di disordini metabolici associati proprio all’eccesso di peso corporeo. 

Il presente meccanismo protettivo è stato recentemente dimostrato nell’animale in uno studio svedese condotto presso l’Università di Lund nel quale i ricercatori hanno analizzato l’impatto del consumo di fibre e la formazione di differenti categorie di SCFA e su diversi indicatori metabolici.

Per fare questo gli autori somministravano agli animali una dieta grassa oppure non-grassa supplementata con fibre alimentari, così da favorire la produzione di distinti pattern di acidi grassi: pectina – acido acetico, gomma guar – acido propionico oppure una mistura – acido butirrico. In seguito al trattamento le concentrazioni di numerosi indicatori metabolici e infiammatori venivano misurate, così come la composizione del microbiota intestinale.

Complessivamente, gli autori hanno potuto osservare che il consumo di fibre alimentari preveniva l’aumento di peso negli animali, così come l’accumulo di grasso a livello del fegato e i livelli di colesterolo e trigliceridi, ma soprattutto modificava la produzione di acidi grassi a corta catena a favore di acido proprionico e butirrico.

Di nota, la dieta grassa riduceva inizialmente la formazione di questi due tipi di composti, ma dopo un determinato tempo questa riprendeva. Gli autori hanno anche osservato che la dieta grassa favoriva la produzione del composto tossico acido succinico ma il consumo di fibre associato a questa dieta preveniva questo effetto e riduceva l’infiammazione.

Infine, i ricercatori hanno potuto riconstrare un effetto indiretto del consumo di fibre sulla composizione delle specie batteriche intestinali. Il consumo di fibre favoriva infatti la produzione di gomma guar e così presenza di specifiche familie batteriche capaci di limitare la proliferazione di altre specie indesiderabili e potenzialmente dannose per il controllo metabolico.

Bigliografia :

Fonti :

dom 15 dicembre 2013
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