E’ possibile stabilire una associazione, in soggetti geneticamente predisposti, tra epoca di intro

Due recentissimi articoli (Ottobre 2014) pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine cercano di dare una risposta!

La malattia celiaca è un disordine sistemico, immuno-mediato, scatenato dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. È una delle patologie più comuni: ha una prevalenza, infatti, dell’uno per cento circa a livello mondiale. Nei parenti di primo grado di soggetti affetti la prevalenza di questo disordine è di gran lunga superiore, potendo arrivare al 10-15%.

La grande diffusione della celiachia e, soprattutto, la sua forte predisposizione genetica, hanno stimolato la ricerca riguardo il corretto timing di introduzione al glutine, in particolar modo in soggetti “più a rischio”, ossia in soggetti con familiarità per celiachia oppure con una specifica predisposizione individuale dettata dalla presenza di aplotipi maggiori di istocompatibilità considerati a rischio (HLA DQ2 e HLA DQ8).

Ad oggi, le direttive dell’ESPGHAN hanno ritenuto prudente iniziare l’introduzione di “complementary foods”, con la conseguente esposizione al glutine, in una finestra di tempo ben precisa, ossia tra la 17^ e la 26^ settimana di vita; è stato inoltre dato valore alla pratica di introdurre piccole quantità di glutine mentre la mamma sta allattando al seno, proprio per la prevenzione della malattia celiaca. Alcuni studi osservazionali hanno dimostrato che la tolleranza per il glutine si sviluppa precocemente nella vita: tuttavia, come già accennato, il timing ottimale per la sua introduzione nella dieta del lattante non è ancora stato completamente chiarito.

A tal proposito, due recentissimi articoli (Ottobre 2014) pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine hanno cercato di analizzare, in soggetti geneticamente predisposti, l’associazione tra epoca di introduzione del glutine e rischio di sviluppare la malattia. È fondamentale ricordare, infatti, che né la familiarità né l’essere portatori di uno specifico HLA sono di per sé sufficienti per sviluppare la malattia. Il concetto quindi è: in un soggetto predisposto, un’introduzione “controllata”, più precoce o, al contrario, più tardiva, può essere protettiva?

Il lavoro di Vriezinga e colleghi (Randomized feeding intervention in infants at high risk for celiac disease), partendo dall’ipotesi che l’esposizione precoce a piccole quantità di glutine possa migliorare la tolleranza immunitaria, ha valutato l’incidenza di celiachia all’età di 3 anni in soggetti geneticamente predisposti (HLA), con forte familiarità (familiarità di primo grado). Lo studio, prospettico e randomizzato in doppio cieco (placebo vs intervento, ossia somministrazione di 100 mg di glutine immunologicamente attivo) ha dimostrato che la precoce introduzione (a 16 settimane di vita) di piccole quantità di glutine non riduce il rischio di sviluppare malattia celiaca all’età di 3 anni in soggetti a rischio. Inoltre questo lavoro non ha riscontrato differenze significative nell’incidenza di malattia celiaca a seconda della modalità di allattamento. Innumerevoli i benefici del latte materno ma non, forse, quello protettivo nei confronti della celiachia.

Anche il lavoro di Lionetti e colleghi (Introduction of gluten, HLA status and the risk of celiac disease in children) si è concentrato sul timing ottimale per l’introduzione del glutine in lattanti a rischio. Alla nascita, 707 neonati sono stati randomizzati in due gruppi in base all’epoca di introduzione del glutine (6 o 12 mesi).

I risultati di questo studio suggeriscono che, nei bambini geneticamente predisposti, la malattia celiaca tende a svilupparsi precocemente (in genere prima dei 3-5 anni di età). L’epoca di introduzione del glutine sembra avere un ruolo di minore importanza rispetto alla predisposizione genetica individuale. Comunque, ritardare l’introduzione del glutine nei soggetti ad elevato rischio potrebbe ritardare l’esordio della malattia, con vantaggi per la salute del bambino. Il ruolo del latte materno è controverso: non è stato infatti riscontrato un chiaro effetto protettivo.

Per concludere, quindi, possiamo dire che, ancora una volta, non vi è una completa chiarezza riguardo al timing di introduzione del glutine e celiachia; serviranno ulteriori studi per stabilire il corretto timing di introduzione del glutine nei soggetti con predisposizione individuale e/o familiare.

Bigliografia :

Fonti :

mar 4 novembre 2014
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