Dolore cronico: in Italia un paziente obeso su tre ne soffre

Le sintomatologie dolorose sono largamente diffuse tra i soggetti sovrappeso. Restano, tuttavia, scarsi l’accesso alle cure e la consapevolezza di una legge ad hoc.

Un paziente obeso su tre, in Italia, soffre di dolore cronico ma ha scarso accesso ad un trattamento adeguato. Secondo quanto emerge da un recente studio nostrano presentato sulla rivista Recenti Progressi in Medicina, una percentuale significativa dei soggetti investigati caratterizzati da un eccesso patologico di peso corporeo lamentava sintomatologie dolorose diffuse.

Dei 182 partecipanti, il 39% riportava infatti dolore cronico, mentre il 90% affermava di essere afflitto occasionalmente da dolore moderato o intenso.

Le sintomatologie piú frequentemente riscontrate si riferivano a dolore localizzato a livello articolare e l’intensitá riportata sembrava crescere in modo lineare con il valore dell’indice di massa corporea dell’individuo.

Un’osservazione ancor piú preoccupante emersa dallo studio sarebbe peró lo scarsissimo accesso di questi pazienti a cure adeguate e trattamenti farmacologici. Circa il 15% dei soggetti obesi che lamentano dolore temporaneo o cronico non assumono alcun tipo di farmaci.

Le medicazioni piú utilizzate per alleviare queste sofferenze sarebbero i farmaci di tipo anti-infiammatorio non steroidei (FANS), assunti da oltre il 50% dei soggetti intervistati.

Il 45% dei soggetti colpiti da dolore ammetteva, tuttavia, di non avere un controllo adeguato della condizione. Infine, il dato forse piú drammatico evidenziato dello studio sarebbe l’inconsapevolezza da parte di una percentuale significativamente alta (8.2%) del pubblico intervistato circa l’esistenza di una legge ad hoc appositamente redatta per garantire l’accesso alle cure palliative a la terapia del dolore, di fatto esistente da 2010 e conosciuta come Legge 38.

Molti punti restano dunque da affrontare a livello nazionale circa la gestione del dolore cronico associato al sovrappeso. Non solo queste due condizioni sono altamente disabilitanti, ma possono costituire fattori di rischio per lo sviluppo di comorbiditá.

Un primo passo verso una migliore assistenza di questi soggetti potrebbe sicuramente derivare da una maggiore sensibilizzazione del pubblico verso l’esistenza dei propri diritti e delle misure istituzionali esistenti in ambito sanitario che permettono di ricorrere a strategie di contenimento dei sintomi e dunque di raggiungere un miglioramento della qualitá di vita.

Bigliografia :

Fonti :

sab 23 agosto 2014
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