Deficit da attenzione e iperattività: come ne risente l’alimentazione?

La gravità dei sintomi del disordine non correla con i comportamenti alimentari, solo nelle bambine vi è un maggiore rischio di sviluppare il sovrappeso.

Lo studio, condotto dai ricercatori del dipartimento di pediatria del SMZ-Ost Donauspital di Vienna, ha dimostrato che i sintomi del disordine non correlano con la presenza di comportamenti tipicamente promotori dell’obesità infantile, ad eccezione delle bambine, più suscettibili alla sovralimentazione.

In totale sono stati esaminati i dati riguardanti 11.676 bambini e adolescenti. Gli autori hanno considerato per ciascun il tempo trascorso di fronte alla televisione, i livelli di attività fisica, la frequenza dell’alimentazione e le dimensioni delle portate.

Inoltre è stato impiegato un indice di qualità alimentare basato sulla valutazione della densità energetica, del volume dei pasti consumati e sul calcolo delle calorie totali consumate. Infine, è stata impiegata una scala di valutazione dei sintomi basata sulle osservazioni dei genitori.

Gli autori hanno osservato che la gravità dei sintomi riportata dai genitori correlava solo debolmente con l’attività fisica, la densità energetica media dei cibi, il volume delle bevande consumate, le calorie totali e il tempo trascorso in attività sedentarie. Al contrario, i punteggi della scala correlavano piuttosto fortemente e in modo inverso con la qualità dell’alimentazione, specialmente nelle bambine.

In conclusione, i più comuni fattori obesogenici sembrano essere indipendentemente associati con i sintomi della sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Tuttavia, la relazione tra l’assunzione di calorie e i sintomi del disordine è più pronunciata nelle bambine e nelle ragazze. Questa osservazione potrebbe spiegare la frequente associazione tra la presenza del disordine e il sovrappeso nelle ragazze adolescenti.

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Fonti :

sab 1 dicembre 2012
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