Cure palliative, si accende il dibattito in UK

Piú importante il benessere emotivo del paziente o l’efficacia delle strategie terapeutiche? In UK si impone la necessitá di riconsiderare l’approccio medico al malato terminale.

Cure palliative nel malato terminale: un argomento delicato e attualmente oggetto di intenso dibattito nella comunità medica, specialmente in Gran Bretagna.

Sono di recente pubblicazione una serie di comunicazioni ufficiali nel panorama sanitario britannico che sollevano la questione legata al tema delle cure mediche fornite ai pazienti affetti da malattie non trattabili e nel periodo immediatamente prossimo al decesso.

Precise indicazioni mediche, o linee guida, riguardanti la gestione di questa categoria di pazienti esistono, e in Gran Bretagna sono riunite nel documento Liverpool Care Pathway (LCP), un insieme di linee guida mediche redatto negli anni ’90 che ultimamente vede una sua applicazione discontinua ma, soprattutto, la cui essenza non risulta essere uniformemente condivisa nel mondo medico.

Il documento LCP, infatti, presenta come principale obiettivo il garantire un’esistenza dignitosa e per il piú possibile confortevole durante gli ultimi mesi o settimane di vita.

Oggigiorno, questo approccio ha ricevuto numerose critiche, sia da parte dei professionisti medici, sia da parte dei pazienti e dei loro familiari, in quanto non fornirebbe un’assistenza adeguata al paziente.

La popolarità delle linee guida LCP è legata prevalentemente al fatto che questo documento fornisce chiare indicazioni al personale medico non specializzato nell’assistenza al malato terminale sotto il profilo dell’assistenza fisica, psicologica, sociale e spirituale, con un particolare accento sul controllo dei sintomi.

Un problema fondamentale, secondo alcune voci sollevatesi prevalentemente da parte delle famiglie dei pazienti, sarebbe la scarsa comunicazione che riguarda l’implementazione di tale approccio nella gestione del paziente terminale, diretta, cioè, piú verso il benessere generale dell’individuo piuttosto che sulle strategie terapeutiche.

Un secondo punto critico sollevato sulle indicazioni LCP riguarderebbe la loro scarsa applicabilità in tutte le categorie di pazienti terminali. Infatti, queste linee guida sono state sviluppate prevalentemente presso il Royal Liverpool University Hospital e il Marie Curie Hospice sulla base dell’esperienza di questi due centri con i malati di tumore.

La loro applicabilitá e reale efficacia in pazienti terminali non affetti da forme tumorali non è mai stata direttamente testata, e potrebbe dunque rivelarsi non totalmente idonea.

Terzo, perché offrire cure palliative solo poco prima del decesso e non giá durante il corso di una malattia cronica. In numerosi casi, il paziente convive per un periodo di anni con una malattia cronica non curabile. Perché dunque non fornire un’assistenza scrupolosa durante la vita del paziente e non solo durante i suoi ultimi giorni?

Indubbiamente, come sottolineato in un recente articolo presentato sulla rivista The Lancet, vi sarebbe la necessità di dedicare molta piú ricerca clinica al tema delle cure palliative. Infatti, solo lo 0.24% dei fondi dedicati alla ricerca sul cancro affrontano questo delicato argomento.

Le nuove indicazioni che verranno non dovranno, tuttavia, dimenticare la centralità del benessere del paziente, in tutti i suoi aspetti e indipendentemente dalla condizione nella quale esso si trovi: vicino o lontano dalla sua dipartita.

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Fonti :

mar 5 agosto 2014
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