Chi dorme poco mangia male, svelato possibile meccanismo neurologico

La mancanza regolare di sonno notturno sembra favorire la preferenza per cibi poco salutari. Identificato un possibile circuito neuronale coinvolto.

La mancanza regolare di sonno notturno viene indicata come un possibile fattore comportamentale implicato nella predisposizione al sovrappeso e alle complicazioni metaboliche associate all’eccesso di peso corporeo.

Numerosi studi hanno provato la fondatezza di un’associazione tra la mancanza cronica di sonno e la sovralimentazione,  la tendenza al consumo di cibi insalubri e, dunque, la predisposizione all’obesità, specialmente negli adolescenti. Tuttavia non sono chiari i meccanismi biologici alla base di questi comportamenti.

Un recente studio condotto dai ricercatori americani del New York Obesity Nutrition Research Center ha fornito per la prima volta una possibile spiegazione neurofisiologica per queste osservazioni, individuando un particolare circuito neuronale potenzialmente responsabile della scelta di cibi insalubri in risposta alla privazione cronica del sonno.

Per fare questo, gli autori della pubblicazione hanno reclutato 25 individui di peso sano i quali venivano destinati ad un periodo di osservazione in cui dormivano 4 oppure 9 ore a notte. I ricercatori analizzavano quindi mediante risonanza magnetica le risposte neurali negli individui in seguito alla presentazione di cibi sani ed insalubri.

In questo modo gli autori hanno potuto riscontrare, in seguito ad un periodo prolungato di restrizione del sonno, la vista di cibi insalubri comportava una maggiore attivazione a livello delle seguenti aree cerebrali: il giro temporale superiore e mediano, il giro frontale  superiore e mediano, il lobulo parietale inferiore sinistro, la corteccia orbitofrontale e l’insula destra. In seguito ad un periodo di sonno normale, invece, la vista del cibo insalubre non produceva particolari risposte attivatorie neurali in queste aree cerebrali.

Un’ulteriore osservazione consisteva nel fatto che l’assunzione di cibo in seguito al periodo di restrizione cronica del sonno cresceva parallelamente ad una riduzione dell’attività dell’insula destra dipendente dal livello di ossigenazione cerebrale.

In conclusione, lo studio ha fornito per la prima volta evidenza di una relazione inversa tra l’attività cerebrale localizzata a livello dell’insula e l’assuzione di cibo e una maggiore attivazione di alcuni centri cerebrali inclusi nel sistema di appagamento e sensibilità agli stimoli del cibo, possibilmente a quello di tipo insalubre. Questo modello delinea così un potenziale meccanismo neuronale in grado di collegare la privazione cronica del sonno e la predisposizione allo sviluppo dell’’obesità.

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Fonti :

lun 7 aprile 2014
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