BMI poco affidabile in pediatria

L’impiego dell’indice di massa corporea nello studio del sovrappeso infantile presenta limitazioni. Oltre il 25% dei casi passa inosservato clinicamente.

Il ricorso all’indice di massa corporea (BMI) in etá pediatrica si rivela scarsamente affidabile. Oltre un quarto dei casi di bambini caratterizzati da un eccesso di grasso corporeo rischia, infatti, di passare inosservato clinicamente.

È questo l’allarme lanciato da un recente studio americano presentato sulla rivista Pediatric Obesity e condotto dai ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota.

La principale limitazione di questa misura antropometrica sarebbe collegata al fatto che non permette di distinguere tra la massa corporea magra e grassa.

Quest’osservazione si pone, tuttavia, in contrasto alle linee guida nazionali USA, e della stessa American Academy of Pediatrics, per lo screening del sovrappeso infantile, nelle quali si raccomanda il calcolo di tale parametro e il suo confronto con le tabelle di riferimento nazionali.

La recente conclusione giunge da una meta-analisi basatasi su 37 studi clinici per un totale di oltre 53.000 pazienti pediatrici.

Gli autori hanno riscontrato che il parametro BMI presenterebbe un’elevata specificitá quando impiegato nel contesto pediatrico, ma sarebbe allo stesso tempo caratterizzato da una debole sensibilitá, pari a 0.73.

Quest’ultima sarebbe, inoltre, piú bassa nel sesso maschile (0.67) rispetto a quello femminile (0.71).

Complessivamente questi risultati suggeriscono una sensibilitá del parametro pari al 73%, che sarebbe a dire che un quarto dei bambini categorizzati come non obesi potrebbero in realtà esserlo ed evadere in questo modo lo screening diagnostico per la presenza di disordini del peso corporeo in giovane etá.

Per superare questa limitazione intrinseca alla misura, gli autori hanno sottolineato quanto si riveli necessaria la messa a punto di valori di riferimento standard per altri parametri antropometrici e non solo, come lo spessore delle pliche cutanee, la pletismografia, l’assorbiometria a doppio raggio X, altrettanto impiegabili nello studio del sovrappeso infantile e in grado di rivelare l’esistenza di condizioni patologiche associate al sovrappeso.

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Fonti :

mar 19 agosto 2014
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