Beta bloccanti: possibile impiego nel tumore mammario triplo negativo

L’impego dei farmaci beta bloccanti potrebbe trovare applicazione nelle strategie terapeutiche per il trattamento del tumore al seno triplo negativo.

Un nuovo utilizzo per i farmaci beta bloccanti potrebbe trovare applicazione nella terapia del tumore al seno, e in particolare nel caso del carcinoma mammario triplo negativo, un sottotipo tumorale particolarmente resistente alle terapie farmacologiche.

La proposta giunge dai ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, i quali hanno recentemente dimostrato gli effetti benefici derivanti dall’inclusione di questa categoria di farmaci durante il trattamento delle pazienti in post menopausa affette da questa forma di tumore.

I farmaci beta bloccanti costituiscono una categoria di composti utilizzati da tempo nella gestione dell’ipertensione. Tuttavia, recenti evidenze epidemiologiche hanno rivelato un loro possibile ruolo nel favorire gli esiti diagnostici nei pazienti affetti da tumore.

Il presente studio, presentato sulla rivista Breast Cancer Research and Treatment, ha potuto chiaramente dimostrare che l’impiego di beta bloccanti esercitava una serie di effetti positivi nei casi di tumore triplo negativo, tra cui una minore incidenza di recidive tumorali, metastasi e, complessivamente, una maggiore sopravvivenza.

In particolare, gli autori hanno studiato l’impatto del farmaco analizzando un campione di 800 donne in post menopausa affette da tumore al seno triplo negativo. Dalle analisi statistiche è così emerso che l’utilizzo di farmaci beta bloccanti si associava ad un’incidenza di fatalità pari al 13,6%, mentre tra le donne che non ne facevano uso il tasso di mortalità nei cinque anni di durata dello studio saliva a 27.9%. Il rischio relativo di sviluppare metastasi durante il periodo di studio era, inceve, pari a 0,32 e 0,42 per le utilizzatrici e non-utilizzatrici del farmaco, rispettivamente.

Queste associazioni si mantenevano significative in seguito a correzione statistica per potenziali fattori confondenti come età, stadio del tumore ed utilizzo di altri farmaci anti-ipertensivi.

A detta degli autori della pubblicazione, questi risultati preliminari dovrebbero stimolare la messa a punto di studi più approfonditi per comprendere i meccanismi biologici responsabili di questi effetti benefici e per stabilire nuove terapie innovative per la cura di questa categoria di tumori altamente invasivi.

Bigliografia :

Fonti :

ven 8 novembre 2013
VEDI ANCHE
Parliamo di …