Agire su un enzima per curare l’obesità?

Nuove evidenze sperimentali suggeriscono il ruolo dell’enzima N-metil-transferasi quale possibile target terapeutico nel trattamento dell’obesità.

Si delinea un nuovo scenario nella terapia dell’obesità. Un enzima metabolico la cui attività influenza numerosi aspetti della fisiologia del tessuto adiposo potrebbe infatti divenire in futuro il bersaglio di terapie mirate per la gestione dei disordini corporei legati all’alimentazione.

Lo fanno sapere i ricercatori israeliani del Beth Israel Deaconess Medical Center i quali hanno potuto dimostrare, in collaborazione con i colleghi della Harvard Medical School di Boston, che intervenendo sull’espressione genica dell’enzima N-metil-transferasi era possibile alterare la fisiologia delle cellule adipose dell’animale favorendo un profilo metabolico più sano.

La presente scoperta deriva da precedenti osservazioni in cui l’espressione dell’enzima N-metil-transferasi risultava rispettivamente aumentata e ridotta in presenza di alterazioni indotte sperimentalmente a carico di una altro gene coinvolto nella sensibilità all’insulina e all’assorbimento del glucosio da parte delle cellule adipose.

Questi risultati hanno quindi suggerito di un possibile ruolo dell’enzima N-metil-transferasi nell’equilibrio fisiologico del tessuto adiposo, specialmente considerando il vasto spettro di attività cellulari che l’enzima è in grado di regolare. La proteina N-metil-transferasi interviene infatti nella sintesi del composto nicotinamide, un importante fattore cellulare coinvolto nella regolazione dello stato ossidativo e del metabolismo energetico nella cellula.

Per fare questo, l’enzima N-metil-transferasi utilizza come substrato la molecola S-adenosilmetionina, una composto essenziale per la sintesi di poliamine nella cellula, soprattutto, per portare a termine specifiche modificazioni chimiche a carico del DNA, necessarie per regolare l’espressione genica. L’attivazione eccessiva dell’enzima N-metil-transferasi, osservata negli animali obesi, sarebbe quindi in grado di sottrarre eccessive quantità del substrato S-adenosilmetionina non rendendolo così disponibile nei processi richiesti per il mantenimento dell’equilibrio energetico della cellula.

Nel presente studio, i ricercatori hanno così potuto dimostrare che l’inattivazione selettiva dell’espressione del gene N-metil-transferasi a livello del tessuto adiposo e del fegato proteggeva l’animale dallo sviluppo dell’obesità principalmente favorendo la spesa energetica delle cellule.

Questi effetti erano in larga parte dovuti all’impatto sui circuiti biochimici richiesti per la sintesi di poliamine ma soprattutto grazie ad una corretta espressione di geni con funzioni metaboliche. In conclusione, l’enzima N-metil-transferasi potrebbe costituire un potenziale bersaglio per lo sviluppo di terapie future dell’obesità in virtù dell’ampio spettro di attività cellulari da esso controllate.

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Fonti :

lun 14 aprile 2014
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