Antiaging

In ambito medico e scientifico, che significato ha “antiaging”? È un termine diffuso ma allo stesso tempo dalle connotazioni confuse, su cui è utile fare chiarezza al fine di conoscere le più corrette strategie di un invecchiamento in salute.
antiaging

Aging è traducibile con “invecchiamento”. Dal punto di vista biologico è la fase del ciclo di vita caratterizzata dal progressivo processo di degenerazione che coinvolge organi, tessuti e cellule e che conduce alla vecchiaia.

All’opposto, antiaging è un anglicismo di uso contemporaneo che letteralmente significa “anti-età” e, dunque, antinvecchiamento. È un termine che si è fatto strada in ambito medico e scientifico a partire dall’inizio degli anni ’90. Del resto, la diffusione della ricerca, della clinica e dei prodotti antiaging rispecchia una condizione di maggiore ricchezza nazionale, più alta concentrazione di individui anziani, migliore adesione alla scienza, nonché apertura verso la medicina “olistica”.

La medicina antiaging presenta connotazioni contradditorie, tra prodotti e pratiche che hanno una valenza scientifica ed altri che, secondo gli esperti, ricadrebbero nella pseudoscienza. Per tale ragione, nel 2002 alcuni scienziati della consolidata comunità di gerontologi e geriatri hanno messo in luce gli aspetti dannosi e fuorvianti di alcuni interventi e indicazioni pubblicizzati come “antiaging” (Olshansky J.S., Hayflick L. et Carnes B.A., Position Statement on Human Aging).  Secondo questi scienziati, di fatti, diversi sono gli esempi di professionisti e imprenditori che forniscono terapie ormonali, acque minerali speciali, integratori alimentari ed altri servizi e prodotti “miracolosi”. L’obiettivo del Position Statement è di educare operatori sanitari e cittadini sui possibili rischi e, allo stesso tempo, di preservare l’impegno scientifico della medicina che è realmente antiaging.

Le fondamenta scientifiche dell’antiaging affondano le radici nella ricerca sull’invecchiamento. Agli inizi del 1900, gli scienziati notarono che i tassi e le curve di mortalità di organismi unicellulari, topi ed esseri umani sono più elevati in età avanzata. Appare evidente che non è possibile fermare il processo di invecchiamento, ma, piuttosto, che il tasso di “aging” può essere rallentato e che individui della stessa specie possono trascorrere una durata di vita nettamente diversa a seconda del tipo di intervento sullo stile di vita. Uno di questi ultimi è la restrizione calorica, ovvero la riduzione della quantità di cibo consumato, trattamento che può determinare un aumento della durata di vita sia media sia massima.

Con il tempo, la ricerca sull’invecchiamento ha condotto alla scoperta e allo studio di molecole così dette antiaging, in grado di stimolare effetti anti-invecchiamento. Tra queste, si annovera il resveratrolo, presente in alimenti quali l’uva, alcuni frutti di bosco e le arachidi. Ma non solo le molecole naturali, anche i farmaci sono stati studiati per i loro effetti antietà. La metformina, ad esempio, è un farmaco prescritto per gestire il diabete mellito di tipo 2, grazie alla sua azione sul metabolismo degli zuccheri stabilizzante la glicemia, che ha anche l’effetto di rallentare l’invecchiamento dei tessuti corporei e, di conseguenza, di ridurre l’incidenza di malattie legate all’invecchiamento, quali le patologie neurodegenerative e il cancro. È in fase di studio anche un altro composto, la rapamicina, un farmaco inizialmente sviluppato come immunosoppressore per pazienti sottoposti a trapianto di organi, ma che in aggiunta produce effetti sul sistema cardiovascolare, sul sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario e sulla senescenza cellulare.

Esiste una crescente mole di dati (come quelli del progetto europeo NU-AGE, da “New dietary strategies addressing the specific needs of elderly population for an healthy ageing in Europe”) indicanti che una serie di nutrienti, composti alimentari bioattivi e cambiamenti nelle abitudini alimentari potrebbero modulare, in relazione con l’invecchiamento, il pattern epigenetico, ovvero le modificazioni del DNA che influenzano l’espressione e la funzione genica. In generale, la metilazione del DNA (una delle modificazioni epigenetiche) diminuisce con l’età e soprattutto nei soggetti più fragili. Tuttavia, questa tendenza può essere migliorata dall’assunzione di folati attraverso la dieta, prodotti alimentari fortificati o integratori. Sono naturalmente ricchi di tali composti alimenti quali verdure a foglia verde scuro, asparagi, broccoli, fragole, fegato, frattaglie e legumi. Similmente ai folati, la corretta assunzione di vitamina B12 e di altre vitamine del gruppo B preserva dai danni al DNA, alterata metilazione e aumento di omocisteina, che rappresenta un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, specie per gli anziani. Le vitamine del gruppo B sono contenute in uova, formaggio, carne rossa, prodotti della pesca e latte.

Grande rilevanza hanno anche i polifenoli, che costituiscono un gruppo eterogeneo di sostanze naturali, di cui sono ricchi molti alimenti vegetali (sono esempi le catechine del tè verde e la quercetina delle mele). Possono svolgere un’ampia gamma di attività benefiche per la salute umana, compresi gli effetti antiossidante, anti-aterogeno, anticancerogeno e antinfiammatorio. Se aggiunti alla dieta, limitano lo sviluppo di tumori, malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative, diabete, obesità e osteoporosi.

Infine, un ruolo importante nell’invecchiamento è svolto dall’infiammazione cronica, definita inflammaging. Il modello dietetico maggiormente riconosciuto come pro-infiammatorio è la dieta ad alta densità calorica occidentale, caratterizzata dall’elevato apporto di cereali e zuccheri raffinati, carne rossa e lavorata, uova, latte e derivati ad elevato contenuto di grassi, bevande zuccherate artificialmente, elevato consumo di sale e, al contempo, basso apporto di frutta, verdura, cereali integrali, pesce, frutta secca e legumi. Se protratto nel tempo, questo pattern alimentare conduce all’aumento di peso e alla proliferazione del tessuto adiposo viscerale, a sua volta fattore pro-infiammatorio.

La Dieta Occidentale è un’alimentazione anche ricca di prodotti finali della glicazione avanzata (AGE, Advanced Glycation End-product), correlati, a loro volta, alla progressione delle malattie associate all’età come il diabete, l’insufficienza renale e le malattie cardiovascolari. È soprattutto la modalità di cottura degli ingredienti tipici di tale alimentazione, cioè alla griglia, tramite frittura o al forno, a contribuire all’aumento dei livelli di AGE.

Al contrario, una dieta antinfiammatoria, come il modello mediterraneo, basato sulla regolare assunzione di olio d’oliva, legumi, frutta secca, cereali non raffinati, frutta, verdura, sul consumo moderato di pesce, frutti di mare e latticini, sul limitato uso di alcol e carne rossa e lavorata, può espletare effetti benefici sull’invecchiamento, rallentandone il decorso. Ma non solo l’alimentazione, anche l’esercizio fisico svolto con regolarità produce effetti antinfiammatori, mediante la riduzione del tessuto adiposo, soprattutto viscerale, e la produzione muscolare di IL-6 (interleuchina-6, che agisce incrementando le citochine antinfiammatorie).

 

È possibile misurare i livelli di AGE a livello tissutale? Sì, grazie all’AGE Reader. Per avere maggiori informazioni visionare il link:

https://www.dsmedica.info/html/prodotti/age-reader-e-age-scanner.asp#AGE%20Reader

 

Per approfondire consultare la seguente bibliografia:

Robert H. Binstock, Anti-Aging Medicine: The History: Anti-Aging Medicine and Research: A Realm of Conflict and Profound Societal Implications. The Journals of Gerontology: Series A, Volume 59, Issue 6, June 2004, Pages B523–B533.

Olshansky JS, Hayflick L, Carnes BA. Position Statement on Human Aging. The Journals of Gerontology Series A Biological Sciences and Medical Sciences 57(8): B292-7, September 2002.

National Institute on Aging, National Institute of Health.gov

Carole Haber, Anti-Aging Medicine: The History: Life Extension and History: The Continual Search for the Fountain of Youth. The Journals of Gerontology: Series A, Volume 59, Issue 6, June 2004, Pages B515–B522.

Klatz R. Therapeutic advances in anti-age medicine. In: Klatz R, Goldman M, eds. Anti-Age Medical Therapeutics. Marina del Rey, CA: Health Quest Publications; 1997.

Kayvan Zainabadi, A brief history of modern aging research. Experimental Gerontology – Volume 104, April 2018, Pages 35-42

Colorado State University, History of aging research, February 2022.

Maria Giulia Bacalini, Simonetta Friso, Fabiola Olivieri, Chiara Pirazzini, Cristina Giuliani, Miriam Capri, Aurelia Santoro, Claudio Franceschi, Paolo Garagnani, Present and future of anti-ageing epigenetic diets. Mechanisms of Ageing and Development (2014).

Kristine Stromsnes, Angela G. Correas, Jenny Lehmann, Juan Gambini and Gloria Olaso-Gonzalez, Anti-Inflammatory Properties of Diet: Role in Healthy Aging. Biomedicines 2021, 9(8), 922.

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