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ANALISI DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA


Sono disponibili numerosi studi sulla composizione chimica e tissutale del corpo umano che permettono non solo una valutazione della struttura corporea in toto e delle sue componenti ma anche delle modificazioni che si verificano in condizioni di patologia. 
Tali conoscenze sono finalizzate alla stima delle necessità energetiche e nutrizionali per la corretta impostazione del fabbisogno nutrizionale nel breve e nel lungo termine. L'esatta conoscenza della composizione corporea permette una migliore valutazione dell'eccedenza, o del difetto ponderale, e nel contempo permette l'individuazione del peso desiderabile in funzione dello stato nutrizionale.

 

La ricerca clinica pone il proprio interesse nello studio dei compartimenti corporei, quali: acqua corporea totale, acqua intra- ed extra-cellulare, massa grassa, massa magra, minerali totali, massa metabolicamente attiva. 

Legenda:
BW: peso corporeo
FFM: massa magra o massa libera da grasso
FM: massa grassa o massa lipidica (FAT)
BCM: massa cellulare o massa metabolicamente attiva
TBW: acqua corporea totale
PM: massa proteica
MM: minerali
Gn: glicogeno

Oggi sono disponibili numerose metodologie, impieganti tecniche sofisticate, differenti per costi, complessità e invasività. Per definizione, sono state suddivise in tecniche invasive e non invasive, intendendo le prime come metodiche da applicare con una certa moderazione e gradualità, vista la pericolosità sulla salute dello soggetto in esame.
Per l'analisi della composizione corporea si possono impiegare più metodiche quali la densitometria a doppio raggio X (DXA), la risonanza magnetica nucleare (MRN), la diluizione isotopica (D2O), l'attivazione neutronica, (INNA), la pesata idrostatica (UWW), sino a giungere alle più semplici e meno invasive quali l'antropometria, l'impedenziometria e la pletismografia ad aria. Queste ultime trovano applicazione elettiva nella ricerca epidemiologica e nella pratica ambulatoriale e ospedaliera. 
L'interesse clinico è diretto principalmente alla misura dei tre principali compartimenti: FAT, FFM e TBW, in quanto la loro diversa distribuzione può influenzare la morbilità e la mortalità, e/o alterare l'efficacia dei farmaci, e/o limitare la capacità di resistenza dell'organismo allo stress, al freddo ed al digiuno. 

Legenda:
ANTHROPOMETRY: antropometria
BIOIMPEDANCE (BIA):  impedenziometria
BMC: massa metabolicamente attiva
BODY DENSITY: densità corporea
BONE: scheletro
CAT: tomografia assiale computerizzata
DENSITOMETRY: densitometria
DEXA: assorbiometria fotonica a doppio raggio 
ECF: fluidi extracellulari
ISOTOPE DILUTIONË: diluitometria
MRI: risonanza magnetica nucleare
MUSCLE: massa muscolare
NEUTRON ACTIVATION (IVNAA): attivazione neutronica in vivo
NFST: organi (Non Fat Soft Tissue)
TBK: potassio totale corporeo
TBMM: minerale osseo corporeo
TBW: acqua corporea totale
TOBEC: conduttività elettrica totale corporea
TOTAL AND REGIONAL AT: tessuto adiposo
TOTAL BODY CA,N,C,Na,Cl: calcio,azoto,carbonio,sodio,cloro,corporei
40K COUNTING: misurazione radiazione gamma dell'isotopo naturale
ULTRASOUND: ultrasuoni
% FAT: percentuale di grasso

 

LE COMPONENTI CORPOREE NEL DETTAGLIO

  • FAT o FM (Fat Mass)
    La FM rappresenta la massa lipidica (trigliceridi) totale del corpo. Il compartimento del grasso corporeo, anidro, non contiene potassio ed ha una densità relativamente costante di 0.9 kg/L. E' determinata in kg e nell'uomo di riferimento costituisce circa il 15 % del peso corporeo.
  • FFM o Massa Magra
    La FFM (Fat-free Mass) rappresenta la massa ottenuta sottraendo dal peso il valore della FM. Essa rappresenta circa l'85% del peso corporeo, anatomicamente costituita da muscoli scheletrici (circa 40%), muscoli non scheletrici, tessuti magri e organi (circa il 35%), scheletro (circa il 10%).
    Chimicamente, la FFM risulta composta di proteine (PM, 19 - 20%), acqua (TBW, 73%) minerali (MM, 6%) e glicogeno (Gn, 1%) e la sua densità è 1.1 kg / L. Essa ha un contenuto di potassio pari a 68.1 mEq/Kg nei maschi mentre nelle femmine è circa il 10% in meno. Un attento e continuo controllo della FFM, permette di mirare alla conservazione dei costituenti essenziali per lo stato di salute dell'organismo, quali: proteine, acqua, glicogeno, minerale osseo. Conoscere quale componente del peso corporeo e della FFM si modifica in funzione della malattia, o della terapia, è essenziale ai fini della buona gestione clinica del paziente.
  • TBW
    L'acqua corporea totale (TBW) rappresenta il 60-62 % del peso, nell'uomo di riferimento, e il 56-58% nella donna di riferimento. Essa è la componente principale della FFM. In condizioni fisiologiche la percentuale sulla FFM può oscillare dal 67.4% al 77.5% in funzione dell'età e dello stato nutrizionale. In condizioni patologiche, i valori percentuale possono oscillare al di fuori del range sopra indicato, segnalando disidratazione (stress fisico-ambientale) o all'opposto sovra-idratazione (edema, malattie infettive e malnutrizione calorico-proteica, ad esempio).
  • ICW - ECW
    Il 60% circa dell'acqua totale è ripartita nello spazio intracellulare (ICW o Intra Cellular Water) e il restante 40% è extracellulare (ECW o Extra Cellular Water). L'ICW, essendo il costituente principale della cellula, è anche un indicatore della massa metabolicamente attiva dell'organismo (BCM). Le sue modificazioni intervengono nella regolazione del metabolismo cellulare e delle funzioni corporee. Con l'età si potrebbe assistere ad una fisiologica contrazione dello spazio intracellulare e a una reciproca espansione di quello extracellulare, significanti una ridotta attività metabolica. La contrazione di ICW al di fuori del range fisiologico è spesso riconducibile a uno stato di sofferenza cellulare, determinato da fattori osmotici o da squilibri elettrolitici in genere; mentre l'espansione di ICW può essere dovuta a un difetto di attività delle pompe ioniche di membrana come nella malnutrizione primitiva e nella cirrosi pre-ascitica. L'ECW comprende l'acqua interstiziale (14% del peso corporeo ), plasmatica (4%), linfatica (1%) e transcellulare (1%). I liquidi pleurico, pericardico e peritoneale fanno parte dell'acqua transcellulare e la loro espansione è legata all'evoluzione di alcune condizioni cliniche. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che l'espansione dell'ECW si associa spesso a livelli elevati di FAT%.
  • BCM e ICM
    BCM, o body cell mass, costituisce la massa metabolicamente attiva. In realtà è una componente "teoretica" della FFM, essendo un insieme di ICW, di minerali intracellulari ed extracellulari che vengono scambiati a livello di membrana (Potassio, Sodio, Cloro..), e di macronutrienti (protidi, lipidi e glicidi). E' la frazione della FFM (60%) che svolge il lavoro cellulare e, quindi, consuma ossigeno e produce CO2; mentre la frazione ICM (40%) viene considerata la massa inerte della FFM, con un costo metabolico nullo. In essa rientrano l'ECW e i minerali di struttura.
    E' difficile associare, a tali definizioni, specifiche componenti anatomiche o tissutali: si pensi al fatto che lo stesso tessuto adiposo ha, in condizioni fisiologiche, un'attività metabolica significatica, pari al 4% del metabolismo basale.


IMPEDENZIOMETRIA
È una metodica non invasiva che consente di analizzare la composizione corporea in pochi secondi grazie alla rilevazione dell'impedenza, ovvero della "resistenza" opposta dall'organismo al passaggio di una corrente elettrica alternata di bassa frequenza. La corrente viene veicolata da elettrodi in gel posti sulla mano e sul piede. 
Una corrente elettrica sinusoidale, applicata agli organismi viventi, evidenzia due strutture biologiche di differente comportamento fisico:

  • i fluidi intra/extra cellulari (ICW-ECW) che si comportano come conduttori resistivi;
  • le membrane cellulari che si comportano come conduttori reattivi.

I tessuti magri sono altamente conduttivi per l'alto contenuto in acqua ed elettroliti e oppongono una limitata resistenza alla corrente elettrica alternata. La membrana cellulare, caratterizzata da un doppio strato fosfolipidico non conduttivo, posto tra due strati di molecole proteiche conduttive, rende le cellule elementi reattivi che si comportano come condensatori quando ad esse viene applicata una corrente elettrica. La sperimentazione sull'uomo ha evidenziato la scarsa significatività del parametro reattanza e soprattutto il suo incerto significato biologico e clinico (Consensus Conference on BIA, NIH 1994). Impedenza ed angolo di fase sono gli unici parametri che definiscono il comportamento del corpo umano al passaggio della corrente, e ciò avviene con ottima riproducibilità nelle più svariate condizioni fisiopatologiche. Impedenza ed angolo di fase quindi rappresentano parametri universali applicabili all'uomo indipendentemente dalla configurazione topologica del soggetto in esame.
La compliance del paziente appare elevata grazie al plus tecnologico dell'indagine e alla completezza dei referti. L'impedenziometria si differenzia dalla tecnica plicometrica per la rapidità dell'indagine e per la possibilità di valutare l'acqua corporea altrimenti non indagabile. Le analisi plicometriche risultano elettive per la stima della densità corporea e della massa grassa; mentre quelle impedenziometriche per la stima dell'acqua corporea e della masssa magra: due componenti che si completano vicendevolmente.
Per un approfondimento sulle basi fisiche, sull'analisi dei sistemi biologici, sulle norme di standardizzazione e sulle applicazioni, suggeriamo: 

Impedenza Bioelettrica e Composizione Corporea

di N. Battistini e G. Bedogni  
EDRA 
Medical Publishing & New Media 1998


Oltre 3000 lavori scientifici confermano la validità del metodo BIA e grossi sforzi sono stati rivolti alla standardizzazione ed alla ripetibilità dell'analisi in ambito clinico e ambulatoriale. Un grosso contributo proviene dal Centro Ricerche Dietosystem che ha svolto una lunga sperimentazione con vari Istituti di Ricerca producendo diverse pubblicazioni a carattere internazionale. I punti di forza della metodica permangono nell'assenza d'invasività, nella portabilità, nella rapidità di esecuzione, nella facilità d'uso e nel costo contenuto. 

LA VALUTAZIONE IMPEDENZIOMETRICA

In ordine a una precisa sequenza metodologica l'analisi impedenziometrica consente le seguenti valutazioni:

  • Stato di idratazione - Stima dell'acqua corporea totale (TBW) e dell'acqua intra- ed extracellulare (ICW - ECW)
    Nella pratica BIA le variazioni nell'idratazione corporea vengono subito recepite attraverso la drastica diminuzione o il forte incremento dell'impedenza. Il parametro impedenza varia notevolmente, riducendosi in valore, quando misurato su un arto con progressivo stato ritentivo: si veda il paziente mastectomizzato o con stasi venosa e linfatica. La misura dello stato d'idratazione è utile nei controlli ravvicinati nel tempo, quando si vuole monitorare se la perdita peso sia addebitabile alla deplezione di acqua o di massa grassa. Un'ulteriore riprova della sensibilità della BIA nel monitoraggio dei fluidi corporei.
    Alterazioni del rapporto ICW e ECW vengono correlate a quadri patologici. Un'espansione dello spazio extracellulare, ad esempio, viene usualmente associata a edema, squilibrio elettrolitico, dismetabolismo, patologia renale o, se di piccola entità, alla condizione di obesità; mentre rimane controverso che possa essere associato alla condizione di senescenza.
  • Massa Magra e Grassa - Stima della FFM e della FM (FAT)
    Attraverso equazioni specifiche per popolazione, si può stimare la componete magra e grassa del corpo, rispettivamente: FFM e FAT.
    Una vasta libreria di equazioni specifiche per stato nutrizionale, per fascia di età e per condizioni fisiopatologiche permettono una quantificazione accurata delle due componenti. Giova ricordare che la misura della FFM è essenziale nella stima del fabbisogno energetico e, quindi, nell'elaborazione del regime dietetico individuale.
  • Fabbisogno Basale (Stima del MBR)
    Ad ogni valore di FFM, espresso in kg, corrisponde il relativo metabolismo basale (BMR). Il calcolo del metabolismo basale, a partire dalla FFM, fornisce un parametro più vicino alle reali esigenze dell'organismo, in quanto fa riferimento alle componenti attive presenti nella FFM stessa. Si ricorda che il 60% della FFM è costituito dalla BCM, la massa metabolicamente attiva della FFM. Nel corso dei programmi per la perdita di peso, l'analisi delle variazioni della FFM e, di conseguenza, la modificazione del metabolismo basale, assume un ruolo importante per stabilire se il regime è moderatamente o troppo ipocalorico. Un bilancio energetico fortemente negativo, ad esempio, produce la perdita di massa magra e la riduzione del metabolismo basale con l'inevitabile fenomeno di adattamento metabolico. L'adattamento metabolico, che esprime un costo energetico più basso per le rallentate funzioni cellulari, è la naturale risposta dell'organismo di fronte a un bilancio negativo che non assicura il mantenimento delle componenti magre. Il soggetto con continue e forti oscillazioni di pes o tenderà a conseguire un rapido adattamento metabolico, evidenziando due fenomeni: con un piccolo incremento nell'assunzione calorica acquisterà grasso, mentre con una forte riduzione dell'introito calorico perderà massa magra.
  • Componenti metaboliche (Stima della BCM, o massa metabolicamente attiva)
    Nella pratica clinica si riscontra una diminuzione della BCM, massa cellulare corporea o massa metabolicamente attiva, in relazione all'età e allo stato nutrizionale. Ciò può dipendere dalla ridotta massa muscolare caratteristica dei soggetti sedentari od obesi. In genere l'aumento della ECM, massa extra-cellulare o massa inerte, si associa a quadri patologici dove lo spazio extra cellulare è espanso. 
  • Stato elettrolitico
    L'analisi delle componenti metaboliche porta alla stima, in milliequivalenti, di potassio e sodio scambiabili, rispettivamente del minerale intracellulare ed extracellulare implicati nel lavoro della cellula. 
    Le condizioni che modificano il contenuto cellulare di potassio e sodio sono molteplici. La dieta, l'attività fisica e lo stato fisiologico possono comportare variazioni tra i due cationi intra ed extracellulari anche in assenza di patologia. Nei soggetti sani, l'alimentazione può costituire il fattore predominante nella modificazione del gradiente dei due elementi anche se le variazioni tendono a riportarsi nel breve termine su valori di normalità.
  • Peso desiderabile (Definizione del peso ideale a partire dallo stato nutrizionale)
    Nella pratica ambulatoriale si utilizzano le equazioni, o le tabelle, del peso ideale come base di calcolo del regime dietetico. Esse si avvalgono di parametri, quali peso, altezza, sesso ed età. Ciò può costituire una fonte di errore non trascurabile per diversi motivi: 
    1. il peso ideale non tiene conto della reale composizione corporea,
    2. il peso ideale potrebbe essere un obiettivo utopistico mai raggiunto dal paziente nella sua vita adulta,
    3. il peso ideale non considera la struttura scheletrica e l'esatta ripartizione tra muscolarità e adiposità,
    4. il peso ideale potrebbe essere un obiettivo irraggiungibile per le capacità metaboliche dell'organismo,
    5. il peso ideale, spesso così distante da quello attuale, potrebbe enfatizzare le emozioni negative legate all'immagine corporea; di converso potrebbe rinforzare la psicosi al dimagramento tipica dei soggetti con un abito anoressico.
    Per tali motivi è opportuno che il medico valuti la composizione corporea, e più in generale, lo stato nutrizionale del paziente, concordi gli obbiettivi raggiungibili di calo ponderale e preveda piccole e graduali riduzioni del peso. Il peso desiderabile è quindi un obiettivo realistico concertato tra medico e paziente.

E in aggiunta, nelle versioni di Impedenziometria Segmentale e Distrettuale:

  • Idratazione, Adiposità e muscolarità degli arti e del tronco.
    La valutazione artometrica della massa muscolare degli arti e totale (TBM) completa l'indagine impedenziometrica e aggiunge nuovi spunti d'intervento clinico. Valori elevati indicano un soggetto con una buona muscolarità e dovrebbero pertanto indirizzare alla scelta di regimi dietetici che ne garantiscano il mantenimento. Al contrario, adiposità elevate evidenziano la necessità dell'intervento dimagrante, esplicabile con l'attività fisica, la dieta ipocalorica o il farmaco, in funzione dell'entità e della ripartzione delle stesse adiposità sul corpo. Come è noto i distretti adiposi sugli arti inferiori e a livello trocanterico son poco sensibili alla dieta.

Costi ridotti, rapidità e assenza di invasività, rendono l'impedenziometria un'indagine di composizione corporea ampiamente diffusa nella routine ambulatoriale. L'uso attuale è purtroppo limitato alla misura delle componenti grasse e magre, non dando il giusto rilievo alla misura dello stato di idratazione. Occorre ricordare che tale indagine è sorta per l'analisi dei fluidi corporei e che il monitoraggio di tali componenti offre una risposta a molti quesiti clinici; in particolare, durante la perdita di peso: il paziente perde acqua o massa grassa?


ANTROPOMETRIA

Gli studi di Quetelet, che ricercavano le proporzioni ideali dei segmenti corporei per ottenere le misure dell'uomo medio (secondo la legge di Gauss), hanno portato alla fondazione dell'antropometria, branca dell'antropologia. Questi studi sono stati continuati da diversi autori, tra cui Richer, che per primo usò il calibro, Oeder che usò la plica ombelicale per la misura dell'obesità, e Matiegka, che creò una serie di equazioni per predire i valori della muscolatura, della struttura scheletrica e dei lipidi corporei, a partire dalla statura, dalle circonferenze e dallo spessore delle pliche. Si deve giungere al 1950 affinché l'antropometria nutrizionale diventi una disciplina rigorosa con metodi e strumenti di misura riconosciuti e codificati. Le metodiche e gli strumenti oggi utilizzati rimangono simili: calibro, metro, bilancia, statimetro, plicometro. Sono tutti strumenti semplici, veloci e non invasivi, utili non solo per la stima dei compartimenti, ma anche per la definizione del somatotipo, della distrettualità adiposa, muscolare, e della struttura scheletrica. Oggi la tecnica antropometrica è più sofisticata grazie all'ampia produzione scientifica, ricca tra l'altro di equazioni predittive per i due compartimenti FAT e FFM. Oltre un secolo di produzione scientifica, nell'area antropometrica, ha contribuito ad arricchire la metodica di centinaia di tabelle di riferimento, relative alla composizione corporea, suddivise per fascia di età, sesso, fisiologia speciale, patologia ed etnia. Non c'è metodica di composizione corporea che abbia un tale patrimonio di riferimento per la pratica ambulatoriale. Eppure l'antropometria non ha il necessario riscontro nella routine clinica, spesso per motivi di scarsa conoscenza sulla reale potenzialità diagnostica: si da per scontato che la metodica è obsoleta, pur non avendola mai utilizzata secondo una procedura scientificamente standardizzata.
Per saperne di più "Manuale di standardizzazione"
La plicometria è una metodica densitometrica in quanto arriva alla determinazione di una densità corporea partendo dalla misurazione dello spessore del tessuto adiposo sottocutaneo. Si assume che vi sia uno stretto rapporto tra gli spessori delle pliche e la percentuale corporea di tessuto adiposo. La misura degli spessori delle pliche, unitamente a altri parametri, quali peso, sesso, età, circonferenze, lunghezze e ampiezze segmentali ci consente di risalire, attraverso opportuni algoritmi, alla densità corporea e da questa al compartimento FM. Per differenza dal peso si otterrà poi la FFM. L'antropometria è una metodica non invasiva: in quanto tale, è applicabile più volte allo stesso individuo. Il rapporto costo-beneficio è particolarmente conveniente per un uso nella clinica medica e dietologica

Gli strumenti antropometrici

Gli strumenti impiegati trovano riscontro nei materiali e metodi delle pubblicazioni scientifiche più accreditate. Nessuna proposta di prodotti estemporanei o artigianali quindi, che potrebbero inficiare l'accuratezza della misura oltre che impedirne l'introduzione nei sistemi di calcolo. Ogni equazione pubblicata in letteratura infatti, evidenzia la necessità di impiegare lo stesso strumento che ha contribuito alla sua formulazione.
Vengono impiegati gli strumenti specifici per la misura dei seguenti parametri:

  • Circonferenze
  • Pliche
  • Ampiezze e diametri
  • Lunghezze


La misura delle Circonferenze

La misurazione delle circonferenze richiede l'impiego di un metro flessibile e anelastico, largo circa 0.7 cm, con la scala di lettura a 15-20 cm circa dall'estremità, per favorire la corretta lettura del punto 0. DS Dietosystem propone, in alternativa ai tradizionali metri presenti nella sua produzione, un sistema validato fornito di un meccanismo retrattile attivabile con la pressione di un bottone. Nel caso si utilizzi uno di questi metri, ci si deve accertare che la tensione di retrazione del metro non interferisca con la misurazione: la tensione esercitata dovrebbe essere minima. Ciascuna circonferenza è misurata a contatto con la cute ma senza compressione dei tessuti molli. Le circonferenze corporee esprimono le dimensioni trasversali dei vari segmenti corporei. Utilizzate, da sole o congiuntamente alle pliche, esse rappresentano indicatori di crescita, di stato nutrizionale, nonché di ripartizione del tessuto adiposo e muscolare. Introdotte in formule apposite, risultano utili per la misura de lle aree lipidiche e muscolari degli arti e per la definizione del biotipo.




La misura delle Pliche

La misurazione delle pliche viene effettuata con un calibro a molla, il plicometro, le cui estremità esercitano una pressione costante e standardizzata. La compressibilità della cute e del tessuto adiposo varia in funzione del grado d'idratazione, dell'età e della taglia. Essa è maggiore nei soggetti giovani per il maggior grado d'idratazione tissutale. Per misurare una plica, il pollice ed il dito indice della mano sinistra sollevano un doppio strato di cute e sottocute circa 1 cm al di sopra del sito di misura, senza comprimere eccessivamente i tessuti. Il principio fondamentale è che l'asse longitudinale della plica (ventre) sia parallelo alla linea di clivaggio della cute (linea di Langer) nella regione in cui viene effettuata la misurazione. La plica deve essere mantenuta sollevata fino a quando la misurazione non è stata ultimata. La mano destra sostiene il calibro mentre la sinistra solleva la plica. I plicometri attualmente in uso (Harpenden Bull, Large Caliper, Holtain Tanner Whitehouse) presentano aperture massime di circa 4.5 cm e una pressione costante di 10 g/mm2. Nella pratica clinica ambulatoriale è consigliabile l'uso del plicometro Harpenden od Holtain. Sono assolutamente sconsigliati, per l'inaccuratezza della misurazione e per i valori pressori non costanti, plicometri non validati dalla letteratura internazionale. 


La misura delle ampiezze, diametri e lunghezze.

Si impiegano antropometri graduati - aste rette o curve - con precisione al decimo di millimetro. Sono utili nella misura dei distretti e dei segmenti del corpo. Vengono impiegate per l'analisi dei distretti muscolari e osteo articolari, per lo studio della crescita, per la determinazione della struttura scheletrica, o per il monitoraggio delle variazioni della morfologia umana negli stati patologici cronici, o nella fisiologia speciale: sport, gravidanza, anziano.
Vengono utilizzati antropometri ad alta precisione (Holtain Anthropometer, Small e Large Anthropometer) calibri (Chest Caliper, Vernier Caliper) e metri (Holtain e Dietosystem). Ciascuna rilevazione viene effettuata a contatto con la cute ma senza compressione dei tessuti molli. 





L'antropometria consente le seguenti valutazioni:

  • Staturo-ponderale (Definizione del BMI, delle curve di crescita, dei centili età-peso)
    Permette la costruzione delle curve di crescita, dei centili altezza, peso ed età, nei bambini e negli adolescenti. Comprende il BMI, o indice di massa corporea, utile nello screening dello stato nutrizionale sulla popolazione. Il BMI è infatti l'indice maggiormente impiegato per la definizione di sottopeso, normo peso e obesità, anche se non esprime compiutamente un concetto di reale grassezza. BMI elevati, ad esempio, potrebbero sottendere un'importante muscolarità, una struttura scheletrica robusta, uno stato di sovra idratazione, condizioni queste non riconducibili all'adiposità. Un altro limite del BMI è costituito dal fatto che esso fa riferimento a una popolazione sedentaria e occidentale. La valutazione staturo ponderale trova, quindi, la migliore collocazione clinica nello studio della variabile peso in relazione ai fattori ambientali, metabolici, o semplicemente in relazione ai regimi dietetici presenti.

  • Struttura scheletrica (Classificazione in esile, media e robusta)
    L'ampiezza del gomito fornisce ad esempio la definizione di taglia, o struttura scheletrica, secondo Frisancho. La struttura scheletrica contribuisce all'oscillazione ponderale per valori da -3 a + 4.5 kg circa rispetto al peso di un adulto con taglia media. La struttura scheletrica fornisce inoltre un'indicazione sullo sviluppo osseo.

  • Biotipo (Classificazione di obesità androide, ginoide o intermedia)
    Questa classificazione è utile soprattutto nei casi in cui il paziente sia sovrappeso od obeso. Nel sovrappeso, infatti, il rapporto WHR e anche la sola misura della circonferenza della vita (>88cm nella donna e >102 cm nel maschio) vengono strettamente correlati al rischio patologico aumentato. Nel caso del soggetto androide il rischio patologico è principalmente endocrino-metabolico; per il soggetto ginoide il rischio è caratterizzato dal sovraccarico ponderale e quindi possibili implicazioni osteo-articolari e veno-linfatiche.

  • Somatometrica. (Classificazione in Endomorfo, Mesomorfo 
    ed Ectomorfo)
    Analisi della morfologia umana nelle sue componenti adipose, muscolari e staturo-ponderali. E' utile per la scelta della pratica sportiva o per il raggiungimento di un adeguato livello di armonizzazione tra le componenti corporee. Vengono misurati tre parametri:
    Endomorfismo
    Rappresenta la caratteristica di adiposità e fa riferimento al tessuto adiposo sottocutaneo. Ogni variazione del punteggio endomorfico esprime una variazione del grasso corporeo.
    Mesomorfismo
    Rappresenta la caratteristica muscolo-scheletrica. Ogni variazione del punteggio mesomorfico esprime una variazione della muscolarità, tenendo presente che i diametri scheletrici tendono a presentare valori relativamente costanti.
    Ectomorfismo
    Rappresenta la caratteristica staturo-ponderale del soggetto, in quanto fa riferimento all'altezza e al peso. Variazioni del punteggio ectomorfico esprimono oscillazioni solo ponderali, tenendo presente che l'altezza nell'adulto rimane relativamente costante.

  • Artometrica (Stima delle aree muscolari e adipose sugli arti)
    La valutazione artometrica di AMA (area muscolare del braccio), AFA (area adiposa del braccio), TMA (area muscolare della coscia), TFA (area muscolare della coscia) e TBM (massa muscolare totale) è preliminare alla stima delle masse corporee, magre (FFM) e grasse (FM). Aree muscolari elevate indicano un soggetto con una buona muscolarità e dovrebbero pertanto indirizzare la scelta verso equazioni che producano valori maggiori di FFM. Al contrario, aree lipidiche elevate evidenziano scarsa attività muscolare o evidente adiposità sottocutanea. I valori artometrici rappresentano comunque utili indicatori nutrizionali: basti pensare alla malnutrizione calorico-proteica che si desume da valori di AMA inferiori o uguali al 10° percentile.

  • Bicompartimentale (Stima della Massa Magra e della 
    Massa Grassa)
    La valutazione della massa magra (FFM) e della massa grassa (FM) è ottenibile impiegando equazioni specifiche per popolazione. I parametri contemplati in tali equazioni sono: peso, statura, sesso, età e pliche. In letteratura sono presenti tabelle, elaborate per soggetti sedentari o sportivi che offrono l'opportunità di quantificare le due componenti corporee per individui magri, muscolari, in sovrappeso o con differenti livelli di obesità. La distrettualità adiposa, l'artometria e la somatometria possono suggerire l'equazione predittiva più "adatta" al paziente. Occorre, quindi, diffidare di tabelle di riferimento che offrono soluzioni univoche e standardizzate, quando i pazienti, al di la del dato ponderale, appaiono così difformi per morfologia e composizione. La misura delle pliche, nella routine ambulatoriale, viene di norma eseguita con controlli mensili: si ipotizza, che in assenza di patologie acute gravi, la variazione dello stato nutrizionale non sia tale da incidere sullo spessore delle pli che a distanza di pochi giorni.

  • Fabbisogno energetico basale (Stima del BMR a partire dalla reale composizione corporea)
    La FFM, determinata con la metodica antropometrica, spiega per il 70% il BMR (Metabolismo basale). Per mantenere la massa magra e ridurne al minimo la perdita, è opportuno impiegare le equazioni, che derivano il fabbisogno basale a partire dall'esatta quantità di FFM. La differenza esistente tra i fabbisogni basali tratti dai parametri peso ed età (vedi  LARN) e quelli calcolati con il valore di FFM è, in taluni casi, assai elevata: si pensi al soggetto in sovrappeso con una percentuale di grasso corporeo elevata e una basso livello di muscolarità. Il BMR più vicino al reale fabbisogno è quindi quello derivato dalla componente magra (FFM) realmente presente nell'organismo. Il BMR derivato dalla FFM è essenziale nel computo calorico dei regimi dietetici.

  • Peso desiderabile (Definizione del peso ideale a partire dallo stato nutrizionale)
    Nella pratica ambulatoriale si utilizzano le equazioni, o le tabelle, del peso ideale come base di calcolo del regime dietetico. Esse si avvalgono di parametri, quali peso, altezza, sesso ed età. Ciò può costituire una fonte di errore non trascurabile per diversi motivi: 
    1. il peso ideale non tiene conto della reale composizione corporea,
    2. il peso ideale potrebbe essere un obiettivo utopistico mai raggiunto dal paziente nella sua vita adulta,
    3. il peso ideale non considera la struttura scheletrica e l'esatta ripartizione tra muscolarità e adiposità,
    4. il peso ideale potrebbe essere un obiettivo irraggiungibile per le capacità metaboliche dell'organismo,
    5. il peso ideale, spesso così distante da quello attuale, potrebbe enfatizzare le emozioni negative legate all'immagine corporea; di converso potrebbe rinforzare la psicosi al dimagramento tipica dei soggetti con un abito anoressico.
    Per tali motivi è opportuno che il medico valuti la composizione corporea, e più in generale, lo stato nutrizionale del paziente, concordi gli obbiettivi raggiungibili di calo ponderale e preveda piccole e graduali riduzioni del peso. Il peso desiderabile è quindi un obiettivo realistico concertato tra medico e paziente.

Ogni passo della sequenza sopra indicata è rigorosamente necessario per conseguire una diagnosi antropometrica completa 
e precisa.